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Dopo diversi anni di euforia (immotivata e non sufficientemente studiata) da elettrificazione, possiamo dire che nel 2023 è emersa, sia a livello nazionale che europeo, una consapevolezza pragmatica relativa alla necessità del gas naturale, come abilitatore imprescindibile della transizione energetica: la garanzia di energia su base continua nella generazione elettrica e la progressiva complementarietà con i gas rinnovabili sono due dei principali esempi a supporto.
Il GPL e i suoi sviluppi bio e rinnovabili come energia “giusta” per la mobilità ed il settore civile ed industriale: questo il file rouge che ha attraversato la LPG Week, il principale evento mondiale sul GPL organizzato ogni anno dalla World LPG Association e dalla Liquid Gas Europe. Ad ospitare questa vetrina, dal 13 al 17 novembre, è stata Assogasliquidi-Federchimica, associazione industriale di riferimento in Italia, presso il Nuovo Centro Congressi di Roma, la Nuvola.
Il mestiere del banchiere centrale è inerentemente complesso. Lo diventa ancor più sotto l’effetto della spettacolarizzazione mediatica cui – nostro malgrado – risponde oggi quell’attività che, un tempo, un certo A. Greenspan definì come quella di cui chi la esercita dovrebbe non parlarne od al massimo farlo tra le righe e con un “farfugliare incoerente”.Ed invece siamo qui – e chi vi scrive fa esercizio di astinenza al riguardo – a sondare ogni pixel delle inesauste attività comunicative multimodali delle schiere di banchieri centrali nostrani, transatlantici e del quadrante oceanico.
La riduzione delle emissioni fuggitive di metano rappresenta un fronte strategico per la realizzazione degli obiettivi climatici a livello globale in quanto, proprio per attuare un’efficace transizione energetica, il gas dovrà progressivamente sostituire i combustibili fossili più inquinanti accompagnando la diffusione delle fonti rinnovabili per la generazione di energia elettrica.
Senza nulla togliere agli obiettivi per lo sviluppo di energie rinnovabili, che anzi sono stati incrementati rispetto al PNIEC 2019, il vero jolly dell’aggiornamento 2023 del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima è il gas naturale, che oltre a favorire il phase out dal carbone senza compromettere gli obiettivi di sicurezza energetica, diviene strumento per fondamentale per restituire all’Italia centralità in Europa per quel che riguarda gli approvvigionamenti di energia.
Un anno e mezzo, 93 miliardi di euro e un rigassificatore galleggiante più tardi, l’Italia del “dopo Ucraina” assomiglia ancora molto, forse troppo, all’Italia del “pre-Ucraina”. Con una cruciale differenza: la sicurezza energetica è tornata a essere uno dei fattori che, nella testa dei decisori politici e dunque anche degli imprenditori, condizionerà le scelte di politica energetica negli anni a venire. In questi mesi l’Italia sta entrando in una fase di transizione, che segna il passaggio da una fase di crisi acuta a una di cambiamento strutturale e riassestamento economico.
La transizione “ecologica” è, appunto, transizione. Un processo in cui il fossile si ritira progressivamente dalla scena mantenendo nel mentre un suo ruolo in commedia. Quale sia il ruolo del fossile nell’uscita di scena lo definiscono poi la celerità degli investimenti sostitutivi ed il progresso di tecnologia; e i tempi dell’uscita li dettano la capacità di costruire nuova generazione e la velocità di sostituzione dei convertitori, inclusi quelli domestici (dall’auto al boiler alla cucina a gas). In un mondo che si avvia a 9 miliardi di abitanti direi nulla di possibilmente immediato.
Non succede mai niente, ma quando succede, succede tutto assieme. Si potrebbe raccontare così l’esperienza vissuta sui mercati energetici a partire dalla seconda metà del 2021, quando i prezzi del gas – e conseguentemente dell’energia elettrica – sono saliti sull’ottovolante.
Breve riassunto: tre anni fa, a giugno 2020, nel pieno del Covid, il TTF si scambiava a 5 €/MWh. Fast forward: a giugno 2021 sfondava la barriera psicologica dei 30 €/MWh.
Strumento di politica estera ed interna e, al tempo stesso, protagonista nelle relazioni strategiche: è il bilancio energetico della Turchia contemporanea. Dopo le dichiarazioni registrate al meeting bilaterale di Astana tenutosi a ottobre dello scorso anno tra i presidenti Putin ed Erdoğan, e l’inaugurazione del giacimento turco di Sakarya (il più grande del Mar Nero) di giovedì 20 aprile 2023, Ankara si candida ufficialmente a diventare hub energetico del Mediterraneo orientale e del Mar Nero.
Le eccezionali ed imprevedibili dinamiche che hanno caratterizzato il settore energetico negli ultimi due anni sono la conseguenza di una trasformazione profonda del sistema a livello globale, iniziata già anni prima. Mentre nelle principali economie avanzate le politiche di investimento si concentravano sui target finali del percorso di transizione energetica, determinando una rilevante contrazione degli investimenti sulla catena del gas, la domanda mondiale di questa commodity continuava a crescere, aumentando la pressione sull’offerta e la competizione per il GNL disponibile.