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MONDO ENERGIA | 43 ARTICOLI

Transizione energetica ed economia circolare: una sfida per la filiera estrattiva

La Transizione Energetica, tema di grande attualità che riscuote un fortissimo interesse presso gli stakeholder, è un processo complesso e di lungo periodo caratterizzato da cambiamenti strutturali nelle modalità di produzione e utilizzo di energia. Ha un impatto significativo, tra gli altri, sulla qualità della vita, sull’ambiente, sullo sviluppo economico e sull’organizzazione sociale.

Di più con meno o di più con più?

Il premio Nobel dell’economia Robert Solow nel commentare il termine sostenibilità ebbe ironicamente a scrivere: “the less you know about it, the better it sounds”, meno ne sai più suona bene, tanto era vago il significato che poteva trarsi dalle sue mille definizioni. Temo che lo stesso possa dirsi di un altro concetto entrato a pieno titolo nel vocabolario energetico-ambientale: quello dell’economia circolare. Un modello di sviluppo, si sostiene, alternativo a quello dell’economia lineare (dall’estrazione di materie prime allo smaltimento dei rifiuti) in grado di riutilizzare le risorse impiegate sino a rigenerarsi da solo così che, all’estremo, non sarà più necessaria alcuna attività estrattiva né si produrranno più rifiuti.

Il ruolo dei consumatori di energia nello sviluppo dell’economia circolare

Il contesto socio-economico globale sta attraversando un processo evolutivo che vede molteplici “transizioni” abilitate (ma anche influenzate) dai profondi cambiamenti economici, climatici e tecnologici.

In questi processi il ruolo del consumatore è fondamentale come fonte di nuovi bisogni per il mercato e come elemento attivo sulla cui evoluzione delle abitudini di acquisto e fruizione possono fare leva l’evoluzione dell’offerta e dei modelli di business.

La direzione di Eni, tra biocarburanti ed economia circolare

Nella strategia di Eni la circolarità viene definita come “leva per la decarbonizzazione”. Cosa significa nel concreto questa affermazione? Quali sono gli investimenti messi in campo per realizzare i progetti di economia circolare?

Eni ha da tempo definito e comunicato al mercato una chiara strategia di decarbonizzazione, integrata nel proprio modello di business e che rappresenti un modello di sviluppo sostenibile. La decarbonizzazione è strutturalmente presente in tutta la nostra strategia ed è parte preponderante delle nostre ambizioni per il futuro.

Rifiuti urbani: la fotografia di Ispra

Il 10 dicembre dello scorso anno, l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente)  ha presentato il Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2018, con dati relativi a produzione, differenziata, gestione e trattamento a livello nazionale, regionale e provinciale del 2017. Due i risultati che emergono con più forza dal Rapporto: torna a scendere la produzione dei rifiuti e cala il numero degli inceneritori e delle discariche.

Rifiuti: se la differenziata non basta

Il settore italiano del waste management è oggi caratterizzato da tendenze contrastanti. Negli ultimi anni, le aziende hanno sempre più frequentemente attuato misure volte a chiudere il ciclo dei rifiuti in un’ottica di economia circolare. Gli investimenti e le azioni finalizzate a migliorare la differenziata si sono notevolmente intensificati, segno che l’importanza delle fasi a monte è ormai riconosciuta da tutti gli operatori della raccolta, indipendentemente dalla loro dimensione.

Investire in nuovi impianti è la vera alternativa alla discarica

Il “Pacchetto Economia Circolare”, approvato dal Parlamento Europeo ed in via di recepimento da parte degli stati membri, si presenta come il fine a cui tendere nella gestione del rifiuto urbano al 2035. La direttiva quadro stabilisce infatti gli obiettivi minimi di riciclaggio (65%) e di smaltimento in discarica (10%) da raggiungere, stilando anche un percorso di crescita della percentuale di riciclaggio: 55% entro il 2025 e 60% entro il 2030.

Più impianti per gestire i rifiuti, si allarga l’impegno di Hera

Abbiamo chiesto a Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera, un parere sulla situazione italiana in materia di gestione dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda il tema degli impianti, diventati ancora più urgenti alla luce del blocco delle importazioni di rifiuti dalla Cina.

Dopo il caso dei termovalorizzatori, che alle fine dello scorso anno erano stati al centro del dibattito politico, il tema dell’impiantistica collegata alla gestione dei rifiuti è passato in secondo piano ma, ciclicamente, torna alla ribalta non appena si verifichi qualche emergenza. Qual è lo stato dell’arte in Italia sul fronte della gestione dei rifiuti?

Economia Circolare in Italia: a che punto siamo?

Il tema dell’economia circolare è entrato nel mainstream delle politiche europee. L’idea di fondo su cui è nato l’ambientalismo moderno (ricordiamo solo il titolo del libro-culto di Barry Commoner, “il cerchio da chiudere” del 1971) è diventata uno dei pilastri delle strategie non solo ambientali, ma anche economiche, dell’Unione Europea.

Occorre però una valutazione sobria del cosiddetto pacchetto dell’economia circolare approvato dall’Unione Europea. Al di là delle premesse e delle indicazioni strategiche, infatti, la sostanza normativa dell’economia circolare è essenzialmente confinata alla revisione – durata poco meno di un decennio – delle direttive sui rifiuti e sugli imballaggi.

E se la rivoluzione circolare iniziasse dal cibo?

Non solo nutrizione, ma anche mezzo di socializzazione, fonte di appagamento, protagonista simbolico di festività e rituali: il cibo è un elemento imprescindibile della vita umana e, come molti altri, si traduce (soprattutto) in economia. Attorno al cibo ruota infatti la più grande industria del mondo, fatta di produzione, distribuzione e smaltimento degli alimenti e responsabile di circa il 10% del PIL mondiale. L’interrogativo, allora, nasce spontaneo: e se la rivoluzione circolare iniziasse proprio dal cibo?

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