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MONDO ENERGIA | 106 ARTICOLI

Per combattere la sindrome Nimby parliamo meno del “dove” e più del “perché”

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, gasdotto TAP, stoccaggio della CO2, eolico offshore e agrofotovoltaico. L’Italia è ancora una volta bloccata sulle barricate dei NO e la confusione è tale che è difficile capire quale decarbonizzazione è accettabile da parte dell’opinione pubblica. Con il rischio che per difendere gli interessi locali si perda di vista l’interesse nazionale e il benessere pubblico legato agli obiettivi climatici. Ne parliamo con Rossella Muroni, già presidente di Legambiente e oggi vicepresidente della Commissione Ambiente presso la Camera Dei Deputati.

Rinnovabili: bene alzare l’asticella, ma servono scarpe adeguate

Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE per i PNIEC degli Stati membri di ridurre del 40% entro il 2030 le emissioni nette di CO2 - il doppio di quello stabilito per il 2020 (-20%) – la recente proposta della Commissione europea di innalzarlo al 55% quasi lo triplica. E l’ulteriore modifica del Parlamento europeo alla legge per il clima, che lo porta al 60%, lascia pochi dubbi sull’esito del compromesso finale, che confermerà la riduzione al 55%. È come se ci fossimo allenati per superare l’asticella a quota 40 e, alla vigilia della gara, ci venisse comunicato che dobbiamo superare quota 55.

Quale futuro energetico per la Sardegna?

Dopo anni, forse decenni, in cui si discute sul possibile sviluppo energetico della Sardegna, l’unica regione d’Italia esclusa dalla metanizzazione, forse si potrà iniziare a farlo con i dati alla mano. Il recente studio pubblicato da RSE ha infatti messo insieme tutti i pezzi di un puzzle altrimenti difficile da decifrare, arrivando a prospettare un futuro energetico ideale per la seconda isola più grande d’Italia.

Blockchain applicata all’energia: tre esempi pratici

La tecnologia blockchain è un insieme di strutture di dati condivise e distribuite, o ledgers, in grado di memorizzare in modo sicuro ed automatico le transazioni digitali senza necessità di prevedere un’autorità centrale. Questa tecnologia rappresenta un’alternativa agli archivi centralizzati ed è in grado di gestire l’aggiornamento dei dati attraverso la collaborazione dei partecipanti alla rete e con la possibilità di avere informazioni condivise, accessibili e distribuite presso tutti i partecipanti. Attualmente, la letteratura è concorde nell’identificare sei categorie di benefici legati al suo utilizzo, in molteplici campi e applicazioni.

Struttura, opportunità e rischi dei Power Purchase Agreement

Per Power Purchase Agreement (PPA) si intendono i contratti conclusi fra un proprietario di impianti di produzione di energia (da fonti rinnovabili) e un acquirente, generalmente (almeno nel nostro ordinamento) un grossista mediante il quale si il produttore cede all’acquirente l’energia prodotta dai propri impianti e a sua volta, l’acquirente fornisce una serie di servizi.

PPA: la lezione americana e la situazione italiana

Nella prospettiva di una progressiva scomparsa degli incentivi alle fonti rinnovabili elettriche (FER), è la possibile combinazione di bancabilità e addizionalità degli investimenti legati a un Power Purchase Agreement (PPA) a suscitare l’attenzione dei policy makers. Specie negli Stati Uniti, dove il fenomeno è maggiormente diffuso e la quota della nuova potenza rinnovabile associata a PPA con clienti finali è arrivata a coprire quasi la metà del totale degli investimenti in FER.

Power Purchase Agreements e le best practice delle grandi aziende

L’importanza attribuita al tema del cambiamento climatico durante l’annuale World Economic Forum, tenutosi a Davos (Svizzera) dal 21 al 24 gennaio 2020, testimonia che la consapevolezza dei rischi connessi al continuo ignorare la realtà dei fatti sta prevalendo sullo status quo o situazioni ‘business as usual’. Si fa sempre più forte la presenza di grandi aziende che hanno scelto di volgere la propria attenzione alle energie rinnovabili e diventare ‘green’.

PPA: cosa manca all’Italia?

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di acquisto di lungo periodo tra produttori e consumatori di energia rinnovabile. Si parla da tempo di una loro possibile diffusione in Italia come naturale evoluzione del mercato post-incentivi, dal momento che le esperienze dei paesi che sono ricorsi ai PPA si sono spesso tradotte in una crescita del mercato delle energie rinnovabili. Ne parliamo con l’Avvocato Lorenzo Parola, Partner di Herbert Smith Freehills, nonché uno dei massimi esperti degli aspetti giuridici legati ai mercati energetici.

Cibo ed energia: le rinnovabili al centro della questione africana

Secondo le previsioni del Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UNDESA), il continente africano contribuirà a più della metà della crescita della popolazione mondiale tra il 2019 e il 2050. Il miliardo di africani che vivono a sud del deserto del Sahara duplicherà e le zone urbane assorbiranno verosimilmente gran parte del boom demografico, ponendo un serio problema non solo d’ordine sociale ma anche e soprattutto di carattere economico.

I (tanti) punti di contatto tra l’industria energetica e quella agroalimentare

La nostra dieta, insieme all’articolata industria agroalimentare che la sostiene, ha un impatto imponente sull’ambiente in termini di risorse naturali consumate e di contributo al riscaldamento globale. Secondo il rapporto speciale prodotto dall’Ipcc su cambiamenti climatici e uso del suolo, circa il 23% delle emissioni di gas serra di origine umana proviene da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo; l’agricoltura, inoltre, è responsabile di circa la metà delle emissioni di metano indotte dall’uomo ed è la principale fonte di protossido di azoto, due gas serra molto potenti.

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