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Distribuzione gas: gare e aggregazioni non sono inconciliabili

Nel panorama della liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas, il segmento della distribuzione del metano è forse quello nel quale le cose sono andate più diversamente rispetto alle attese. Dei progressi ci sono stati: oggi la verità contabile dei bilanci rispecchia la verità industriale dei gestori, che sono passati dai quasi 800 di fine anni ’90 a poco più di 200 oggi. Tuttavia, l’obbligo legislativo di individuarli attraverso procedure competitive è andato del tutto disatteso.

Quarto periodo regolatorio: lenta concentrazione, pochi investimenti

Nel 2019 si chiude il quarto periodo regolatorio della distribuzione del gas naturale, periodo che si era aperto nel 2014 con un notevole ottimismo sull’avvio delle gare per le concessioni per ATEM: il quadro normativo aveva trovato infatti un completamento lungamente atteso. Tuttavia, da una recente analisi sull’andamento delle tariffe emerge come proprio lo stallo delle gare sembra essere il fattore che maggiormente ha influenzato le dinamiche del settore in questi anni.

VIR o RAB: questo è il dilemma

La riforma del servizio di distribuzione del gas naturale, avviata nel 1998 dall’UE e recepita in Italia dal D.Lgs. 164/2000, doveva compiersi con il DM 226/2011 ma purtroppo, ad oggi, si contano solo 2 gare concluse (una con ricorso al TAR) su 177 previste. Lo scoramento ed il pessimismo dei soggetti coinvolti aumenta ogni giorno. Le cause di questa mancata riforma sono dovute principalmente al Parlamento, sostanzialmente assente; al MiSE, che non ha voluto o potuto intervenire in modo incisivo; ad ARERA, che emanando delibere a raffica ha complicato le cose.

Gare gas: una corsa a ostacoli ed opportunità

Come è ormai noto a chiunque si affacci anche saltuariamente nel mondo dell’energia e, in particolare, nel settore del gas, è dal lontano 2000, anno di promulgazione del D.Lgs 164/2000, il cosiddetto “decreto Letta” che il normatore ha previsto che l’affidamento in concessione del servizio di distribuzione del gas naturale avvenga tramite gara ad evidenza pubblica. Si è dovuto attendere, tuttavia, la promulgazione di alcuni decreti attuativi (in particolare i due decreti ministeriali relativi agli ambiti territoriali minimi – AteM e il “decreto criteri”, D.M. 226/2011) avvenuta solo nel 2011, perché venissero definite nel dettaglio le procedure, tentando di dare una spinta al sistema delle gare, fino ad allora, per la verità, attivatosi in maniera piuttosto sporadica.

Blue Book 2019: lo sviluppo delle infrastrutture in ambito idrico

La Fondazione Utilitatis pro acqua energia ambiente è stata costituita con l’obiettivo di condurre studi sui servizi pubblici locali attraverso la divulgazione di ricerche e la creazione di spazi di approfondimento su specifici temi, economici e giuridici. È in via di pubblicazione il Blue Book - la monografia sull’industria del servizio idrico integrato- che giunge quest’anno all’11° edizione e di cui si illustra nel seguito un’anticipazione dei principali argomenti trattati.

Il divario tra Nord e Sud in materia di acqua

Nonostante i progressi compiuti e il ruolo svolto dall’ARERA nel miglioramento di un settore critico sotto diversi aspetti, i dati più recenti evidenziano un divario significato nel livello di servizio idrico e nella capacità di realizzazione degli investimenti fra alcune aree - localizzate in gran parte nell’Italia Meridionale e Insulare - e il resto del paese. Questo, pur in presenza di significative risorse a fondo perduto concentrate nelle aree deboli. Per ridurre questo “Water Service Divide”, le ultime Leggi di Bilancio hanno introdotto alcuni interventi strutturali, che dovrebbero essere resi operativi nei prossimi mesi.

Scarsità idrica in Italia: colpa del clima o colpa dell’uomo?

Nonostante i picchi record raggiunti dal termometro, l’estate 2019 è trascorsa senza particolari fenomeni di crisi idrica (almeno in Italia). Il che non vuol dire che non sia il caso di occuparsene: l’occasione è anzi propizia per poterne ragionare senza l’assillo dell’emergenza e il rumore mediatico che ha accompagnato l’annus horribilis 2017, nel quale perfino Roma ha corso seriamente il rischio di sospendere l’erogazione.

L’énergie nucléaire est-elle la solution pour éviter le réchauffement climatique?

La protection environnementale de notre planète ne date pas d’aujourd’hui. La fin du précédent millénaire, il y a 20 ans, avait été marquée par deux événements importants : le développement durable et le protocole de Kyoto (COP 3). La COP 21 qui s’est déroulée à Paris en 2015 et s’est conclue sur un accord décisif, s’il est appliqué (ce qui reste à démontrer dans un futur qu’il faut souhaiter proche) regroupe ces deux aspects. Tenter d’éliminer l’utilisation des sources  d’énergies fossiles joue en effet à la fois en faveur du développement durable et de la lutte contre les émissions de gaz à effet de serre. Il n’y a pas que le CO2 ; d’autres gaz comme le méthane, sont beaucoup plus nocifs encore ! D’où le terme « décarboné », encore inconnu dans nos dictionnaires mais beaucoup utilisé actuellement. Difficile dans de nombreux cas, comme pour le chauffage ou encore pour les transports aériens ou maritimes, de se passer de l’énergie fossile mais pour la production d’électricité, cela est tout à fait possible et à 100 %.

E se il nucleare fosse la carta vincente contro il riscaldamento globale?

La protezione del nostro pianeta non è un’esigenza nata oggi. La fine del precedente millennio, 20 anni fa, è stata segnata da due avvenimenti importanti: l’attenzione verso lo sviluppo sostenibile, ovvero la capacità di soddisfare le esigenze umane in termini di risorse senza intaccare la disponibilità di queste ultime per le generazioni future, e il protocollo di Kyoto (3° Conferenza delle Parti - COP 3). La COP 21, che si è svolta a Parigi nel 2015, e che si è conclusa con un accordo decisivo – qualora venisse applicato, quel che andrà dimostrato in un futuro si spera non troppo lontano – li ingloba entrambi, in quanto tentare di eliminare il consumo di fonti fossili è un obiettivo a favore dello sviluppo sostenibile e della lotta alle emissioni di gas serra, che non comprendono solo l’anidride carbonica ma anche altri gas – come il metano - ben più nocivi!

Nucleare in Giappone: cosa è cambiato a 8 anni da Fukushima?

Entro il 2030, Tokyo ridurrà del 26% le proprie emissioni rispetto al livello del 2013. Un impegno che si è rinnovato con la pubblicazione di una strategia di lungo periodo che, se da un lato, punta ad una crescita sostenibile e a basse emissioni, dall’altro rimane ancora fortemente ancorata al nucleare e alle fonti fossili.

Si tratta delle nuove linee guida per lo sviluppo sostenibile di lungo periodo, pubblicate dal Governo giapponese lo scorso 11 giugno.

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