::

MONDO ENERGIA | 40 ARTICOLI

Lo scontro Usa-Iran prende di mira il mercato parallelo del petrolio

Il 26 maggio scorso, su richiesta degli Stati Uniti, le autorità greche hanno disposto il sequestro di una nave russa contenente oltre 100.000 tonnellate di greggio iraniano. Ormeggiata in acque territoriali greche, la nave era stata originalmente bloccata il 15 aprile perché sospettata di violare le sanzioni sulla Russia. L’equipaggio contava 19 russi e la nave era di proprietà della Promsvyazbank, sottoposta a sanzioni Ue, ma dal marzo scorso passata ad una seconda compagnia russa, la Transmorflot, non colpita dalle sanzioni. Dapprima battente bandiera russa, quest’ultima, il 1 maggio, è stata sostituita con quella iraniana, portando quindi all’intervento Usa, che ha disposto il nuovo sequestro per via delle sanzioni che gravano sull’Iran.

Il conflitto russo-ucraino e il futuro dell’OPEC

Il conflitto russo-ucraino ha radicalmente cambiato il panorama degli scambi internazionali di combustibili fossili. L’Unione Europea ha improvvisamente realizzato che il suo livello di dipendenza dal gas, dal petrolio e dal carbone proveniente dalla Russia è politicamente insostenibile, e incompatibile con la piena sovranità della sua politica estera. Sebbene la Russia non abbia inizialmente affatto minacciato l’interruzione delle forniture, è l’Unione Europea che si sta muovendo, seppure a fatica, nella direzione di ridurre drasticamente le importazioni di petrolio e gas russo, mentre le importazioni di carbone verranno interrotte a partire da agosto.

Liberarsi dal gas russo è possibile?

La crisi russo-ucraina ha giustamente fatto emergere il grave problema della nostra dipendenza energetica ed in particolare dalla Russia. Mentre stenta ad avviarsi una riflessione di fondo sul problema energetico nazionale, sembra essere diventata quasi ossessiva la ricerca di canali di approvvigionamento di gas alternativi nel più breve tempo possibile. Quello che si legge sulla stampa appare, tuttavia, come un assemblaggio di idee raccogliticce prive di analisi di fattibilità reale, in linea con quella tradizione nazionale che ha sempre caratterizzate le scelte di politica energetica.

La Russia in guerra: perdita di flessibilità strategica e avvicinamento alla Cina

A prescindere da quelli che saranno gli esiti della guerra in Ucraina, Putin e la classe dirigente russa hanno dimostrato la loro incapacità di ottenere per le vie diplomatiche quell’obiettivo che oggi affidano alle armi: la neutralità – o “finlandizzazione” – di Kiev a garanzia di quella che rappresenta una vera e propria costante della politica estera della Russia – nelle sue varie forme statuali: zarista, sovietica e postsovietica – ovvero il “senso di accerchiamento”.

Terre rare: come sta andando il tentativo dell’Occidente di ridurre la dipendenza dalla Cina?

Le terre rare sono un elemento fondamentale dell’economia contemporanea, ma la loro centralità nelle dinamiche geoeconomiche ha cominciato ad essere pienamente apprezzata solo nell’ultimo decennio. I 17 elementi della tavola periodica conosciuti come terre rare sono presenti in tutte le principali tecnologie. Smartphone, computer, catalizzatori industriali, monitor, fibre ottiche, auto elettriche, turbine eoliche e anche gran parte dell’industria della difesa, con laser, satelliti, missili e jet.

Ucraina: braccio di ferro tra Russia e Occidente.

«I forti fanno ciò che possono, i deboli soffrono ciò che devono». Sembra incredibile come, a distanza di più di due millenni, uno degli aforismi più noti di Tucidide spieghi ancora l’escalation di tensione che nelle ultime settimane sta avvolgendo l’Ucraina. La prolungata crisi interna di quest’ultima, infatti, ha innescato un braccio di ferro tra grandi potenze, Federazione Russa e Stati Uniti, con i Paesi europei nel ruolo di osservatori partecipanti.

L'onda lunga dell'attacco ad Abu Dhabi: dal petrolio alla geopolitica

Il recente attacco missilistico degli Houthi ad Abu Dhabi rischia d'innescare un'escalation tra le parti che minaccia la stabilità della regione e dei mercati petroliferi globali.

Lunedì 17 gennaio, cinque missili e un numero imprecisato di droni sono stati lanciati sul territorio degli Emirati Arabi Uniti. Nonostante i sistemi avanzati di difesa aerea, un drone ha raggiunto l'aeroporto di Abu Dhabi provocando un incendio, mentre un altro ha colpito la zona industriale di Mussafah facendo esplodere tre autocisterne e provocando tre morti e sei feriti.

Se le politiche climatiche non fanno i conti con l’aumento dei prezzi dell’energia

Dal 31 ottobre al 12 novembre, si è tenuta nella città di Glasgow, in Scozia, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici, descritta come l'ultima possibilità per salvare il pianeta. Ciò che muove queste conferenze è la consapevolezza che il riscaldamento climatico abbia origine antropica e che urge un’azione decisa per contrastarlo.

Afghanistan: ora i talebani puntano al gasdotto TAPI

Da ormai poco più di tre settimane, i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan e si apprestano a scrivere una nuova pagina nella storia del Paese. Completato il ritiro dei contingenti internazionali, conclusosi con la partenza dell’ultimo aereo statunitense dall’aeroporto internazionale di Kabul il 31 agosto, il gruppo capeggiato dal Mullah Hibatullah Akhunzdada controlla, di fatto, circa il 90% del territorio nazionale. La riconquista del potere da parte talebana è il frutto della campagna militare organizzata e messa in atto dal movimento a partire dall’inizio di agosto, che ha consentito al gruppo di avanzare rapidamente dalle campagne verso i centri urbani e i capoluoghi di provincia in tutto il Paese e che è culminata nell’ingresso senza colpo ferire a Kabul, lo scorso 15 agosto.

Nord Stream 2 o la rivoluzione (mancata) del mercato del gas

Durante la primavera è sembrato sempre più chiaro che le continue tensioni tra Mosca, Bruxelles e Washington stessero significativamente tralasciando di coinvolgere direttamente Nord Stream 2. A maggio, la tesi per cui nel decision-making statunitense spuntassero quanti non intendevano seriamente bloccare il gasdotto – e accollarsi le conseguenze del successivo terremoto – è stata ulteriormente suffragata da quanto emerso al Congresso. Nel rapporto dell’amministrazione Biden sulle nuove sanzioni da approvare nell’alveo del National Defense Authorization Act, si è omesso di agire direttamente contro Nord Stream 2 AG, la controllata di Gazprom direttamente a capo del consorzio, e contro il suo CEO Warnig. Silenzio assenso?

Page 1 of 4 1 2 3 4 »
Execution time: 316 ms - Your address is 3.236.107.249