::

ARCHIVIO | 150 ARTICOLI

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

SEN, una cronologia ragionata

I primi accenni a un aggiornamento della Strategia energetica nazionale (Sen) varata nel 2013 dal governo Monti emersero nel dibattito pubblico quasi un anno fa, lo scorso giugno, per bocca della vice presidente della Camera Marina Sereni, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Autorità per l’energia.

In precedenza, all’inizio di maggio del 2016, erano state le associazioni “gasiste” Anigas e Assogasa porre la questione di una ridefinizione della Sen per inquadrare il ruolo del gas e dare certezza agli investitori, soprattutto in considerazione della sempre più serrata concorrenza dell’elettrico e della particolare attenzione dedicata dal regolatore proprio al vettore elettrico.  

Un tema, questo della concorrenza tra elettrico e gas negli usi finali, che è rimasto come un filo rosso nell’intero dibattito dipanatosi negli ultimi dodici mesi. E in estate il primo contributo spontaneo alla definizione del nuovo documento, quello del Coordinamento Free, metteva al centro proprio la questione della mobilità elettrica.

La buona regolazione: essenziale ma non basta

Intervista al presidente dell’Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) Guido Bortoni, intervenuto oggi alla conferenza “Acque d’Italia” organizzata in occasione della Giornata mondiale dell’acqua da Italia Sicura, la Struttura di missione contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della Presidenza del Consiglio.

Tasse, tariffe, trasferimenti: la regola aurea delle tre 'T'

Intervista a Giordano Colarullo, Direttore Generale di Utilitalia

La Giornata mondiale dell’acqua per il 2017 è dedicata al tema della gestione delle acque reflue. L’Italia sconta un grave ritardo in questo ambito, tanto da avere all’attivo tre procedure d’infrazione e due sentenze di condanna della Corte di giustizia dell’UE per mancato rispetto della normativa europea. Un problema che s’inserisce in un complessivo quadro di deficit d’investimenti. Quali sono, dal vostro punto di vista, le ragioni di queste criticità?

L’Italia in questo frangente storico deve fare, e sta già facendo, uno sforzo per aumentare gli investimenti necessari al fabbisogno reale delle infrastrutture. Abbiamo infatti un'industria che ha fatto molto in termini di sviluppo tecnologico e di efficienza mostrandosi capace di innovare. 

Blue Book: il settore idrico in Italia

Utilitatis ha recentemente presentato l'edizione 2017 del Blue Book, il rapporto sul servizio idrico integrato in Italia, realizzato in collaborazione con Utilitalia e con il contributo scientifico di Cassa Depositi e Prestiti. Di seguito i principali risultati a cui giunge lo studio.

La governance del Servizio Idrico Integrato ha compiuto negli ultimi anni passi importanti verso una razionalizzazione del sistema: dai 93 ATO in cui era suddiviso il territorio nazionale nel 2011, si è passati ai 64 ATO dell’assetto attuale. Il quadro della governance locale evidenzia una forte eterogeneità dimensionale, con la presenza di ATO regionali, ATO provinciali e ATO con confini amministrativi diversi da quelli delle province.

Investimenti e Manutenzioni efficaci per una tariffa sempre più adeguata

Nel settore idrico oggi si può contare su un quadro normativo più stabile del passato, le tariffe si stanno adeguando in relazione alle esigenze dei territori, si assiste a un rinnovato interesse dei finanziatori e gli investimenti stanno aumentando: eppure la sensazione è che sia una corsa affannosa verso un traguardo ancora lontano.

Dal punto di vista regolatorio, in Italia esiste un doppio regime, nazionale e locale, che avrebbe bisogno di una migliore definizione e identificazione di ruoli tra le due tipologie di soggetti regolatori. Dal punto di vista industriale, il comparto dei servizi pubblici locali sembra essersi messo in movimento, anche se, in molte zone del nostro paese, specie al Sud, rimane ancora troppo vistosa la differenza tra gli standard di servizio fissati a livello nazionale e quelli effettivamente garantiti dalle gestioni locali (molte delle quali ancora comunali).

La gestione sostenibile delle acque reflue

Il tema scelto per la Giornata Mondiale dell’Acqua 2017 è incentrato sulle acque reflue. In particolare l’ONU invita a riflette sulla sollecitazione “Why waste water? Questa domanda può essere letta in molti modi: perché sprechiamo l’acqua; perché non depuriamo l’acqua prima di immetterla nell’ambiente, perché non valorizziamo elementi contenuti nelle acque reflue (nutrienti, sabbie, calore, ecc.).  Inoltre, visto che l’acqua presente in natura è il bene comune (non quello che scorre nei tubi), traendo spunto da una interessante discussione avviata dal collettivo di scrittori Wu Ming, che ricorda che il termine latino commūnis significa "comune"/"pubblico" e che il temine mūnĭa significa "doveri”, acqua “bene comune” significa, oltre al diritto di poterne usufruire, anche il dovere di ciascuno a tutelarla e a restituire alla natura l’acqua come è stata prelevata.

La giovane storia della regolazione indipendente del Servizio Idrico in Italia

Secondo quanto indicato dall’art.141 del D.lgs n. 152/2006, il Servizio Idrico Integrato (SII) è composto dall’insieme dei “servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue”.

L’industria del SII in Italia ha conosciuto una serie di riorganizzazioni a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, ma molte sono rimaste sulla carta e inapplicate in diverse Regioni. È grazie alla legislazione europea sui servizi pubblici a rilevanza economica se non sono state imboccate vie pericolose, tali da peggiorare lo scenario di fondo ereditato da una situazione in partenza già molto deteriorata e caratterizzata da una regolamentazione frammentata e incapace di riuscire a superare le croniche criticità del settore.

L’evoluzione del mercato del dispacciamento visto dal lato della domanda Il punto di vista di Illumia

E’ opportuno fare una premessa per illustrare con parole semplici cos’è l’attività del dispacciamento e qual è il ruolo della domanda. Si tratta di un’attività gestita da Terna Spa indispensabile per l’equilibrio del sistema elettrico. Terna, in tempo reale, bilancia l’energia necessaria alla domanda attuando strategie di vario tipo (es. chiedendo ad alcune centrali elettriche di produrre di più o di meno o riducendo la produzione di alcuni impianti industriali attraverso la cosiddetta “interrompibilità”). Il tutto è necessario perché l’energia non si può immagazzinare oggi a costi competitivi. 

Dispacciamento: come funziona e cosa si prospetta per il futuro

Con il termine dispacciamento dell’energia elettrica si intendono tutte quelle operazioni tecniche per il pareggio dei flussi di potenza generati e prelevati dalla rete dal momento che, in assenza di accumuli energetici, la produzione di energia elettrica deve uguagliare la quantità di energia consumata, istante per istante.

Page 14 of 15 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 »
Execution time: 394 ms - Your address is 18.207.136.184
Software Tour Operator