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MONDO ENERGIA | 38 ARTICOLI

I reciproci vantaggi dell’incontro tra startup ed imprese automotive

In una famosa presentazione del 2015, intitolata “Confessions of a Capital Junkie” il manager, laureato in filosofia, Sergio Marchionne definì l’industria dell’automotive un “drogato di capitale”, e lo fece da par suo senza fare sconti a nessuno.

Qualche anno dopo la rivista Automotive News, la più autorevole per gli addetti ai lavori del settore, definì quella presentazione di stringente attualità, proprio alla luce delle grandi sfide che le tendenze dell’elettrificazione, della guida autonoma e della connettività portavano in termini di investimenti richiesti ai produttori di vetture e della componentistica.

Techstars Smart Mobility Accelerator sbarca a Torino e rilancia

Cosa succede quando 11 aziende selezionate provenienti da Italia, Norvegia, Germania, Stati Uniti, Ucraina e Regno Unito ricevono 120.000 dollari ciascuna e lavorano per tredici settimane spalla a spalla con 120 mentori? Cosa avviene quando le Officine Grandi Riparazioni di Torino si trasformano in un crocevia di imprenditori, esperti e accademici che si occupano di “mobilità intelligente” con un programma focalizzato sulle infrastrutture e le città?

Trasporto merci e GNL: gli incentivi stanno funzionando

Le istituzioni stanno lavorando da tempo sul tema della mobilità sostenibile, spingendo anche in direzione di una transizione verso combustibili alternativi e, per l’appunto, più sostenibili. Per farlo, la politica si sta avvalendo di tre grandi leve: quella dell’infrastrutturazione, quella della regolamentazione e, infine, quella dell’incentivazione.

Nella mobilità serve coraggio

Le risorse europee in arrivo attraverso il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), pari a circa 209 miliardi (tra prestiti e fondo perduto), rappresentano una seria opportunità per investire in innovazione e mettere la sostenibilità al centro delle scelte per il futuro dell’Italia. Per quanto riguarda mobilità e infrastrutture dobbiamo recuperare ritardi cronici, a partire dagli spostamenti in città, in linea con i piani europei di riduzione dei gas serra al 2030 (-55%), di decarbonizzazione e puntando ad emissioni zero al 2050. Una sfida complessa che richiede intelligenza e risorse, unitamente a scelte politiche coerenti e coraggiose. 

Non solo monopattini: la rivoluzione della micromobilità elettrica è cominciata

La micromobilità elettrica è un nuovo modello di mobilità tipicamente urbana che prevede l’uso di dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, utili per coprire distanze di pochi chilometri e che possono rappresentare una nuova soluzione per limitare l’uso dell’automobile con conseguente miglioramento dei livelli d’inquinamento e della riduzione del rischio congestione stradale. Benefici a cui però fa da contraltare un maggior impatto in termini di sicurezza stradale visto il potenziale incremento degli utilizzatori di tali dispositivi e quindi degli utenti vulnerabili.

Come cambia la sharing mobility durante e dopo il lockdown

È evidente che le misure di confinamento per l’emergenza Covid-19 abbiano avuto ricadute rilevanti sull’uso di tutti i servizi di mobilità condivisa. Alcuni analisti sono arrivati addirittura a concludere che ci troviamo ad un punto di svolta e che la mobilità individuale, in particolare l’auto di proprietà, sia l’unica soluzione a disposizione all’epoca del distanziamento sociale. In questo contesto, l’Osservatorio Sharing Mobility ha realizzato due diverse analisi in rapida successione.

Auto elettrica e Euro 6, l’automotive riparte dagli incentivi

Il Decreto Rilancio è quindi giunto al passaggio Parlamentare. Si prevede che venga aumentato l’Ecobonus: non solo per le auto elettriche, ma anche per le Euro 6 con motore “termico”. Modifiche approvate dalla Commissione Bilancio della Camera e che vanno a migliorare il provvedimento datato metà maggio (deve essere approvato, per legge, entro il 18 Luglio). Visti i tempi ristretti, si prevede che il Governo ponga la fiducia, prima di affrontare il giudizio del Senato.

La mobilità del Green Deal sarà immobile

Se non fosse per il COVID-19 saremmo tutti a parlare del Green Deal dell’Unione Europea. Non avendo più voce in capitolo sulle grandi questioni internazionali, l’UE ha trovato una nuova ragione per esistere: decidere come fra 30 anni dovrà essere il mondo. 30 anni fa il petrolio costava 24 doll/bbl ed era proibito costruire centrali elettriche funzionanti a metano perché si temeva che non ci fosse abbastanza gas naturale. L’UE voleva allora che il “70-75%” dell’elettricità fosse prodotta da nucleare e carbone! Non esisteva neanche la Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Questi riferimenti storici dovrebbero indurci ad essere modesti nel pretendere di definire il mondo di domani. Il mondo evolve non come lo decreta l’UE ma come lo creano la scienza e la tecnologia.

Mobility as a Service: nuove forme di mobilità in ambito urbano

Nel mondo contemporaneo si vanno progressivamente affermando nuove forme di possesso e utilizzo dell’autovettura che stanno, in misura sempre più significativa, modificando il concetto stesso di mobilità privata. Se la proprietà di una o più autovetture è stato il modo in cui tradizionalmente gran parte della popolazione italiana ha provveduto a dare risposta alla propria esigenza di mobilità, oggi questo paradigma si va in parte modificando.

L’automobile del futuro si chiamerà “città”

Cose Vecchie di ieri.

Auto. T.I.N.A. (“There is no alternative”) per 100 anni: macchina termica a combustione interna, rendimento massimo 22%, peso minimo di 1000 kg, utile a movimentare singola persona umana di 70kg, spesso per pochi km. Bella, fiammeggiante, veloce ma più che altro: nostra! Mia!

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