Il termine utility 4.0 evoca immediatamente Industria 4.0, non tanto in termini di politica industriale, quanto di trasformazione in corso, altrimenti identificata come quarta rivoluzione industriale.

L’interconnessione attraverso la digitalizzazione costituisce il cuore di questa trasformazione, in quanto i dati, le informazioni, i sensori diventano un nuovo fattore di produzione, ma vi sono alcuni fattori complementari che ne caratterizzano la discontinuità e conseguentemente il potenziale impatto sul sistema economico:

 

  1. Primo fra tutti si va affermando una relazione inversa tra consumo e produzione, che trasforma i modelli di business in un’ottica di forte orientamento al servizio.
  2. In secondo luogo vi è la necessità di un’evoluzione delle relazioni tra impresa ed altri soggetti che possono svolgere un ruolo chiave nello sviluppo delle innovazioni (prosumer, cittadini attivi, fornitori, ecc.).
  3. In terzo luogo serve un diverso rapporto con le risorse, per rendere più efficiente e competitiva la produzione.
  4. Infine la produzione rimane centrale, ma non va più considerata come una sequenza di fasi separate, bensì come un flusso integrato immaterialmente grazie alle tecnologie digitali. Tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto/servizio sono gestite e influenzate dalle informazioni rilevate, comunicate e accumulate lungo la catena del valore.


Questi fattori possono essere considerati tra i più rilevanti anche per il comparto delle utilities e da essi si può partire nell’analizzare il ruolo che la sostenibilità può assumere nei processi di trasformazione guidati dalla digitalizzazione.

Partendo dal primo, i modelli di business delle multiutility sono naturalmente orientati al servizio in un’ottica di gestione di beni comuni. In questo contesto la sostenibilità entra in gioco nella sua più recente evoluzione internazionale rappresentata dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in cui il tema dell’equità appare centrale, e che consolida l’articolazione nella triplice dimensione economica, sociale e ambientale.

Dal lato economico vi è la necessità di garantire una sostenibilità di lungo periodo alla componente infrastrutturale (si pensi alle reti idriche o ai trasporti) collegata strettamente al livello degli investimenti: le future generazioni avranno un servizio di qualità, se i gestori attuali saranno stati capaci e posti nelle condizioni di manutenere e migliorare la dotazione di reti e impianti. 

Dal lato sociale un tema centrale riguarda l’accessibilità ai servizi da parte di tutti, il che comporta specifiche attenzioni alle esigenze degli utenti, ma anche a soluzioni diversificate in relazione alla tipologia e alla dislocazione degli stessi (si pensi alla generazione distribuita, o ai trasporti locali per le comunità più isolate). Dal lato ambientale, occorre pensare a come garantire servizi che siano non solo ambientalmente compatibili, ma addirittura capaci di considerare i temi ambientali come un fattore in grado di modificare radicalmente i modelli di business: si faccia riferimento, come vedremo anche nel seguito, all’approccio alla circolarità, nell’ambito della gestione dei rifiuti, ma anche degli altri cicli. 

Proseguendo con il secondo fattore, indubitabilmente la digitalizzazione e l’internet of things cambiano l’interazione con l’utenza, che si trova a generare e a disporre di molte più informazioni che possono essere utili in termini di sostenibilità, ad esempio, per ottimizzare i propri consumi in termini quantitativi e qualitativi. Su questa base si possono innestare interazioni virtuose tra provider, utilizzatore e attori territoriali capaci di migliorare il servizio sotto molti profili.

Uno di questi riguarda proprio la gestione delle risorse nella prospettiva, già citata, dell’economia circolare. Il che significa progettare servizi che si pongano in una ottica di chiusura del ciclo, riducendo al massimo gli scarti e sprechi che si possono generare nelle diverse fasi: dall’approvvigionamento alla pianificazione del servizio, alla produzione/erogazione, al trasporto, al recupero e riutilizzo. In questo senso, i sistemi cyberfisici, la sensoristica, le piattaforme logistiche, internet of things potrebbero favorire una più stretta connessione tra la quarta rivoluzione industriale e l’economia circolare.

Ciò è strettamente legato all’ultimo fattore che indicavamo all’inizio, ovvero quello della sempre maggiore integrazione delle diverse fasi della produzione dei servizi in collegamento con le attività a monte e a valle. Rimanendo nell’ambito precedentemente indicato, la valorizzazione del flusso dei materiali nell’ottica della circolarità richiede una interconnessione sempre più rilevante tra le attività di raccolta, selezione e trattamento dei rifiuti con quelle collocate nelle filiere del riutilizzo. Oppure la mobilità sostenibile prevede un’integrazione tra le diverse modalità di trasporto unendo soluzioni collettive a quelle individuali basate sullo sharing.