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ARCHIVIO | 150 ARTICOLI

Le nuove competenze sui rifiuti attribuite all’ARERA

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2017 della Legge di Bilancio 2018, che ha attribuito all'Autorità compiti di regolazione e controllo anche nel settore dei rifiuti urbani e assimilati, l'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) è diventata ARERA, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. La legge ha infatti assegnato all'Autorità la regolazione anche del settore rifiuti, con specifici compiti da esercitare con gli stessi poteri e nel quadro dei principi finora applicati negli altri settori già di competenza dell'Autorità (elettricità, gas, sistema idrico integrato e, in parte, teleriscaldamento), come fissati dalla propria legge istitutiva.

Aziende di servizi pubblici: puntare su investimenti e regolazione

Nel ciclo di incontri con la politica la federazione ribadisce la necessità di investimenti e regolazione.
I prossimi appuntamenti il 26 febbraio con il Partito Democratico e il 1 marzo con Forza Italia

L'economia circolare, la sostenibilità, una regolazione che offra un quadro stabile entro cui muoversi con maggiore sicurezza per gli investimenti e che al tempo stesso garantisca sia i cittadini che le aziende, infine l'innovazione e l'attenzione particolare verso le città.

Hera guarda al 2021 con un piano industriale da 3 miliardi di investimenti

Tomaso Tommasi di Vignano (Presidente Esecutivo Gruppo Hera)

La strada che conduce al 2021 per il Gruppo Hera passa attraverso cinque parole chiave – crescita, efficienza, eccellenza, innovazione e agilità – sulle quali si fondano le strategie di sviluppo della multiutility bolognese. Un cammino che la società, da 4,4 miliardi di fatturato e 4,4 milioni di cittadini serviti (tra Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Veneto), ha tracciato nel nuovo Piano industriale presentato ai primi di gennaio, con una previsione di investimento di circa 2,9 miliardi di euro ripartiti in tutti i settori di riferimento.

Reti e GNL: il modello di funzionamento secondo Anigas

Lo sviluppo di infrastrutture, mercato e logistica del GNL (Gas Naturale Liquefatto) apre prospettive fino a pochi anni fa inimmaginabili per quanto riguarda la diffusione e l’utilizzo del gas naturale in Italia.

La prossima implementazione di quanto definito dal decreto legislativo n. 257/2016 sulla realizzazione delle infrastrutture per combustibili alternativi (DAFI) e di quanto delineato dal Governo nel documento di consultazione sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresentano le basi e aprono quindi la strada per un’importante crescita della filiera GNL, favorendo, allo stesso tempo, la metanizzazione di aree ancora non collegate alla rete (off grids), soprattutto la Sardegna.

GNL di piccola taglia: non solo trasporti

La principale vocazione del “GNL di piccola taglia” - dall’inglese Small Scale LNG - è certamente quella che lo vede impegnato come combustibile nei trasporti marittimi, terrestri pesanti, ferroviari (linee che non conviene elettrificare), missilistici (miscelato con l’ossigeno) e, forse in futuro, nei droni. Le sue performance in termini di efficienza energetica e impatto ambientale lo rendono preferibile ai derivati del petrolio, la sua sicurezza e accessibilità lo rendono un possibile concorrente dell’elettrico targato eolico e solare.

Ecologico ed economico: il GNL “sbarca” in Trentino

Il Gruppo Dolomiti Energia ha inaugurato da qualche mese un impianto multiutenza alimentato con Gas Naturale Liquefatto (GNL). Si tratta della prima esperienza italiana di questo tipo, al servizio di più utenze. E’ un impianto costituito da un serbatoio di Gas Naturale Liquefatto, un sistema di gassificazione e una rete di distribuzione locale, che soddisfa il fabbisogno energetico di abitazioni, aziende e hotel nel comune trentino di Molveno.

Reti isolate e GNL: quali possibili sviluppi nell’ambito delle gare gas?

Sono trascorsi 17 anni dall’avvio della riforma del settore della distribuzione del gas naturale e le procedure di gara per l’affidamento del servizio hanno preso lentamente avvio, come noto, tra ritardi e incertezze. Considerato l’inevitabile sviluppo tecnologico che nel corso di tale lungo periodo ha avuto luogo, il settore è ora esposto a nuove opportunità – anche segnalate dagli operatori del mercato – idonee al raggiungimento degli obiettivi perseguiti dalla riforma introdotta dal Decreto Letta, che richiedono l’adozione di nuove disposizioni per l’implementazione di soluzioni alternative ed innovative.

Le prossime sfide della distribuzione gas in Italia

Il settore della distribuzione gas in Italia si appresta a vivere un periodo di rilevanti cambiamenti correlati, nel breve termine, alla prossima attuazione delle gare d’ATEM per l’assegnazione delle concessioni e, nel medio-lungo periodo, al processo di transizione energetica funzionale al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo.

I due processi sono profondamente connessi in quanto se da un lato, in preparazione alle gare sui 177 ATEM, agli operatori verranno richiesti notevoli investimenti per vincere la competizione, dall’altro la strategia che il Paese deciderà di adottare per affrontare il percorso di decarbonizzazione potrebbe mettere in discussione, in un futuro più o meno prossimo, il ruolo del gas quale vettore energetico di riferimento per il riscaldamento domestico.

Affidamento per ATEM: più efficienza o maggiori costi?

La riforma delle concessioni per la distribuzione del gas naturale ha come obiettivo ultimo l’efficientamento del settore: la dimensione per ambito territoriale minimo (ATEM) dovrebbe garantire l’ottimizzazione delle economie di scala e una più efficace applicazione della regolazione di tipo benchmark (oggi ostacolata dalla diversità dimensionale delle diverse imprese di distribuzione) a beneficio dell’intero sistema. In questa ottica i costi di transizione (costi dell’organizzazione delle gare e attività connesse) dovrebbero in breve tempo essere compensati dai recuperi di efficienza del settore.

Origini e principi delle gare per la distribuzione gas

La situazione prima del Decreto n. 164/2000

In Italia, a partire dal secondo dopoguerra, mentre nelle fasi a monte della filiera del gas naturale si consolidò il “monopolio di fatto” di Eni, nella distribuzione tramite rete urbana si andò affermando un originale modello organizzativo pluralistico. Su base territoriale, tale modello vedeva - accanto ad alcune imprese di media-grande dimensione - una frammentazione di aziende che operavano in stretto coordinamento, da un lato col Gruppo Eni (in veste di loro fornitore gas e pivot del sistema), e dall’altro con le amministrazioni locali nella loro funzione di soggetti programmatori territoriali e in diversi casi anche di proprietari delle stesse aziende distributrici.

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