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L'industra Oil&Gas in Italia: know-how, tecnologia e rispetto dell'ambiente

Intervista all’Ing. Sergio Polito, Presidente Settore Beni e Servizi Assomineraria

L’industria Oil&Gas italiana. Un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, che opera in ogni angolo del mondo ma che spesso fatica ad operare in Italia. Quali sono i tratti distintivi del settore B&S nazionale?

Know-how, tecnologia d’avanguardia, innovazione, rispetto dell’ambiente e del territorio. Queste alcune delle caratteristiche che accomunano le società della filiera dell’Oil&Gas, fiore all’occhiello del reparto industriale italiano. Queste aziende, di fama internazionale, operano sia all’estero che in Italia, ma nel nostro Paese a causa di quadro normativo non del tutto stabile e frammentario negli ultimi decenni è diventato sicuramente molto difficile operare.

La rinascita dell'Oil&Gas italiano riparte dall'Adriatico

‘Transizione verso un mix energetico sostenibile: il contributo dell’industria dell’Oil&gas’: il titolo dell’edizione 2017 dell’Offshore Mediterranean Conference (OMC), che è ospitata a Ravenna dal 29 al 31 marzo, può essere già considerata una dichiarazione ‘politica’. Gli stati generali dell’Oil&Gas si riuniscono per ufficializzare che il futuro della produzione energetica avrà due protagonisti: da una parte, inevitabilmente, le rinnovabili e dall’altra il gas naturale.

TAP e il gas russo: facciamo passare chi ce lo chiede

Mario Michele Elia è da meno di un anno il country manager di TAP per l’Italia. Per quanto “nuovo” al settore Oil&Gas, ha una grande esperienza nel campo delle infrastrutture: nelle Ferrovie dello Stato, dove ha lavorato per quarant’anni concludendo la sua carriera prima come amministratore delegato di RFI e poi amministratore delegato dell’intero gruppo. Oggi si occupa della realizzazione degli ultimi 8 km e del terminale di ricezione del gasdotto destinato ad aprire la strada del mercato europeo al gas proveniente da un’area estremamente ricca in riserve, prime fra tutte quelle azere del giacimento di Shah Deniz.

Il TAP è davvero strategico?

Il gasdotto trans-adriatico o TAP (Trans-Adriatic Pipeline) porterà 10 mld mc di gas azero in Europa a partire dal 2020. Mentre la costruzione procede senza grandi ostacoli negli altri paesi attraversati dall’infrastruttura, i toni del dibattito su TAP sono molto accesi in Italia, nonostante il nostro paese sia interessato solo da 8 km di un tracciato che ne misura ben 878.

Questo articolo si propone di mettere in prospettiva il valore strategico di questo progetto, nonché il possibile impatto sui mercati interessati e i contorni dell’ingarbugliato conflitto giuridico tra diverse istituzioni del nostro paese.

Gasdotti: la Russia guarda ad Est, l'Europa a Sud

Le sanzioni varate dall’Europa contro la Russia hanno creato le condizioni per un riassetto globale degli approvvigionamenti energetici. Mosca ha iniziato a guardare a est, ipotizzando di dirottare gran parte delle sue risorse verso la Cina, e gli europei stanno cercando di cogliere la palla al balzo per rendersi indipendenti dal Cremlino.

Il TAP e il TANAP, i due gasdotti che potrebbero collegare direttamente l’Italia con il Caspio, sembrano essere in via di realizzazione. L’idea è quella di portare il gas del giacimento azero di Shah Deniz prima in Turchia (TANAP) 

La geopolitica del gas e gli equilibri europei

Barack Obama lascia al continente europeo un’eredità politica scottante, su cui, almeno per il momento, l’amministrazione Trump non sembra interessata a intervenire. La dottrina Obama ha teorizzato – e praticato – l’uscita degli Stati Uniti da quelle aree dove considerava dannoso l’utilizzo diretto della forza per la preservazione del potere e del prestigio americani e lo spostamento degli interessi strategici del paese verso il quadrante Asia-Pacifico. Contestualmente, l’Europa ha assistito alla crescita dell’idra jihadista, alla trasformazione in emergenza dei flussi migratori e alla messa in discussione del progetto di integrazione europea (Brexit, progressiva affermazione di partiti anti-europeisti). Dall’ambiente internazionale circostante, d’altro canto, non sono arrivati segnali più tranquillizzanti.

Intervista al Dott. Andrea Carrassi di Assitol

Dopo alcuni anni di battaglie fratricide, le aziende che producono biodiesel in Italia, convinte che un’unica associazione sia più forte, hanno deciso di superare le divisioni interne e di riunirsi nuovamente in Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia, che in Confindustria rappresenta e tutela le aziende che lavorano oli e grassi ad uso alimentare, mangimistico, tecnico ed energetico.

Quali sono le materie prime vegetali utilizzate per la produzione di biodiesel in Italia? Il mercato degli oli vegetali internazionale è un mercato trasparente? 

Esiste un tabacco che non fa male: fa addirittura volare gli aerei!

Si chiama “Solaris", lo ha studiato e brevettato un’azienda italiana, Sunchem Holding, e grazie a questa innovazione, unica al mondo, il 15 luglio 2016 ha alimentato il primo volo green da Johannesburg a Cape Town, con South African Airways & Boeing.

Il 15 luglio 2016, la tratta di cielo che va da Johannesburg a Cape Town è stata solcata dai primi voli (due Boeing 737-800 passeggeri) della South African Airways e della Mango, alimentati per il 50% da biojetfuel ricavato dal seme di tabacco “Solaris”; il prodotto è stato messo a punto da Sunchem Holding, società italiana di ricerca e sviluppo, che ne detiene e gestisce il brevetto a livello internazionale in 130 paesi. È una tecnologia al 100% italiana, unica al mondo.

L'innovazione Eni per la riduzione delle emissioni inquinanti nelle grandi aree urbane

L’ultimo decennio è stato un periodo molto critico per le attività della petrolchimica di base e della raffinazione in Europa. La crescita della produzione chimica e della raffinazione a basso costo in Asia, unita al crollo dei margini di raffinazione in Europa, hanno messo a dura prova questo comparto e hanno portato alla chiusura di numerosi stabilimenti nel Vecchio Continente. Nel solo periodo 2008-2014 i consumi di carburante si sono ridotti del 20%. Dal 2009 sono state chiuse 11 raffinerie in Europa, per una capacità complessiva di 1,4 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno (mil. boe/g).

La ricerca nel campo dei biocombustibili avanzati

In questi ultimi anni, il settore dei biocombustibili per trasporti ha visto fiorire in tutto il mondo numerose iniziative, sia a livello industriale che di ricerca di base e fondamentale. Tuttavia, mentre la componente tecnologica ha mostrato estrema vivacità, dal lato delle policy di settore la situazione è stata molto più complessa e faticosa. Su questi aspetti torneremo probabilmente in futuro: in questa sede ci limitiamo ad osservare come la ricerca, la dimostrazione ed il trasferimento tecnologico risentano necessariamente della dinamica delle politiche, essendo l’ambito dei biofuel un settore chiaramente policy-driven

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