FONTI FOSSILI | 144 ARTICOLI
A major redesign of the energy system is required to achieve the Paris Agreement target of limiting global temperature increase to well below 2°C (B2DS). To meet the climate change target, it is sometimes argued that Europe should abandon the gas grid, stop the use of gas, and focus on an all-electric energy system. In addition to being a challenge to implement, analysis by Ecofys, a Navigant company, shows that the optimal energy transition combines renewable electricity with renewable gas, using existing gas infrastructure.
Per raggiungere l’obiettivo dell'Accordo di Parigi che punta a contenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C (B2DS), è necessaria una massiccia ridefinizione dell’odierno sistema energetico. Per soddisfare gli obiettivi climatici, alcuni sostengono sia necessario che l’Europa abbandoni la rete del gas e l’utilizzo di questa fonte per concentrarsi interamente sullo sviluppo di un sistema energetico elettrico.
Dopo anni di marginalizzazione, il gas naturale sta conoscendo una nuova fase espansiva in Europa. Complici l’abbondanza di GNL e gas russo, che ne hanno abbassato il prezzo d’importazione, e l’aumento dei prezzi del carbone, concorrente nel settore elettrico, il consumo di gas in Europa è cresciuto a 491 miliardi m3 nel 2017. Grazie a questa rimonta, il gas arriva oggi a coprire quasi un quarto del fabbisogno energetico comunitario, il dato più alto dal 2010.
I paesi europei hanno iniziato da molti anni, in anticipo rispetto ad altri, un processo di profonda trasformazione dei rispettivi sistemi energetici per ridurre drasticamente il loro impatto sull'ambiente. In questa prospettiva, il gas naturale è chiamato a svolgere un ruolo molto importante a partire dai settori nei quali sino ad oggi la presenza di questa fonte risulta, per varie ragioni, meno sviluppata ma dove il potenziale di crescita è molto elevato.
In controtendenza con quanto registrato nel 2016 che ha visto prezzi spot in calo sul 2015, il 2017 si è chiuso con prezzi spot medi nei principali hub europei in aumento. I prezzi spot al TTF (hub olandese di riferimento dell’Europa Continentale) sono cresciuti del 24% rispetto all’anno precedente, mentre i prezzi spot al PSV italiano hanno conosciuto un incremento tendenziale del 25%. Un tale andamento ha contribuito, in concomitanza con altri fattori, al rialzo dei prezzi elettrici.
La riduzione della CO2 nei trasporti è un obiettivo ambientale legato alla lotta ai cambiamenti climatici ed è cosa ben differente da quello della qualità dell’aria, che riguarda invece particolari tipi di inquinanti dannosi per l’uomo. Il primo è un obiettivo di lungo periodo che va affrontato con azioni coordinate a livello globale, mentre per il secondo servono risposte immediate a livello locale.
L'Unione Europea è nel mondo la regione economica che più di nessun'altra ha fatto della protezione dell'ambiente una forte priorità. Non deve dunque sorprendere che la lotta all’inquinamento urbano faccia parte delle strategie dell'UE. In particolare stiamo assistendo a una focalizzazione sull'inquinamento dovuto al traffico urbano. Di là dalla problematica certamente molto rilevante del rumore, la principale fonte di preoccupazione ambientale è l'inquinamento atmosferico causato dall'utilizzo dell'energia fossile nei motori termici. È quindi sul piano dell’energia che occorre cercare in primis la soluzione.
Nella fase di transizione che sta attraversando il sistema dei trasporti a livello mondiale il tradizionale motore a combustione interna compare spesso nel ruolo di imputato per le sue emissioni di sostanze tossiche e di gas ad effetto serra. Questo atteggiamento di diffidenza, particolarmente accentuato circa i motori diesel, ha raggiunto il suo apice negli ultimi tre anni a seguito dello scandalo cosiddetto “Dieselgate”. In realtà, varie ragioni hanno contribuito a minarne la fama, incentivando la ricerca di soluzioni alternative per una propulsione sostenibile.
Il gas si conferma la principale fonte per l’uso riscaldamento, tanto in Italia quanto in Europa. Se nel nostro paese, o più in generale nel Vecchio Continente, la scelta è prevalentemente di natura tecnologica e/o economica, altrove il tema assume anche una dimensione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, il numero di persone prive di accesso a servizi energetici moderni è ancora molto elevato e negli anni a venire il gas – insieme a GPL, elettricità e nuove rinnovabili – potrebbe assumere un ruolo determinante nella riduzione della povertà energetica.
Il mercato mondiale del gas naturale è soggetto ad una sempre maggior influenza degli scambi internazionali di GNL (Gas Naturale Liquefatto), per le dimensioni raggiunte e attese, per i cambiamenti che stanno incominciando ad interessarne le modalità contrattuali, per il ruolo di fornitura marginale che il GNL può assumere sui mercati di consumo grazie alla sua maggior flessibilità rispetto ai commerci via gasdotto. L’impatto è destinato ad ampliarsi con il processo di globalizzazione del mercato: infatti il gas scambiato tra le varie macro-regioni di produzione e consumo, aumentato negli ultimi 25 anni del 70%, è previsto crescere di un ulteriore 70% entro il 2040 e la maggior parte della crescita avverrà attraverso scambi di GNL, la cui quota sui commerci mondiali di gas a lunga distanza, secondo l’AIE, è prevista passare dall’attuale 40% circa al 53%.