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ARCHIVIO | 92 ARTICOLI

Italia e UE: le dimensioni della sicurezza energetica nel settore del gas

La sicurezza dell’approvvigionamento è un pilastro cardine della politica energetica nazionale, che si inserisce nella più ampia strategia energetica europea quale elemento fondativo del cosiddetto energy trilemma (sicurezza energetica – sostenibilità ambientale – equità energetica), alla base delle scelte europee di policy e governance sovranazionale. Ed invero, trattasi di un concetto multidimensionale che include sia l’adeguatezza che la sicurezza della fornitura ai consumatori, in un paradigma ibrido nel quale, anche alla luce della tendenziale decarbonizzazione del sistema (prevista per il 2025), gas ed elettricità (anche e soprattutto prodotta grazie a fonti rinnovabili) siano sempre più interdipendenti.

L’attività ispettiva della Guardia di Finanza nel settore del GPL

Il D.Lgs. n. 128/06 e i successivi provvedimenti, riconoscono alla Guardia di Finanza le attività ispettive e di controllo che garantiscono il rispetto della legalità nel settore della commercializzazione del GPL, sia da un punto di vista fiscale sia da quello più strettamente amministrativo. Una funzione che il Corpo della GdF svolge in collaborazione con il MiSE, specie nella fase di analisi dei rischi, con l’Associazione Nazionale Imprese Gas Liquefatti (Assogasliquidi), sia per quanto riguarda la formazione dei militari del Corpo che per quanto riguarda segnalazioni di fatti illeciti, e con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

La riforma del settore idrico che sfascia tutto per non cambiare niente

Sfasciare tutto per non cambiare niente. La proposta di legge sull’acqua, che ha come prima firmataria la deputata Federica Daga, ha un obiettivo dichiarato: riportare in mani pubbliche il sistema idrico. Per raggiungerlo si affida a tre strumenti: la cessazione anticipata delle concessioni in essere, l’obbligo per i soggetti gestori di assumere una forma giuridica pubblicistica (ente pubblico o azienda speciale), e il trasferimento dei poteri in materia tariffaria dall’ARERA al Ministero dell’Ambiente, nonché del finanziamento degli investimenti dalla tariffa alla finanza pubblica.

Riforma del servizio idrico: quanto ci costa?

Un ingente costo per le casse dello Stato, un ritorno indietro di quasi 30 anni e la reintroduzione di quei vincoli che sono all’origine del gap infrastrutturale oggi esistente. Sono alcuni dei possibili effetti della Proposta di Legge Daga su un comparto, quello del servizio idrico integrato, che negli ultimi anni si è messo in movimento secondo una logica industriale, aumentando gli investimenti e migliorando il servizio offerto.

Bene comune, mezzo gaudio

Tra le tante frottole con cui i “benecomunisti” hanno inondato il discorso pubblico in materia di acqua una è particolarmente tenace. Il voto di massa del popolo italiano contro “la privatizzazione” sarebbe stato tradito, si afferma, in quanto i servizi continuano ad essere gestiti da società per azioni – entità malefiche costituite a fini di lucro. Non rileva che l’azionista sia quasi ovunque un soggetto pubblico, e che l’eventuale distribuzione di ancor più eventuali utili sia comunque destinata alle casse dei comuni (e qualora non bastasse la volontà politica di non farlo, possa ben soccorrere una norma statutaria o un patto parasociale).

La Legge DAGA e la “folle” rinuncia alla regolamentazione indipendente

Il sistema dell’acqua ha fatto notevoli passi avanti dal 2011 ad oggi, con l’avvio della regolazione nazionale affidata, dalla Legge n. 214 “Salva Italia”, ad AEGSI - oggi ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) - che ha assicurato stabilità tariffaria e crescita degli investimenti. Questi ultimi sono passati da 1,2 a 3,6 miliardi di euro, con un tasso di realizzazione notevole (quasi il 90% di quelli previsti). Il sistema ha avuto ulteriore impulso con la sentenza del Consiglio di stato n. 2481 del 2017 che ha sancito la completa legittimità e coerenza con l’esito del referendum della regolazione nazionale e ha demolito una serie di insulse interpretazioni economiche portate avanti dai ricorrenti.

Proposta di legge Daga: quale futuro per gli investimenti?

Tra le recenti iniziative legislative attualmente oggetto di esame parlamentare, la proposta di legge, presentata a firma dell’On. Federica Daga, avente a oggetto la ridefinizione della disciplina in materia di servizio idrico integrato (di seguito, la “Proposta di Legge”), si caratterizza per il forte impatto sulla finanza pubblica e per il potenziale rallentamento degli investimenti conseguente ad una totale riorganizzazione e pubblicizzazione del settore.

Economia Circolare in Italia: a che punto siamo?

Il tema dell’economia circolare è entrato nel mainstream delle politiche europee. L’idea di fondo su cui è nato l’ambientalismo moderno (ricordiamo solo il titolo del libro-culto di Barry Commoner, “il cerchio da chiudere” del 1971) è diventata uno dei pilastri delle strategie non solo ambientali, ma anche economiche, dell’Unione Europea.

Occorre però una valutazione sobria del cosiddetto pacchetto dell’economia circolare approvato dall’Unione Europea. Al di là delle premesse e delle indicazioni strategiche, infatti, la sostanza normativa dell’economia circolare è essenzialmente confinata alla revisione – durata poco meno di un decennio – delle direttive sui rifiuti e sugli imballaggi.

E se la rivoluzione circolare iniziasse dal cibo?

Non solo nutrizione, ma anche mezzo di socializzazione, fonte di appagamento, protagonista simbolico di festività e rituali: il cibo è un elemento imprescindibile della vita umana e, come molti altri, si traduce (soprattutto) in economia. Attorno al cibo ruota infatti la più grande industria del mondo, fatta di produzione, distribuzione e smaltimento degli alimenti e responsabile di circa il 10% del PIL mondiale. L’interrogativo, allora, nasce spontaneo: e se la rivoluzione circolare iniziasse proprio dal cibo?

Oli usati: i benefici ambientali della raccolta

Da una parte gli oli minerali, dall’altra gli oli e i grassi – vegetali o animali – esausti: sono queste le due grandi famiglie in cui è possibile dividere la raccolta e il recupero degli oli usati, che in Italia rappresentano una fetta sempre più importante dell’economia circolare.

Nel caso degli oli minerali – che sono utilizzati principalmente per il funzionamento dei motori a combustione interna, dalle auto ai macchinari industriali – è il consorzio Conou, ovvero il primo Ente ambientale nazionale ad essere nato per la raccolta differenziata di un rifiuto pericoloso,

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