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ARCHIVIO | 37 ARTICOLI

Tutela e salvaguardia vanno in scena al Festival dell’Acqua

Stato delle risorse idriche del Pianeta, disponibilità e accessibilità, siccità e alluvioni, nuove tecnologie e tematiche sociali, ma anche spettacoli ed incontri culturali. Tutto questo è il Festival dell’Acqua, ideato e promosso da Utilitalia (la Federazione delle aziende che si occupano di acqua ambiente e energia), in collaborazione con Acquedotto pugliese (AQP), che l’8 ottobre ha aperto i battenti a Bari e che resterà in scena fino all’11.

Dissalazione: una risposta alla crisi idrica?

Una possibile soluzione per far fronte alla sempre crescente domanda idrica e al deterioramento quali-quantitativo delle tradizionali fonti di approvvigionamento - oltre/dopo/insieme aver messo in campo azioni di aumento dell’efficienza distributiva e di contenimento della domanda - è quella di ampliare l’offerta idrica facendo ricorso a fonti “non convenzionali” quali quelle connesse al riuso e alla dissalazione. Del resto, mari e oceani rappresentano la principale riserva di acqua nel globo e, negli ultimi anni, la possibilità di accedervi è significativamente aumentata in ragione dell’evoluzione nei processi tecnologici connessi e delle accresciute complessità ambientali nel reperire nuove fonti di approvvigionamento idrico.

Meteo e rinnovabili: prevedere per investire meglio

Il contributo delle fonti rinnovabili nel mix energetico europeo è cresciuto in maniera significativa nel corso degli ultimi 5-10 anni, tanto che durante i “giorni favorevoli” la domanda di energia elettrica tedesca potrebbe essere interamente soddisfatta da eolico, fotovoltaico e idroelettrico. Indubbiamente, il clima e le sue variazioni iniziano a giocare un ruolo fondamentale, dal momento che determinano la volatilità e gli andamenti della produzione elettrica e non solo.

Le dieci cose che non sapevi sulle compagnie di assicurazione e il cambiamento climatico

1. Le compagnie di assicurazione, che proteggono milioni di proprietà contro i danni provocati da temporali e altri rischi meteorologici, sono state tra le prime a interessarsi ai rischi derivanti del cambiamento climatico. Munich Re, la più grande compagnia di riassicurazione, si preoccupa dei rischi climatici dal 1973. Ancora oggi, i gruppi assicurativi assumono nel loro organico alcuni tra i più noti climatologi a livello globale.

2. Il numero di disastri legati al clima – alluvioni, siccità, uragani, ondate di calore e incendi – è triplicato dai primi anni Ottanta ad oggi, arrivando fino a circa 700 in un anno.

Le assicurazioni alla prova del rischio climatico: intervista a Luca Raffellini

A livello globale sta aumentando la sensibilità degli investitori istituzionali alle tematiche ambientali e al cambiamento climatico. Come si sta muovendo il settore assicurativo?

In linea generale, la consapevolezza dei grandi gruppi assicurativi riguardo alle tematiche ambientali è in crescita. Tuttavia, occorre fare una distinzione e capire che le compagnie assicurative svolgono un doppio ruolo in tema di investimenti finanziari: un ruolo attivo, dal momento che rientrano a pieno titolo tra gli stessi investitori istituzionali; un ruolo passivo, se si considera che le stesse possono essere a loro volta oggetto di investimento.

G7 Ambiente all'ombra di Trump, anzi dell'America

Il G7 sull’Ambiente si è svolto dopo la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Si tratta di una decisione che ha portata storica e che, inevitabilmente, ha proiettato un’ombra sinistra sul G7 di Bologna, ridimensionandone la valenza. Con monotona circolarità, la storia si ripete: Trump sta all’accordo di Parigi come George W. Bush sta al Protocollo di Kyoto. Entrambi rifiutano un accordo che la comunità internazionale reputa epocale per la lotta al cambiamento climatico: eccessivo lo sforzo per la maggiore potenza del mondo, iniqua la distribuzione dei tagli.

Trump ritira gli USA dall'Accordo di Parigi: sei ragioni per rimanere ottimisti

La decisione del Presidente Trump di far uscire gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi è stata deludente, se non inaspettata, per molti leader di governo, uomini d’affari e cittadini statunitensi impegnati nella lotta al cambiamento climatico. Si ricorda infatti che la leadership USA fu cruciale durante le fasi negoziali dell’Accordo. Tuttavia, anche se il ritiro degli Stati Uniti costituirà una perdita, non rappresenterà la fine dell’innovazione e dei progressi degli USA in materia di clima.

Di seguito sei ragioni per rimanere ottimisti: 

La scienza, non l'ideologia, deve stare alla base delle strategie per il clima

La decisione di Trump riguardo l’accordo di Parigi ha scatenato sui media reazioni contraddistinte da un livello di disinformazione inimmaginabile. Viene dato per scontato che il riscaldamento della Terra di circa 1°C dal 1750 ad ora sia quasi totalmente imputabile alle emissioni di CO2 conseguenti l’uso dei combustibili fossili, ipotesi nota come Anthropogenic Global Warming- AGW. Si confondono inquinanti e gas serra e si afferma che i cosiddetti fenomeni estremi siano aumentati di intensità e di frequenza in questi ultimi decenni. Basterebbe il riferimento ai rapporti dell’IPCC, ente pur certamente propenso all’ipotesi AGW, per sconfessare queste asserzioni.

Cambiamenti climatici: intervista a Carlo Carraro

La ricerca scientifica sul clima fatica a trovare spazio sui media destinati al grande pubblico. In questo quadro, quale è stato il ruolo svolto dall’IPCC?

Sappiamo che i media faticano a dare spazio al tema dei cambiamenti climatici, che deve necessariamente fare i conti con la concorrenza di notizie ritenute più attraenti e sensazionali, in grado di suscitare maggior interesse dei lettori e degli utenti. Si rischia quindi di parlare di clima in poche occasioni, spesso collegate ad eventi contingenti: nel caso di eventi climatici estremi da una parte e di grandi eventi internazionali sul tema dall’altro.

Carbon Capture and Storage: un contributo alla riduzione della CO2?

Dicembre 2015 è stata una tappa fondamentale nella roadmap dei cambiamenti climatici: è la data in cui ben 196 paesi del mondo hanno concordato la necessità di limitare l'aumento del riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius (°C) rispetto ai livelli pre-industriali. Quello che ancora non si conosce è la strategia che ciascun paese adotterà per abbattere le emissioni di CO2 e mantenere l’aumento di temperatura, se possibile, entro i 1,5°C. 

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