"La terra, nostra casa, è un bene comune, appartenente a tutti e destinato a tutti." (Papa Francesco). C’è un’eredità che non si misura in beni materiali ma in visione e responsabilità. Papa Francesco ha lasciato all’umanità parole che risuonano oltre la fede: un manifesto etico, sociale e ambientale, scolpito prima nell’enciclica Laudato Sì e poi, con ancora maggiore urgenza, nell’esortazione apostolica Laudate Deum. Questi documenti hanno saputo unire scienza e coscienza, giustizia e ambiente, presente e futuro, tracciando una rotta chiara per la società contemporanea.
Non è esagerato dire che l'enciclica di Papa Francesco Laudato Sì sia la Rerum novarum del 21° secolo. Così come nel 1891 Papa Leone XIII ha aperto la via all’approfondimento dei temi sociali da parte della Chiesa, nel 2015 Papa Francesco ha messo al centro della riflessione della Chiesa, per la prima volta nella sua storia, la questione ambientale, in particolare la sua dimensione climatica. L’enciclica precede di qualche mese il Paris Agreement che rappresenta, oggi, l'architettura istituzionale di riferimento delle politiche climatiche dei paesi.
Il settore idrico, nel nostro Paese, è in crescita costante, contribuisce in modo consistente al PIL e vede importanti investimenti da parte dei gestori del servizio idrico integrato, orientati soprattutto al riuso e al riciclo delle acque reflue e alla riduzione delle perdite in rete. Il tutto in un’ottica di circolarità ed efficienza della gestione del servizio, anche al fine di aumentarne il livello di resilienza in caso di emergenze. Ne abbiamo parlato con Alessandro Baroncini, Direttore Centrale Reti del Gruppo Hera, una delle maggiori multiutility italiane.
È il 1° maggio del 2023. Le prime immagini arrivano tramite i social network. Nessuno capisce inizialmente cosa stia realmente accadendo. Sono in un Frecciarossa diretta verso Milano, mi mandano un messaggio con scritto: Faenza si sta allagando, scendi e cerca di arrivare.
I primi piani delle case non sono visibili. Il caos intorno. I vigili del fuoco prendono di peso le persone e li adagiano sui loro gommoni. Gente che piange. Non hanno nulla tra le mani, solo gli animali che tengono coperti tra le braccia per paura che si tuffino in acqua.
L’acqua è una risorsa insostituibile, ma il suo ciclo naturale è ogni giorno influenzato dalle attività umane e dalle manifestazioni di un clima che cambia. Quest’anno il tema su cui la Giornata Mondiale dell’Acqua ci invita a riflettere è quello della inesorabile ritirata dei ghiacciai, che al pari di alluvioni e siccità, sono manifestazione lampante e al contempo struggente, se ancora ve ne fosse bisogno, delle conseguenze del riscaldamento del nostro Paese e di un regime delle precipitazioni che è cambiato.
Quello dello “spreco dell’acqua” è uno dei temi più fraintesi nel dibattito pubblico. Come scrive Boccaletti nel suo libro Siccità. Un paese alla frontiera del clima (2024), discutiamo di soluzioni (dalle nuove dighe all’irrigazione a goccia) senza avere ben chiaro quali siano i problemi. Cerchiamo affannosamente le risposte, ma non abbiamo imparato a fare le domande giuste. Ai bambini delle scuole insegniamo che bisogna chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti e ci si insapona sotto la doccia.
Il riscaldamento globale sta alterando il ciclo dell’acqua in modo sempre più evidente, influenzando la distribuzione delle precipitazioni, l’evaporazione e la disponibilità di risorse idriche. Nel 2024 le temperature medie globali hanno superato per la prima volta la soglia di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. In Italia l’aumento è stato ancora più marcato, raggiungendo +2,72°C.
Il settore idrico in Italia rappresenta una leva strategica per lo sviluppo economico e la tutela ambientale, ma al contempo evidenzia una situazione infrastrutturale complessa e disomogenea tra le diverse aree geografiche. La quindicesima edizione del Blue Book, monografia dedicata al settore idrico italiano di Fondazione Utilitatis e Utilitalia, presentata il 19 marzo alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, fotografa il comparto idrico italiano, mettendo in evidenza i punti di forza ma anche le criticità di una filiera fondamentale per l’industria nazionale nonché di una risorsa preziosa per la vita.
Le politiche di decarbonizzazione europee e mondiali hanno assegnato un ruolo chiave all’idrogeno come vettore energetico strategico nella transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Il suo potenziale come vettore energetico si basa principalmente su due caratteristiche: può essere prodotto utilizzando un’ampia gamma di fonti energetiche primarie, comprese quelle rinnovabili, nucleari e fossili con tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e ha una grande versatilità che lo rende adatto a diversi utilizzi finali.
Dal 1970, data di inizio della serie temporale ISTAT delle aree percorse da incendio boschivo in Italia sono cambiate tecniche e metodi impiegati per la stima delle aree percorse da incendio. In particolare, nel 2000 è entrata in vigore la legge quadro sugli incendi boschivi, legge 353/2000, di cui è difficile non considerare gli elementi di forte discontinuità col passato disponendo norme di forte e specifica deterrenza all’azione criminosa, unite ad un modello organizzativo su base regionale più moderno ed efficace nella prevenzione, programmazione e gestione degli interventi.