Secondo l’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum, nel 2017 in Italia sono 359 gli impianti e le infrastrutture oggetto di contestazioni, il 5% in più rispetto all’anno precedente. Segno che ancora qualcosa non va nella comunicazione tra cittadini e industria. Di chi è colpa, dei primi o dei secondi? E che ruolo gioca la politica?
Nel primissimo Dopoguerra l’Italia scopriva il metano. In un paese che fino ad allora si considerava povero di risorse energetiche autoctone, il gas naturale costituiva una grande speranza di rilancio per le industrie, la meccanizzazione e il progresso. Alla scoperta dei primi giacimenti su terraferma seguì il ritrovamento di numerosi giacimenti marini, in particolare al largo delle coste adriatiche. Alcune città come Ravenna seppero cogliere l’occasione dando vita ad una serie di distretti industriali specializzati destinati in futuro ad esportare il proprio know how in tutto il mondo.
Notizie sbagliate e opinioni parziali che alterano la realtà creando inutili allarmismi. Non sono solo il frutto di cattiva informazione ma, spesso, strumenti maliziosi di battaglie politiche a sostegno di tesi precostituite. “Fake news”, le chiamiamo oggi con l’attenzione rivolta ai social media che le veicolano e le amplificano; cinquant’anni fa qualcuno avrebbe parlato di “disinformacija” ma l’uso consapevole di informazioni distorte è vecchio almeno come la storia umana.
Il mercato energetico è in un momento di profondo cambiamento, e la chiave per interpretare questo cambiamento e adeguarvisi prontamente è puntare sempre più sulla ricerca, su nuove tecnologie e sulla sostenibilità, mirando a innovare anche i processi aziendali per poter adottare soluzioni rispondenti ad un’industria in continua evoluzione.
La produzione globale di gas e petrolio negli ultimi anni ha alternato periodi di over-supply e di under-supply, con effetti rilevanti sul prezzo: tra il 2014 e il 2015, a fronte di un’offerta superiore alla domanda, i prezzi del barile sono crollati di oltre il 40%. Come conseguenza diretta del calo del prezzo del barile, gli investimenti in progetti ed impianti upstream sono scesi del ~40% con impatti sugli ordinativi e livelli occupazionali di tutta la filiera impiantistica.
La digitalizzazione è uno dei principali elementi nell’agenda degli executive dell’Oil&Gas e molti player del settore ne stanno facendo uno dei pilastri della strategia di lungo termine. E le ragioni di un simile interesse non sono di difficile lettura. Basti pensare che nel 2008 tra le prime dieci società per capitalizzazione vi erano 4 compagnie Oil&Gas, con Exxon al primo posto; dieci anni dopo - nel 2018 - non ve n’è neanche una e 7 dei primi 10 sono player Tecnologici/Digitali.
Know-how acquisito e capacità di spingersi alle frontiere dell’innovazione sono nel DNA della filiera energetica italiana rappresentata del Settore Beni e Servizi di Assomineraria. Oggi, alla vigilia di una transizione energetica che si preannuncia sfidante per le capacità tecnologiche dei maggiori player globali dell’energia, il patrimonio di competenze e valori di questo comparto industriale può rappresentare una marcia in più per l’intero made in Italy.
Futuro energetico sostenibile e green, diffusione delle rinnovabili, aumento dell’efficienza e diminuzione dei costi passano attraverso il paradigma della rivoluzione industriale digitale. Uno scenario nuovo che si tradurrà in maggiore competitività, alti standard di qualità, sicurezza e protezione ambientale, più produttività.
Sono alcuni dei temi chiave che si stanno delineando a Ravenna nella quarta edizione di REM 2018 (Renewable Energy Mediterranean), la Conferenza del Mediterraneo dedicata all’energia rinnovabile, con il Patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.
L’industria Oil&Gas sta assistendo ad una trasformazione che riguarda il suo complesso sistema. Il periodo che va dal 2000 al 2014 è stato caratterizzato da investimenti colossali, spinti da prezzi elevati del petrolio, in ambienti a volte difficili come il deepwater che hanno messo alla prova i grandi general contractor con progetti sfidanti. Quasi tutti i mega-progetti, tuttavia, hanno subìto spese extrabudget e importanti ritardi nell’esecuzione.
La città di Ravenna ospita da diversi anni l’evento fieristico Renewable Energy Mediterranean Conference Exhibition (REM), punto di incontro delle imprese considerate eccellenze a livello internazionale nell’ambito delle nuove tecnologie energetiche e dell’innovazione. Questa iniziativa nasce in alternanza con un altro importante evento fieristico internazionale come l’Offshore Mediterranean Conference (OMC). La domanda è d’obbligo: perché proprio Ravenna è diventata un centro convegnistico di grande importanza sui temi dell’energia?