Nell’estate che sta volgendo al termine, l’allentamento della morsa del caldo e il rincaro dei prezzi energetici sembrano aver evitato le prevedibili tensioni sul sistema elettrico causate da limitazioni alla produzione di energia nucleare proveniente dalla Francia. Del resto, la stagione estiva è spesso delicata per il sistema energetico di un Paese come il nostro, dipendente dalle importazioni di combustibili fossili per soddisfare i picchi di domanda e con regioni in perenni condizioni di scarsità idrica.
Con 58 reattori nucleari ad acqua pressurizzata, ripartiti su 19 centrali e una capacità installata di 63,13 GW, nella classifica mondiale il parco nucleare francese è secondo solo a quello degli Stati Uniti. Il gestore della rete francese RTE riporta che nel 2017 le centrali nucleari hanno prodotto 379,1 TWh, equivalenti al 71,6% della produzione totale di elettricità nell’Esagono. La produzione del 2017 è stata in calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente, a causa del blocco forzato di diverse unità nei primi mesi dell’anno, di diversi problemi di sicurezza e manutenzione, nonché per via dei controlli sul tasso di carbonio effettuati dall’Autorità di Sicurezza Nucleare francese. La produzione annuale in media si attesta sui 400 TWh.
I paesi europei hanno iniziato da molti anni, in anticipo rispetto ad altri, un processo di profonda trasformazione dei rispettivi sistemi energetici per ridurre drasticamente il loro impatto sull'ambiente. In questa prospettiva, il gas naturale è chiamato a svolgere un ruolo molto importante a partire dai settori nei quali sino ad oggi la presenza di questa fonte risulta, per varie ragioni, meno sviluppata ma dove il potenziale di crescita è molto elevato.
Le previsioni sull’evoluzione del clima terrestre costituiscono una noce dura da rompere, poiché si riferiscono ad un sistema di grande complessità soggetto ad una continua trasformazione. La loro analisi riveste ovviamente grande importanza per l’individuazione di adeguati percorsi di sviluppo concernenti l’impiego dell’energia da parte dell’uomo, con un flusso che attualmente ammonta a circa 16 TW e con un aumento annuo di circa il 10%. Il consumo energetico è infatti il principale responsabile dell’emissione dell’anidride carbonica che si accumula nell’atmosfera.
La fusione nucleare è oggi considerata un’opzione molto interessante in quanto si tratta di una fonte di energia sicura, inesauribile e sostenibile per l’ambiente: un processo che consente di ottenere energia riproducendo il meccanismo fisico che alimenta il sole e tutte le altre stelle. È per questo che le grandi potenze economiche mondiali sono attualmente impegnate nel suo sviluppo che, affiancato a quello delle rinnovabili, potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Nucleare sì, nucleare no. Risulta facile, soprattutto in clima ancora sanremese, parafrasare un successo di qualche tempo fa per semplificare il dibattito sul nucleare.
Nucleare no perché è una fonte di energia pericolosa, capace di creare enormi danni all’ambiente e alle persone. Nucleare sì perché, guardando anche un po’ cinicamente ai numeri, il nucleare risulta l’energia con il minor numero di morti per kWh prodotto: si passa dalle 100,000 morti per bilione (1012) di kWhrs legate allo sfruttamento del carbone alle 90 morti/1012 kWhrs dovute all’energia nucleare.
Alla prova della storia, l’atteso grande sviluppo industriale del nucleare civile – che il Presidente americano Dwight D. Eisenhower aveva prospettato nel famoso discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite “Atoms for Peace” l’8 dicembre 1953 – non si è mai avverato: rimanendo un fenomeno circoscritto in termini quantitativi, temporali, spaziali, anche se in nove delle dieci maggiori potenze mondiali la tecnologia nucleare diveniva componente più o meno essenziale del mix energetico.
Una fotografia di quanto avvenuto in tutto il mondo nell’anno 2017 sul fronte dell’energia nucleare è sintetizzato nel World Nuclear Industry Status Report: 4 avvii di reattori (12 in meno rispetto al previsto); 3 spegnimenti; 4 costruzioni di reattori avviate; 2 costruzioni di reattori abbandonate; la bancarotta di Westinghouse; il salvataggio e la chiusura di Areva; una notevole pressione finanziaria ed economica sugli operatori nucleari. Globalmente, operano 405 reattori (1 in meno di un anno fa), 52 in costruzione (3 in meno). Cinque nuovi reattori sono stati disattivati a lungo termine e 3 sono stati fatti ripartire.
L’aggiornamento delle condizioni economiche dei consumatori in Maggior Tutela deliberato dall’Autorità il 28 dicembre 2017 ha provocato diverse reazioni, politiche e non, che hanno criticato l’operato del regolatore, responsabile – a dire di alcuni negazionisti delle ragioni del mercato – di aver reso più onerosa l’energia elettrica per le famiglie italiane.
La nostra Autorità, tuttavia, ha solo formalizzato qualcosa di cui tutti dobbiamo prendere atto: nell’ultimo trimestre i prezzi di mercato sono aumentati in misura sostanzialmente coerente con il trend del PUN di tutto l’anno 2017 che, rispetto all’anno 2016, è cresciuto in termini tendenziali del 27%.
La generazione elettrica francese è fortemente dipendente dall’utilizzo delle centrali nucleari che garantiscono il 75% dell’energia elettrica generata. Tale situazione è il risultato di politiche energetiche attuate sul finire degli anni ‘70 in risposta alle crisi petrolifere di quel periodo. In virtù di tali politiche, il parco di generazione elettrica francese è risultato essere molto più competitivo rispetto a quello italiano, largamente basato su impianti alimentati a gas naturale (es. CCGT) e ha garantito alla Francia un export costante di energia elettrica verso l’Italia, creando così una dipendenza diretta tra i due mercati.