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Il processo di transizione energetica in atto è caratterizzato dalla forte diffusione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e dalla progressiva elettrificazione dei consumi finali.
La transizione da consumatore a produttore è una tra le dinamiche più significative della società attuale, resa possibile dalla diffusione di tecnologie digitali e nuovi modelli economici. Anche se qui ci si occuperà fondamentalmente del contesto energetico, vale la pena osservare che tale transizione è in atto da qualche anno anche in altri contesti
L’energia è un bene essenziale non soltanto per lo svolgimento delle attività economiche, ma anche per garantire il benessere delle persone. In taluni casi, poi, essa risulta indispensabile per la stessa vita di persone che hanno necessità di fruire continuativamente di device che necessitano di carica elettrica.
Tradizionalmente, i cittadini erano percepiti come consumatori o destinatari passivi di servizi energetici. Il loro coinvolgimento con i sistemi energetici era limitato al consumo e il processo decisionale era confinato a decisori politici, industrie e grandi aziende.
Il limitato contributo previsto per gran parte delle misure di decarbonizzazione più efficaci è Il filo rosso che lega la versione aggiornata del Pniec. Nel 2030 sono, infatti, superiori ai target europei sia i consumi di energia primaria (123 vs. 111 Mtep), sia quelli di energia finale (102 vs. 93 Mtep).
Dopo l’incidente di Chernobyl, l’Italia ha abbandonato il nucleare, riformulando le proprie politiche energetiche senza contare su questa fonte. Altri paesi, però, in tutto il mondo, non solo hanno continuato a utilizzare il nucleare, ma stanno dando vita a nuovi sviluppi. Oggi a distanza di quasi 40 anni, si riapre il dibattito sull’opportunità o meno di puntare su questa fonte anche nel nostro paese.
Secondo l’ultima versione del PNIEC inviata a luglio a Bruxelles, le rinnovabili dovrebbero soddisfare il 65% dei consumi finali di elettricità nel 2030, con una quota aggiuntiva di potenza pari a 74 GW. Considerato il calo del costo del fotovoltaico e il fatto che una parte dei progetti di eolico offshore vedrà la luce nel prossimo decennio, possiamo immaginare che prima del 2040 la percentuale di elettricità verde raggiungerà o oltrepasserà l’80% della domanda elettrica (che è, peraltro, l’obiettivo della Germania per il 2030).
La ricerca scientifica e tecnologica relativa agli usi pacifici del nucleare riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo di ogni paese in relazione ai tanti benefici, diretti ed indiretti, che ne derivano, ed ha importanti ricadute in molteplici ambiti e settori. Esistono, infatt, i vari modi di declinare i possibili impieghi dei risultati ottenuti, a seconda di chi sia il principale utente finale della ricerca stessa.
I 195 Paesi che hanno aderito all’accordo di Parigi nel 2015 si sono impegnati per ridurre le proprie emissioni al fine di perseguire ogni sforzo per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. In Europa, tale impegno viene declinato a livello nazionale attraverso i Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC). La prima versione di questi Piani risale al 2019.
Se ormai è chiaro e definito l’obiettivo di puntare a un’energia pulita, sostenibile ed accessibile a tutti, ancora molto si può fare per definirne il come. Molte le tecnologie che possono aiutare in questo difficile quanto necessario processo; molto gli attori coinvolti; molti i progetti. Servono però anche idee innovative che vedano coinvolte nuove generazioni di ricercatori e di giovani professionisti, spazi in cui queste idee possano emergere. Da qui muove il progetto Call for Ideas – Mediterranean Region lanciato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei in collaborazione con OMC - MED Energy Conference e l'Unione per il Mediterraneo (UpM). Ne abbiamo discusso con Filippo Del Grosso, Senior researcher e consulente FEEM e Giovanna Madera, Consulente FEEM.