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Il contributo della raffinazione negli scenari low-carbon

Oggi l’industria petrolifera si interroga sul suo futuro in un mondo in profonda trasformazione dove, in ogni caso, il petrolio rappresenterà ancora per diversi decenni la fonte di energia principale, soprattutto nel settore dei trasporti.

La sfida ambientale impone inevitabilmente un adeguamento delle strutture produttive ai nuovi vincoli normativi decisi a livello comunitario e ai nuovi scenari dei mercati internazionali, in cui gli operatori extra-Ue continuano a godere di un indubbio vantaggio competitivo.

Perché oggi dire addio ai carburanti liquidi e al diesel sarebbe velleitario e non aiuterebbe l’ambiente

Negli ultimi tempi, soprattutto all’indomani della sentenza del Tribunale Federale tedesco di Lipsia, sia tra gli stakeholder che sui media tradizionali e sui social, si sono moltiplicate le posizioni favorevoli all’introduzione di divieti di circolazione per le auto diesel nelle città. In prima linea si sono schierati anche molti sindaci, di città piccole e grandi, che sperano di trovare in questi divieti una possibile risposta ad un problema, quello della qualità dell’aria, che li vede esposti in prima persona, dando per certa la fine dei motori diesel a vantaggio di una mobilità completamente elettrica.

Mobility Package: poco premiata la neutralità tecnologica

La riduzione della CO2 nei trasporti è un obiettivo ambientale legato alla lotta ai cambiamenti climatici ed è cosa ben differente da quello della qualità dell’aria, che riguarda invece particolari tipi di inquinanti dannosi per l’uomo. Il primo è un obiettivo di lungo periodo che va affrontato con azioni coordinate a livello globale, mentre per il secondo servono risposte immediate a livello locale.

Dal 2020 bunker solo allo 0,5 % di zolfo. Quali le implicazioni per l'industria petrolifera

Dal 1° gennaio 2020 tutti i combustibili impiegati nelle navi, il cosiddetto bunker oggi costituito essenzialmente da olio combustibile con tenore di zolfo al 3,5%, dovranno essere obbligatoriamente allo 0,5% a livello mondiale, in pratica un distillato molto simile al gasolio. Anche se la notizia in sé non ha suscitato grande interesse, tale cambiamento avrà profonde implicazioni non solo per l'economia dello shipping, ma anche ripercussioni importanti sugli assetti dell’industria petrolifera sia a livello produttivo che distributivo e sarà chiamata a garantire la disponibilità di tale prodotto.

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