Numero 6 - Perché è necessario parlare di petrolio

20 dicembre 2016

Analisi

Il Preconsuntivo petrolifero UP: il petrolio e l’Italia nel 2016

Nel corso del 2016 (vedi Preconsuntivo 2016) i mercati petroliferi internazionali hanno mostrato un andamento altalenante che ha però inciso positivamente sui costi di approvvigionamento delle materie prime necessarie a soddisfare la domanda di energia italiana. Il prezzo del petrolio (Brent Dated), pur passando dai 26 dollari/barile (doll./bbl) di gennaio ai 53 di dicembre (+103%), in media annua si è infatti attestato a 44 doll./bbl, un valore inferiore del 18% rispetto al 2015 e del 60% rispetto al 2014, non lontano peraltro dal limite inferiore della forchetta indicata per il 2016 nell’edizione 2015 del Preconsuntivo (vedi Preconsuntivo 2015). Ciò non ha tuttavia favorito una ripresa dei consumi di energia totali che, nell’anno che sta per concludersi, non hanno mostrato sostanziali variazioni rispetto a quello precedente: -0,2%, ammontando a 163 milioni di Tep (mil. tep), un livello inferiore di oltre 20 mil. tep rispetto al 2010 (-11%).

Complessivamente, il mix italiano non ha evidenziato particolari novità, confermando il petrolio nel ruolo di prima fonte nel soddisfacimento della domanda di energia italiana, con una quota superiore al 36%. A seguire il gas (peso 35,4%) che, in netta controtendenza rispetto alle altre fonti, ha riportato un incremento del 4,3% a seguito della fermata dei reattori nucleari francesi che ha spinto al rialzo la produzione termoelettrica nazionale nella seconda parte dell’anno.

Approfondimento

L'illegalità nel settore dei carburanti: cenni di riflessione

In un contesto, per molti aspetti, in evoluzione come quello del settore petrolifero ed in particolare dei carburanti, non si può tralasciare l’incidenza che in esso può avere il fenomeno dell’illegalità, fortemente praticato nei diversi passaggi della filiera commerciale, in evidente contrapposizione con una politica di necessari cambiamenti. Un fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente fino a dar vita ad un binario che si avvia ad avvicinarsi a quello legale, minacciando sensibilmente le regole della legittima concorrenza e procurando danni all’Erario ed ai conti economici degli imprenditori onesti.

Approfondimento

Le raffinerie petrolifere nell'UE: un asset strategico per l'economia, con l'energia e la capacità di vincere le sfide

Quando si parla di un'industria, spesso si usano numeri: fatturato, investimenti, impiegati e altro ancora. Questa volta vogliamo invece cominciare dalle persone.

Un’iniziativa di FuelsEurope – l’associazione europea della raffinazione e del marketing petrolifero con sede a Bruxelles – fa parlare i giovani che lavorano nella nostra industria. Abbiamo realizzato dei video, in Grecia, in Belgio, in Polonia, in Slovacchia e in Finlandia, dove questi giovani raccontano se stessi: chi sono, perché hanno scelto l’industria petrolifera e che cosa pensano del loro lavoro. Ne viene fuori un mosaico avvincente: sono ragazzi laureati, diplomati e colletti blu che esprimono l’orgoglio e la soddisfazione di appartenere a un’industria di alto livello tecnologico dove possono applicare le proprie conoscenze e migliorarle continuamente. E sono contenti di poterlo fare in Europa, senza dover emigrare in un altro continente per realizzare le proprie aspettative.

Approfondimento

Prezzi oil: OPEC e Russia osservati speciali del 2017

Il 2016 sta per concludersi con quotazioni del Brent Dated – benchmark di riferimento internazionale per il greggio – più che doppie rispetto a quelle con cui era iniziato. Nei primi 20 giorni di dicembre, i prezzi si sono sempre mantenuti al di sopra dei 50 doll./bbl, una soglia raramente e solo temporaneamente superata nel corso dell’anno che, come in molti ricorderanno, si era avviato con una caduta a 26 doll./bbl, il livello più basso dal 2004. In mezzo a questi due estremi, fasi di rialzi si sono alternate a momenti di maggior cautela a seconda del prevalere di un mood più o meno ottimista sui tempi di riassorbimento di quell’eccesso di offerta che si era palesato a metà 2014 e che aveva decretato l’addio ai prezzi a tre cifre. 

Il punto di vista

In futuro? Ancora petrolio

Il futuro della raffinazione europea, l'accordo tra Paesi Opec e non Opec, il futuro della mobilità. Di questi temi abbiamo discusso con il professor Giulio Sapelli.

Cosa deve fare l'Europa per mantenere un asset strategico come quello della raffinazione?

Innanzi tutto bisogna individuare da dove viene il “pericolo”: dai prodotti raffinati americani, non solo da quelli asiatici. Gli Stati Uniti hanno risolto il tema della raffinazione: hanno una legislazione meno dura e margini più alti. E anche per questo fanno dei prodotti qualitativamente migliori. Poi bisogna considerare che la raffinazione che abbiamo non è perduta. Per questo bisognerebbe fare un po' più di lobby sulle istituzioni europee. Questa idea del 20-20-20 è pazzesca, non è sostenibile. I criteri sono troppo alti.

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