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Le ragioni del no all’atomo

In occasione del World Nuclear Energy Summit apertosi a marzo in Francia, per una sfortunata coincidenza proprio nel giorno del 15esimo anniversario del disastro nucleare di Fukushima, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto,  ha annunciato la volontà dell’Italia «di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. Nel breve-medio termine guardiamo con attenzione agli Small modular reactors di terza generazione avanzata». C’è un problema, però: gli SMR di fatto non esistono.

Perché il nucleare non è la scelta economicamente più efficace?

La prima centrale nucleare con un reattore PWR (Pressurized Light-Water Moderated and Cooled Reactor), entrata in esercizio a Shippingport nel 1957, utilizzava, con opportuni adattamenti, il progetto messo a punto per il sottomarino Nautilus, mentre nello stesso anno iniziava a funzionare anche il primo BWR (Boiling Water Reactor), sviluppato nell’allora maggiore centro di ricerca nucleare federale, l’Argonne National Laboratory.

Ragioni e condizioni per un sì all'atomo

Sono almeno tre le considerazioni che portano a supportare decisamente la reintroduzione dell’energia nucleare nel nostro mix nazionale, ma ve ne sono almeno altrettante che impongono chiare condizioni perché questa ipotesi sia considerata seriamente perseguibile.

Quale ruolo per il nucleare in Italia? Analisi tramite un modello di simulazione del sistema energetico nazionale

In Italia il nucleare è tornato al centro del dibattito pubblico, spesso più come bandiera che come questione da affrontare nei suoi termini reali. Per alcuni rappresenta la risposta migliore al problema degli alti prezzi dell’energia, della dipendenza dall’estero e della crisi climatica; per altri è una soluzione fuori tempo massimo, troppo lenta e troppo costosa per avere un ruolo nella transizione. Al di là delle contrapposizioni, la domanda vera è: il nucleare può trovare spazio nel sistema energetico italiano dei prossimi decenni, e a quali condizioni?

Tra visione e divisione: il nodo irrisolto del nucleare italiano

Quando mi chiedono se sono favorevole al nucleare rispondo senza esitazioni: sì. Quando però la domanda diventa se sono favorevole al nucleare in Italia, la risposta non è altrettanto immediata. Ed è proprio questa esitazione che vale la pena esplorare.

Is the UK leading the world with a Nuclear Renaissance?

Since the Starmer government came to power in 2024, it has made a series of announcements that put the UK in the vanguard of the claimed Nuclear Renaissance. The government is talking about a Golden Age of Nuclear in the UK. However, closer examination shows that these announcements are mostly talk about what the government hopes to do and hopes might happen with no new projects in the pipeline. The onus will be on the private sector to come forward with proposals.

Central Asia’s Nuclear Power in the Global Energy Transition

Just some days ago Kazakhstan announced the location of its second nuclear power plant. Central Asia’s energy debate is entering a new phase. Over the past decade, the region is increasingly committed to renewables deployment, grid modernization, and decarbonization. At the same time, structural constraints, such as rising electricity demand, aging infrastructure, seasonal supply imbalances, and underinvestment in new gas field development, have exposed vulnerabilities in national energy systems.

UK sta al passo con la rinascita nucleare?

Da quando il governo Starmer è salito al potere nel 2024, ha fatto una serie di annunci che hanno posto il Regno Unito all'avanguardia del cosiddetto Rinascimento Nucleare. Il governo parla di una "Età dell'Oro del Nucleare" in questo paese. Tuttavia, un esame più attento mostra che questi annunci riguardano principalmente ciò che il governo spera di fare e ciò che spera di poter realizzare, in assenza di nuovi progetti in cantiere. Ad oggi l’onere di presentare proposte è a carico del settore privato.

Nucleare in Italia: su cosa si misura la distanza tra un annuncio e un investimento

Nel giro di due anni il nucleare è tornato con forza nell’agenda italiana. A spingerlo, da un lato, la rinnovata attenzione europea alla sicurezza degli approvvigionamenti; dall’altro, la necessità di affiancare alle rinnovabili fonti davvero programmabili. La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile ha chiuso i lavori nell’ottobre 2024 e, nel 2025, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato i rapporti dei sette gruppi di lavoro: fissione, fusione, sicurezza e regole, rifiuti e dismissioni, competenze e accettabilità sociale. 

Come sta il nucleare?

Se c’è una cosa che non ha mai abbandonato l’impiego dell’energia nucleare per la produzione elettrica è il conflitto tra oppositori e sostenitori. Ed è così anche oggi, anche se con toni meno aspri. Nei primi venticinque anni del suo sviluppo (1954-1979) prevalevano nettamente i sostenitori che vedevano nel nucleare l’energia del futuro per soddisfare la crescente domanda elettrica mondiale. 

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