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Carbone, la “massimizzazione” l’hanno già fatta i prezzi

Il piano di contenimento dei consumi gas varato in settembre dal Mite prevede di ridurre la domanda di oltre un miliardo e mezzo di metri cubi tra agosto 2022 e marzo 2023, aumentando al massimo la produzione delle centrali a carbone. Una “massimizzazione” di fatto dell’utilizzo delle ultime centrali a combustibili solidi in Italia, del resto, era in gran parte già in atto da mesi per ragioni commerciali, tanto che l’entrata in vigore dell’obbligo non sembra aver modificato molto il quadro.

I combustibili fossili generano e aggravano le crisi

A partire dal 2016, il numero di operatori europei proprietari di centrali a carbone che hanno chiuso i loro impianti, o hanno annunciato piani di phase out al 2030, è salito a 171. E anche quest’anno, si sono aggiunti nuovi soggetti. A livello nazionale, diciassette paesi europei hanno smesso di bruciare carbone o si sono impegnati a farlo al più tardi entro il 2030 e nessun governo ha rinunciato a questa promessa.

L’economia di guerra, il suicidio russo o il nuovo mercato regolato

Come in decenni ben più oscuri di questo, parte dell’economia europea si è risvegliata in assetto di guerra. Mentre da Kharkiv a Mariupol’ e a Mykolaiv si susseguono le immagini dei bombardamenti a tappeto di quartieri residenziali, l’imponente siderurgia ucraina, di stazza ed expertise antiche ma di eredità sovietica, ha dovuto sostituire alla produzione di utensileria, condutture, scheletri per il calcestruzzo armato la fabbricazione di cavalli di Frisia, o addirittura raffreddare e fermare altoforni e colate continue e approntare dei rifugi antiaerei per i propri operai e le loro famiglie.

La resilienza del COVID ostacola la ripresa dei prezzi del petrolio

L’anno più difficile per l’industria energetica e petrolifera si è concluso, pur in una situazione caratterizzata dalla forte presenza del coronavirus in molti paesi ed in particolare in Europa, che si è trovata nella difficile condizione di dover adottare a gennaio nuove stringenti misure restrittive dell’attività di molti settori e della circolazione delle persone, con prezzi del petrolio in sensibile rialzo.

Il recupero dei prezzi, più che ad una forte ripresa della domanda, limitata alla sola Cina, è indubbiamente legato alla notizia della messa a punto di una serie di efficaci vaccini ed all’inizio delle vaccinazioni di massa negli Stati Uniti ed in Europa.

Carbosulcis: dalla tradizione all’innovazione

L’ultima miniera di carbone ed il piano di chiusura: il 31 dicembre 2018 si è voltato pagina dopo oltre 70 anni di storia e di lavoro

Quando si parla di miniere in Italia si pensa al Sulcis-Iglesiente e riferendosi al carbone viene spontaneo parlare del polo industriale di PortoVesme a Portoscuso (SU) e della limitrofa miniera di carbone.

Generazione a carbone: scenari e opportunità nella fase post-COVID

Come tutte le fonti energetiche, anche il carbone si trova a dover fare i conti con un mercato globale dell’energia sconvolto dagli effetti della pandemia da COVID-19. Una situazione inedita, che vede i prezzi del gas ai minimi da decenni, quelli del petrolio che addirittura sono risultati temporaneamente negativi in alcuni mercati e quelli del carbonio che a marzo sono crollati del 45%, per poi recuperare tra aprile e maggio.

Carbone: la pandemia accelera il phase out?

Per capire quale sia il destino del carbone in Europa e che influenza eserciterà su di esso il prezzo dei permessi di emissione, occorre approfondire la situazione su entrambi i fronti prima della diffusione della pandemia. Il 2019 per il carbone è stato un anno decisivo: anzitutto, per la prima volta, ha perso lo scettro di fonte più utilizzata nella generazione elettrica, superato dalle fonti low-carbon.

Per il carbone Usa in arrivo tempi difficili

Una delle chiavi per spiegare il sorprendente successo di Donald Trump in occasione delle elezioni presidenziali del 2016 è stato senza dubbio la sua capacità di convincere la Rust Belt americana, ovvero l’antico cuore industriale degli Usa. In particolare, l’attuale inquilino della Casa Bianca è riuscito a vincere in tutti gli stati in bilico promettendo la reindustrializzazione del paese e lo stop alla cosiddetta guerra al carbone, ovvero la fonte che ha segnato l’industrializzazione a stelle e strisce e che invece – per ragioni ambientali – l’amministrazione Obama aveva fortemente osteggiato.

Carbone e Covid-19: quale futuro per le politiche energetiche di Pechino?

I riflessi della pandemia da COVID-19 e l’interruzione di molte attività economiche ed industriali hanno garantito una flessione consistente delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e un temporaneo sollievo al pressante problema dell’inquinamento atmosferico in Cina. Le stime di Carbon Tracker parlano di una riduzione del 18% delle emissioni nelle sette settimane successive al capodanno cinese (dalla fine di gennaio alla metà di marzo), per un ammontare totale di 250 milioni di tonnellate in meno di CO2.

Idrocarburi: i dilemmi del WEO 2019

La pubblicazione della nuova edizione del World Energy Outlook (WEO) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di Parigi (AIE), avviene in un momento storico particolare caratterizzato da un lato, da una vera e propria esplosione di fenomeni meteorologici estremi in tutte le regioni della terra, e dall’altro da una fase di rallentamento del processo di sviluppo economico e di forti tensioni politiche e sociali.

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