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Nel dibattito sulla transizione energetica c’è un nodo che continua a tornare: come garantire sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività economica – il cosiddetto trilemma – mentre cresce la quota di rinnovabili. È una domanda che spesso resta inevasa, schiacciata tra approcci ideologici e soluzioni parziali. Eppure, la risposta è sotto i nostri occhi: risiede nelle infrastrutture che rendono possibile l’integrazione dei diversi vettori energetici.
Negli ultimi anni il mercato globale del gas ha vissuto una trasformazione profonda, accelerata da fattori geopolitici, climatici e industriali. La crisi energetica innescata dal conflitto russo-ucraino ha imposto all’Europa una sfida senza precedenti: sostituire rapidamente il gas russo, garantendo continuità di forniture e stabilità dei prezzi. Grazie ad investimenti massicci in infrastrutture GNL ed interconnessioni tra Stati membri, il sistema europeo ha dimostrato la sua resilienza, evidenziando il ruolo essenziale del gas nella sicurezza energetica.
La domanda globale di gas mostra una ripresa strutturale per il biennio 2024–2025, sostenuta dall’aumento dei fabbisogni elettrici e termici. Pur registrando una forte espansione della capacità rinnovabile installata, la produzione effettiva non cresce con andamento altrettanto lineare, a causa dell’intermittenza e dei vincoli infrastrutturali. In questo contesto, il gas continua a svolgere una funzione di tecnologia di equilibrio, essenziale per garantire continuità e stabilità del sistema elettrico.
Il settore delle bonifiche ambientali sta assumendo un ruolo sempre più strategico per il raggiungimento degli obiettivi della transizione ecologica, favorire l’innovazione e stimolare lo sviluppo economico dei territori. Nonostante ciò, le reali potenzialità di questo mercato non sono mai state analizzate in modo organico e strutturato. La governance del settore risente infatti di una marcata frammentazione istituzionale: competenze divise tra ministero, regioni, enti locali e agenzie ambientali hanno prodotto disomogeneità nell’accesso ai dati e nelle conoscenze sulla gestione dei procedimenti e sul reale valore del comparto.
La transizione energetica rappresenta un processo di trasformazione profonda, volto alla decarbonizzazione del sistema energetico. Questa sfida, per essere vinta, ha bisogno che alcune tecnologie crescano e si diffondano il più possibile, e perché questo accada occorre far fronte all’aumento della domanda di materie prime.
Il settore energetico, come noto, sta attraversando importanti trasformazioni nella direzione di decarbonizzare i modelli di produzione e di consumo dell’energia. Un impegno che ha richiesto coesione e convergenza di intenti nella comunità internazionale e ancora di più tra i Paesi dell’Unione Europea che hanno definito direttive per traguardare importanti obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050.
Nel contesto attuale, le risorse del sottosuolo – minerarie, energetiche e geotermiche – rappresentano una leva strategica per la competitività industriale, la transizione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti. Ma per trasformarle in valore economico, sociale - occupazionale e sostenibile anche da un punto di vista ambientale, è necessario sempre più una vista unitaria e un governo lungo tutta la filiera, secondo un approccio di sostenibilità sempre crescente, dall’esplorazione all’utilizzo finale, passando per trasformazione, trattamento, riciclo e riuso.
L’industria automobilistica in Europa è in grande difficoltà. Nei ventisette Paesi dell’Unione Europea, la flessione delle immatricolazioni nei primi sette mesi del 2025 è dello 0,7% rispetto all’analogo periodo del 2024 – ultimi dati disponibili al momento della stesura di questo articolo.
Il futuro dell’industria automobilistica europea si decide nei prossimi mesi. A due settimane dalla chiusura del terzo incontro del Dialogo Strategico sul settore auto, tenutosi a Bruxelles lo scorso 12 settembre, torniamo a richiedere con estrema urgenza alle Istituzioni Europee la necessità di adottare al più presto misure concrete per il settore.
Il terzo incontro del Dialogo UE sull'automotive ha suscitato numerose reazioni, forse anche superiori a quello che avrebbe meritato un incontro che, sostanzialmente, è come se non ci fosse stato. Nulla è cambiato, infatti, rispetto a prima. Da una parte, i costruttori (che prima dell'incontro avevano chiesto «un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione del trasporto stradale») hanno invece continuato a chiedere risorse per le infrastrutture e per gli incentivi.