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MONDO ENERGIA | 26 ARTICOLI

Danimarca e USA: la transizione tra narrazione e realtà

Natura e ambiente non sono la stessa cosa. Spesso utilizzati come sinonimi, hanno delle intersezioni, si abbracciano reciprocamente, ma rappresentano due oggetti diversi tra di loro. Da un lato c’è la natura, cruda, spietata e in conflitto con la crescente volontà di potenza umana; dall’altro c’è l’ambiente, che rappresenta il grado di convivenza, storicamente mutevole, tra lo sviluppo umano e la natura “matrigna”. Oggi, nella lotta al cambiamento climatico e nell’impegno per una giusta transizione energetica, la nostra generazione è chiamata a realizzare con urgenza un nuovo, inedito possibile equilibrio tra questi fattori, con razionalità, senza alcuna demagogia.

Biden vs Trump: quanto pesano energia e clima?

La polarizzazione – la frattura in due campi politici ed elettorali contrapposti e vieppiù impermeabili uno all’altro – è un tratto caratterizzante gli Usa contemporanei. Lo si vede bene anche sul tema delle politiche energetiche e ambientali.

Il futuro del Nord Stream 2, tra interessi geopolitici ed economici

Doveva essere un semplice gasdotto, una nuova rotta di approvvigionamento energetico in un’Europa che storicamente deve guardare oltre i propri confini per assicurarsi le materie prime energetiche. E invece si complica la saga del Nord Stream 2, la pipeline di 1.230 km che dovrebbe collegare la Russia alla Germania passando dal Mare del Baltico e capace di movimentare fino a 55 mld di mc di gas all’anno. Chi pensava che un tubo che collega due potenze economiche fosse esente da valutazioni di carattere geopolitico si sbagliava di grosso, specie se tra le due potenze – Germania e Russia in questo caso – se ne inserisce una terza, gli Stati Uniti.

Geopolitica dell’energia: le materie prime sono ancora protagoniste?

Nella geopolitica globale, l’energia ha da sempre svolto un ruolo importante nel plasmare le relazioni fra gli stati; è stata la causa di conflitti e ha contribuito all’ascesa di grandi potenze. È ancora così? Come si declina questa variabile negli attuali scacchieri internazionali? Ne abbiamo parlato con il Prof. Andrea Margelletti.

L’avanzare delle tematiche legate al rispetto dell’ambiente e alle politiche di decarbonizzazione apre a nuovi scenari e ridisegna i rapporti fra stati. Sta cambiando il concetto di geopolitica? E in questo contesto che ruolo si ritaglia l’energia?

PPA: la lezione americana e la situazione italiana

Nella prospettiva di una progressiva scomparsa degli incentivi alle fonti rinnovabili elettriche (FER), è la possibile combinazione di bancabilità e addizionalità degli investimenti legati a un Power Purchase Agreement (PPA) a suscitare l’attenzione dei policy makers. Specie negli Stati Uniti, dove il fenomeno è maggiormente diffuso e la quota della nuova potenza rinnovabile associata a PPA con clienti finali è arrivata a coprire quasi la metà del totale degli investimenti in FER.

PPA: cosa manca all’Italia?

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di acquisto di lungo periodo tra produttori e consumatori di energia rinnovabile. Si parla da tempo di una loro possibile diffusione in Italia come naturale evoluzione del mercato post-incentivi, dal momento che le esperienze dei paesi che sono ricorsi ai PPA si sono spesso tradotte in una crescita del mercato delle energie rinnovabili. Ne parliamo con l’Avvocato Lorenzo Parola, Partner di Herbert Smith Freehills, nonché uno dei massimi esperti degli aspetti giuridici legati ai mercati energetici.

La guerra che Iran e Usa non vogliono combattere

Le ragioni della crisi. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno radici profonde, che affondano nel tempo sino al 1979, quando la monarchia di Mohammad Reza Pahlavi – all’epoca il principale alleato di Washington nella regione – cadde sotto i colpi di una rivoluzione popolare. La componente religiosa del movimento rivoluzionario ebbe ben presto la meglio sulle molte altre anime dell’eterogeneo fronte anti-monarchico, dando vita ad una Repubblica Islamica fortemente permeata da sentimenti anti-americani, che ben presto sfociarono nell’occupazione dell’ambasciata USA a Tehran, nella successiva chiusura delle relazioni diplomatiche e nell’avvio di quel lungo periodo di crisi che ha caratterizzato sino ad oggi le relazioni tra i due paesi.

L’instabilità in Libia al servizio degli interessi energetici della Turchia

Il Grande Medio Oriente, area politica che dal Marocco arriva sino all'Afghanistan, come definito dall'Amministrazione Bush nel 2004, continua ad essere, nonostante i vari tentativi di disimpegno sia militare che economico la principale arena per la competizione tra potenze mondiali. In queste ultime settimane, a seguito della potenziale escalation vissuta tra Stati Uniti e Iran, la regione è tornata ad essere al centro dell'attenzione dei media e delle cancellerie internazionali. Complice anche la ripresa della crisi libica dallo scorso aprile.

Libia e Iran. Ovvero dell’essere strategici ed altre leggende

L’Iran è sotto embargo e quasi in guerra. In Libia è guerra civile. E siccome entrambi ci vengono tramandati come grandi produttori di petrolio, la nostra sicurezza (energetica) vacilla. O almeno questa è la narrazione corrente. Lasciamola ai media, che la realtà è un poco più articolata.

I 70 anni della Cina tra dazi e transizione energetica

La Cina è stata praticamente per tutto il corso della storia dell’umanità il Paese più popoloso e per lunghi tratti una delle economie più importanti e avanzate. Eppure, ancora oggi, il resto del mondo non sembra del tutto pronto ad accettare la potenza cinese, come dimostra la guerra commerciale che contrappone il gigante asiatico agli Stati Uniti di Donald Trump. La ragione è che, per la gran parte della storia recente, la Cina – nonostante il suo peso demografico – è stata ai margini della grande geopolitica globale:

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