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La reazione della NATO, a seguito delle esplosioni che hanno danneggiato i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 e provocato la conseguente fuoriuscita di gas naturale con un impatto ambientale significativo per l’ecosistema del Mar Baltico, è stata immediata e perentoria, espressione di una volontà comune di garantire e tutelare la sicurezza delle infrastrutture energetiche critiche (gasdotti, oleodotti, elettrodotti, rigassificatori, raffinerie, centrali nucleari, ai quali si aggiungono centrali idroelettriche, parchi eolici ed impianti solari).
La guerra in corso non sembra trovare una risoluzione. Al contrario, assistiamo a momenti di escalation che ne rendono sempre più difficile e lontana nel tempo una sua fine. Qualche giorno fa, l’esplosione (o il sabotaggio) al gasdotto Nord Stream ha causato diverse voragini all’impianto, determinando quindi il rilascio di metano nelle acque danesi e nell’atmosfera. È inutile dire quanto si siano inaspriti i toni di una crisi che allontana sempre di più la Russia dall’Europa, entrambe alle prese con gravi difficoltà economiche e sociali. Dell’accaduto e dei possibili risvolti da un punto di vista energetico e della sicurezza, ne abbiamo parlato con Demostenes Floros, Senior Energy Economist presso il CER-Centro Europa Ricerche.
Molti di noi si erano accorti dell'errore strategico che l'Unione Europea stava commettendo, ormai da diversi anni, nel campo dell'energia. Intelligentemente, l'UE aveva messo "tutte le uova in un solo paniere" e ora sta pagando a caro prezzo il suo disarmo energetico unilaterale. Nell'ottobre 2000, la Commissione di Romano Prodi con Loyola de Palacio, responsabile per l'energia, nel suo Libro Verde sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, ha esortato a diversificare le fonti energetiche, i paesi di importazione e i mezzi e le vie di trasporto.
Nel momento in cui scriviamo (18 luglio) vi è una totale incertezza sul fronte del gas relativamente a quel che potrà succedere dopo il 21 luglio, data fissata per il termine della manutenzione del Nord Stream 1. Chiusura che ha causato l’azzeramento delle preponderanti forniture russe alla Germania e un ulteriore balzo dei prezzi del gas sulle piattaforme negoziali europee che in un mese sono all’incirca raddoppiate, arrivando su quella italiana PSV a livelli prossimi ai massimi che si ebbero alla fine del 2021.
Che fare in caso di taglio delle forniture dalla Russia? Ormai la possibilità che, a un certo punto dell’inverno, le importazioni di gas dalla Russia verso l’Europa si interrompano o si riducano sensibilmente non è più una remota eventualità. È un rischio concreto. Il governo ha messo in campo tutti gli strumenti disponibili nel breve termine per aumentare l’offerta: la ricerca di nuovi contratti di fornitura via tubo o Gnl, l’avvio delle procedure per l’installazione di due unità di rigassificazione galleggianti, la ripresa dello sfruttamento delle risorse nazionali.
Il rialzo dei prezzi, causato dalla ripresa delle attività economiche post pandemia e dalla successiva invasione dell’Ucraina, ha determinato una decisa reazione degli Stati europei per limitare l’aumento dei prezzi per i consumatori finali.
Le misure adottate possono essere classificate in tre tipologie: i) impegno diretto di risorse pubbliche, ii) estrazione della rendita inframarginale dei produttori di energia elettrica, e iii) regolazione dei prezzi retail applicati ai consumatori finali.
Il mantenimento di una condizione di sicurezza energetica rappresenta ormai un obiettivo prioritario di politica estera, che accomuna sia gli stati produttori ed esportatori, sia le nazioni che dipendono fortemente dalle importazioni per soddisfare la domanda ed i consumi interni.
Nel febbraio 2022, in Europa è scoppiato il più grande conflitto militare dalla seconda guerra mondiale. Molte le ragioni che ne spiegano la genesi: un governo autocratico in Russia, la mentalità imperiale della popolazione russa, la propaganda informativa, ragioni di carattere storico. A queste, però, ne va aggiunta un’altra che assume una rilevanza particolare: l’energia, pietra angolare attorno a cui ruotano molti interessi economici e la stessa sicurezza dell’Europa.
Oltre a causare una grave crisi umanitaria, l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha avuto impatti di vasta portata sul sistema energetico globale, sconvolgendo il mercato e spezzando relazioni commerciali di lunga data. A quanto pare, abbiamo dimenticato la lezione degli Anni 70: non vi è possibilità di pace e libertà quando si dipende dalle forniture di paesi che usano queste ultime come strumento di ricatto politico.
La crisi in Ucraina ha determinato un crescente interesse per il commercio delle materie energetiche, dal petrolio al carbone passando per il gas naturale. Mentre il commercio intra europeo di petrolio e gas avviene, per lo più, tramite condotte, la maggioranza delle importazioni extra-europee avvengono via nave, così come la quasi totalità dell’import di carbone. Per tale motivo è importante determinarne il funzionamento e le principali criticità di mercato.