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Il sistema elettrico nella SEN: le proposte e gli aspetti critici

Dopo un lungo iter di elaborazione e di consultazioni con le categorie interessate, le linee guida di politica energetica della Strategia Energetica Nazionale (SEN) stanno prendendo forma. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ne ha presentato i contenuti in un’audizione parlamentare tenutasi lo scorso 10 maggio. La pubblicazione del documento è attesa per il mese di giugno. Le politiche per l’unificazione dei mercati elettrici nella UE e per la diffusione delle tecnologie di generazione distribuita da fonti rinnovabili occupano posizioni preminenti nella SEN 2017, in vista degli obiettivi del Clean Energy Package per il 2030 e del futuro Piano nazionale clima-energia.

La SEN e la sfida del settore non-ETS

La bozza di Strategia Energetica Nazionale (SEN) recentemente presentata dal MiSE e dal MATTM, come era prevedibile, è fortemente raccordata con gli obiettivi che l’Europa si è data al 2030 con il Piano Clima Energia nell’ambito dell’Unione per l’Energia, in termini di riduzione di CO2, percentuale di impiego di fonti rinnovabili e riduzione del consumo grazie a misure di efficienza energetica.

In particolare, per quanto riguarda la riduzione di CO2, il Piano fissa uno specifico obiettivo sia sulle emissioni dei settori ETS (-43% rispetto al 2005) sia sulle emissioni del non-ETS (-30%).

Perde chi si oppone al cambiamento

Intervista al Prof. Carlo Andrea Bollino (Presidente AIEE, Università degli Studi di Perugia)

Consultazioni, audizioni, convegni con gli esperti. Il governo sembra aperto alle opinioni di tutte le realtà del settore energetico. Quali sono le tematiche a cui lei darebbe priorità nella nuova Strategia Energetica Nazionale?

L’Italia ha ottenuto una sensibile riduzione delle emissioni di CO2 che continuerà a manifestarsi anche nei prossimi anni, ma probabilmente a ritmi inferiori rispetto a ciò che richiederebbe l’uniformità agli obiettivi europei. Dunque, la Nuova Strategia Energetica Nazionale dovrà scegliere le alternative più efficienti per centrare gli obiettivi al 2030.

Su quali temi dell’energia l’Italia si è mossa male negli ultimi anni?

Quanto realizzato sino ad oggi, seppur influenzato fortemente dalla bassa crescita economica, costituisce un ottimo spunto. Tuttavia, nelle scelte di politica energetica effettuate si possono individuare diverse possibilità di miglioramento. C’è stata confusione nel capire dove applicare gli strumenti di prezzo e quelli di quantità secondo le loro potenzialità relative.

Mobilità, climatizzazione e efficienza degli edifici: come andrebbero affrontati nella SEN

Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)

Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?

Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.

La Strategia energetica italiana nel contesto europeo

La decisione del Ministro dello Sviluppo Economico di definire una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), oltre a richiedere l’armonizzazione con la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (1) prevista dal Collegato ambientale e in via di elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente

- dalla presentazione del “Winter Package”, che Commissione, Parlamento e Consiglio europei si sono impegnati a trasformare in proposte operative entro il 2017;

-dall’obbligo per gli Stati membri di presentare nel 2018 il Piano clima-energia, contenente sia obiettivi al 2030 coerenti con quelli su energia e decarbonizzazione dell’Unione europea, sia una proiezione al 2050, in modo da consentire alla Commissione di verificarne la congruenza con gli obiettivi europei e, se del caso, chiedere agli Stati membri le correzioni che consentano di addivenire al Piano finale entro il 2019. Piano per il quale il documento di governance del “Winter Package” ha definito vincoli e linee guida molto stringenti.

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

SEN, una cronologia ragionata

I primi accenni a un aggiornamento della Strategia energetica nazionale (Sen) varata nel 2013 dal governo Monti emersero nel dibattito pubblico quasi un anno fa, lo scorso giugno, per bocca della vice presidente della Camera Marina Sereni, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Autorità per l’energia.

In precedenza, all’inizio di maggio del 2016, erano state le associazioni “gasiste” Anigas e Assogasa porre la questione di una ridefinizione della Sen per inquadrare il ruolo del gas e dare certezza agli investitori, soprattutto in considerazione della sempre più serrata concorrenza dell’elettrico e della particolare attenzione dedicata dal regolatore proprio al vettore elettrico.  

Un tema, questo della concorrenza tra elettrico e gas negli usi finali, che è rimasto come un filo rosso nell’intero dibattito dipanatosi negli ultimi dodici mesi. E in estate il primo contributo spontaneo alla definizione del nuovo documento, quello del Coordinamento Free, metteva al centro proprio la questione della mobilità elettrica.

La buona regolazione: essenziale ma non basta

Intervista al presidente dell’Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) Guido Bortoni, intervenuto oggi alla conferenza “Acque d’Italia” organizzata in occasione della Giornata mondiale dell’acqua da Italia Sicura, la Struttura di missione contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della Presidenza del Consiglio.

Tasse, tariffe, trasferimenti: la regola aurea delle tre 'T'

Intervista a Giordano Colarullo, Direttore Generale di Utilitalia

La Giornata mondiale dell’acqua per il 2017 è dedicata al tema della gestione delle acque reflue. L’Italia sconta un grave ritardo in questo ambito, tanto da avere all’attivo tre procedure d’infrazione e due sentenze di condanna della Corte di giustizia dell’UE per mancato rispetto della normativa europea. Un problema che s’inserisce in un complessivo quadro di deficit d’investimenti. Quali sono, dal vostro punto di vista, le ragioni di queste criticità?

L’Italia in questo frangente storico deve fare, e sta già facendo, uno sforzo per aumentare gli investimenti necessari al fabbisogno reale delle infrastrutture. Abbiamo infatti un'industria che ha fatto molto in termini di sviluppo tecnologico e di efficienza mostrandosi capace di innovare. 

Blue Book: il settore idrico in Italia

Utilitatis ha recentemente presentato l'edizione 2017 del Blue Book, il rapporto sul servizio idrico integrato in Italia, realizzato in collaborazione con Utilitalia e con il contributo scientifico di Cassa Depositi e Prestiti. Di seguito i principali risultati a cui giunge lo studio.

La governance del Servizio Idrico Integrato ha compiuto negli ultimi anni passi importanti verso una razionalizzazione del sistema: dai 93 ATO in cui era suddiviso il territorio nazionale nel 2011, si è passati ai 64 ATO dell’assetto attuale. Il quadro della governance locale evidenzia una forte eterogeneità dimensionale, con la presenza di ATO regionali, ATO provinciali e ATO con confini amministrativi diversi da quelli delle province.

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