Negli ultimi anni la conversione di energia nel vettore elettrico a partire da fonti rinnovabili è diventata sempre più economica. Questo calo dei costi nella tecnologia di conversione non si è però ancora tradotto in un vantaggio pieno per chi paga la bolletta: infatti, il prezzo dell'elettricità in Italia resta penalizzato dal mix di generazione, ancora troppo esposto alla commodity gas e alla sua volatilità di prezzo.
La costruzione della sicurezza energetica italiana si articola, come delinea lo Studio Elettricità Futura-TEHA Group, su cinque fronti — la dipendenza dal gas, il ritardo delle rinnovabili, la remunerazione della capacità dispacciabile, la tenuta della rete, l'autonomia tecnologica — a cui sono dedicate le sezioni che seguono.
La scorsa settimana l’ISTAT ha pubblicato l’aggiornamento di agosto dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. L’Istituto Nazionale di Statistica rileva un aumento dell’inflazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua. A guidare l’incremento dei prezzi al consumo sono in particolare i prodotti energetici: +17,1% su base annua e +2,9% su base mensile.
C'è un dato da cui vorrei partire, perché racconta meglio di ogni altro il punto di partenza dello studio che Elettricità Futura e TEHA hanno presentato a Cernobbio: il settore elettrico è oggi il primo settore industriale italiano per investimenti e il secondo per valore della produzione. Non è un primato di nicchia.
Prezzi alle stelle, colli di bottiglia e il "mito" dello storage: così potrebbe essere sintetizzata l’interessantissima chiacchierata che RiEnergia fa con il Professore Fulvio Fontini, Ordinario di Economia Applicata all’Università del Salento. L'eccezionale ondata di caldo di giugno ha spinto i consumi elettrici a picchi storici, mettendo a dura prova la stabilità della rete nazionale.
La Francia dispone, in media annua, di un mix elettrico a basse emissioni di carbonio. La sfida è ormai garantire che resti a basse emissioni, affidabile e accessibile quando il clima cessa di essere “nella norma” e si verificano siccità prolungate, ondate di calore, bassi deflussi, meno idroelettrico e più vincoli sul raffreddamento delle centrali. Se si confrontano il 2022 e il 2024, emergono due facce dello stesso parco, con la stessa flotta e la stessa geografia: 54% di disponibilità nucleare e 445 TWh prodotti nel 2022; 95% di elettricità a basse emissioni e 539 TWh nel 2024.
Le ondate di calore che stanno attraversando l’Europa in queste settimane non sono soltanto un’emergenza sanitaria o ambientale. Sono anche un test, sempre più severo, per i sistemi elettrici. Copernicus ha indicato giugno 2026 come il secondo giugno più caldo a livello globale, mentre l’Europa occidentale ha registrato il suo giugno più caldo di sempre, con una forte ondata di calore nella seconda metà del mese. In Italia, dopo brevi pause instabili, le previsioni indicano una nuova fase di caldo afoso, con punte fino a 40 °C e notti tropicali.
I prezzi dell’energia elettrica in Italia sono ormai da tempo oggetto di un dibattito che tende tuttavia a concentrarsi spesso su aspetti congiunturali, piuttosto che sui fattori strutturali e sulle scelte di regolazione che ne determinano livello ed evoluzione. Dopo le crescenti tensioni geopolitiche, la dinamica del prezzo del gas naturale e la disponibilità di importazioni, l’attenzione più recente si è oggi spostata sulle ondate di calore in corso e sul conseguente impatto sul sistema elettrico dell’aumento delle temperature.
For the first time since 2021, the share of EU citizens unable to keep their homes adequately warm registered a downward trajectory, dropping to 9.2% in 2024 from a peak of 10.6% in 2023. The European Commission attributes this improvement to a combination of falling energy retail prices, the implementation of national energy efficiency measures, and better-targeted policy interventions.
Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente – e in particolare il conflitto in Iran – hanno riportato al centro del dibattito una criticità strutturale del sistema energetico europeo: la sua esposizione agli shock esterni. Il rialzo dei prezzi del gas, dell’energia elettrica e dei carburanti registrato nelle ultime settimane non costituisce un episodio isolato; si inserisce – piuttosto – in una dinamica ormai ricorrente, in cui fattori geopolitici si traducono rapidamente in aumenti dei costi per famiglie e imprese.