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La SEN 2017 e il settore del gas

Nel periodo dei PEN (prima “programmi” poi “piani” energetici nazionali) dal 1975 al 1988, le critiche più ricorrenti erano che i PEN si concentravano troppo sul settore elettrico ed erano inutili perché lo scarto tra i piani e i fatti era enorme. Ma la concentrazione sul settore elettrico era spiegabile per due ragioni: 1) il maggiore contributo per ridurre la dipendenza dal petrolio (la preoccupazione centrale di allora) era atteso dalla modifica del combustibile usato nella produzione elettrica; 2) l’ENEL era controllato direttamente dal Governo che gli poteva indicare che cosa fare. A nostro parere poi, malgrado lo scarto tra programmi e realizzazioni, i PEN non erano inutili perché obbligavano il potere politico a dichiarare e a confrontarsi sulla direzione che voleva intraprendere in un’ottica di lungo periodo. 

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

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