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Francia: il malcontento è figlio di scelte politiche sbagliate

Un malcontento generale sta pervadendo la Francia da alcune settimane. La mobilitazione inizia nelle raffinerie: gli scioperi nel comparto mettono in ginocchio il paese a corto di carburante e con file chilometriche in tutti i distributori di benzina. Ma quel che è peggio è che il malcontento si sta estendendo ad altri settori professionali (centrali nucleari, trasporti) facendo tremare il governo Macron. Quale è la ragione alla base delle proteste? La risposta è chiara: molti francesi vedono il proprio potere d’acquisto ridursi a causa di un aumento generalizzato dei costi a cui non si riesce a far fronte, soprattutto nell’energia.

Il presente e il futuro del nucleare nel Green Deal europeo

In questo periodo complicato e drammatico, a causa della guerra russa all’Ucraina e della crisi energetica e industriale, iniziata nell’estate del 2021 e poi aggravata dal conflitto, il nuovo (ma è veramente così?) “trilemma” dell’energia sta costringendo l’Europa a considerare più seriamente e con più realismo il tema.

Di colpo ci siamo accorti, infatti, che le scelte sull’energia devono contemporaneamente: i) contrastare il riscaldamento globale - un dovere verso il Pianeta e le generazioni future che non può essere sospeso neanche da una guerra, ii) ridurre la dipendenza energetica e strategica dall’estero, iii) limitare i costi e sostenere la ripresa economica del continente.

Nucleare e gas naturale sono davvero stati inclusi nella tassonomia?

Per promuovere la sostenibilità vi sono molti strumenti, ma uno fondamentale è senz’altro quello di indirizzare i flussi finanziari verso “attività ambientalmente sostenibili”. È da questo convincimento che è nato il Regolamento europeo 2020/852 sulla finanza sostenibile con l’obiettivo di “stabilire i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento”. Bisogna partire da qui per capire che all’origine c’è un intendimento definitorio (dar vita a una “tassonomia”) che crea inevitabilmente uno spartiacque tra “buoni” (le attività sostenibili) e “cattivi” (le attività non sostenibili).

I criteri particolarmente restrittivi per l’inclusione del gas nella tassonomia europea

L’ingresso del gas e del nucleare nella tassonomia degli investimenti sostenibili dell’Ue, come fonti di sostegno alla transizione energetica, ha determinato un’importante spaccatura in Europa. I limiti identificati però rischiano di disincentivare gli investimenti, soprattutto perché le attuali tecnologie non consentirebbero facilmente il raggiungimento degli obiettivi. Ma facciamo un passo indietro, provando a capire meglio le conseguenze del voto e gli obiettivi della tassonomia, il contesto nel quale si inserisce e i limiti che sono stati identificati per gli impianti di generazione elettrica a gas.

Una tassonomia poco verde

L’inserimento del gas e del nucleare nella tassonomia come fonti “verdi” - fortemente contestato dagli ambientalisti nel corso del dibattito europeo - appare ancora più assurdo nel contesto segnato dall’invasione russa dell’Ucraina. La decisione sulla tassonomia lo scorso febbraio, infatti, è stata salutata dal Ministro russo dell’energia Nikolai Shulginov come un’opportunità per vendere gas, combustibile nucleare e reattori. Una analisi svolta da Greenpeace Francia ha dimostrato come la lobby di aziende russe abbia influenzato la decisione europea, maturata poco prima dell’invasione dell’Ucraina.

Gli impatti negativi di una tassonomia con gas e nucleare

Con 278 voti favorevoli e 328 contrari, lo scorso 6 luglio il Parlamento europeo ha respinto il veto sull’introduzione di gas e nucleare nella tassonomia europea proposta dalla Commissione. Si perde così un’importante occasione per eliminare l’atto delegato, proposto della Commissione e appoggiato da molti Stati Membri, che aggiunge l’energia elettrica generata da queste due fonti all’elenco delle tecnologie sostenibili e allineate alla transizione ecologica, e che entrerà dunque in vigore il 1° gennaio 2023.

La gestione dei rifiuti radioattivi in Italia

In Italia il problema della gestione dei rifiuti “nucleari”, più correttamente definiti “rifiuti radioattivi”, riguarda i rifiuti provenienti dalla produzione di energia e dalle operazioni di decommissioning delle quattro centrali nucleari, chiuse all’indomani del disastro di Chernobyl nel 1987 a seguito di un referendum popolare.

Rinnovabili, nucleare e carbone: la ricetta cinese per la transizione

A fine luglio dello scorso anno a conclusione del G20 Ambiente, John Kerry e Roberto Cingolani avevano espresso la delusione per la mancata adesione di Cina e India alla proposta del phase out del carbone a partire dal 2025.

Cina e India avevano confermato quanto già messo in evidenza nei programmi nazionali per l’attuazione dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici: la transizione verso emissioni zero delle due economie emergenti ha bisogno del supporto del carbone come “back up per lo sviluppo delle fonti alternative senza compromettere la sicurezza energetica.

All'alba delle elezioni presidenziali, quale futuro per il nucleare in Francia?

La storia della Francia si intreccia con l'applicazione civile del nucleare. Si comincia con la scoperta della radioattività tra fine 1800 e primi anni del novecento da parte di Antoine Henri Becquerel e Pierre e Marie Curie e poi con quella dell'energia nucleare da parte di Frédéric Joliot e della moglie Irène, figlia della coppia Curie. Questi 5 scienziati francesi saranno premiati con l'assegnazione di 6 premi Nobel, 3 in Fisica e 3 in Chimica. Dopo la seconda guerra mondiale, la Francia ha avviato un programma nucleare con la creazione della CEA (Commissione per l'energia atomica) che l'ha portata, negli anni '60, a sviluppare una forza di deterrenza nucleare che ne ha fatto un partner importante perché si posizionava fra i 4 maggiori paesi che all’epoca la possedevano. Allo stesso tempo, ha avviato un programma nucleare civile predisponendo la costruzione dei primi reattori. Una vera e propria svolta in materia di nucleare si avrà, però solo negli anni '70 dopo gli shock petroliferi, quando la Francia fissò l’ambizioso obiettivo di diventare indipendente energeticamente grazie al ricorso al nucleare.

3.000 euro al MWh in Francia: ma che succede?

Questo è un periodo che decisamente riserva tante brutte sorprese. Il mese di aprile in Francia è cominciato male. Il gestore della rete elettrica RTE chiede esplicitamente ai francesi di...diminuire il consumo elettrico. Il comunicato di RTE è molto chiaro: “A causa di temperature più basse della media, il consumo di elettricità sarà elevato lunedì 4 aprile 2022 e potrebbe raggiungere 73.000 MW entro le 09:00.

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