Tomaso Tommasi di Vignano (Presidente Esecutivo Gruppo Hera)

La strada che conduce al 2021 per il Gruppo Hera passa attraverso cinque parole chiave – crescita, efficienza, eccellenza, innovazione e agilità – sulle quali si fondano le strategie di sviluppo della multiutility bolognese. Un cammino che la società, da 4,4 miliardi di fatturato e 4,4 milioni di cittadini serviti (tra Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Veneto), ha tracciato nel nuovo Piano industriale presentato ai primi di gennaio, con una previsione di investimento di circa 2,9 miliardi di euro ripartiti in tutti i settori di riferimento. Un presupposto indispensabile per proseguire nel percorso di crescita di un operatore che è già il primo in Italia nell’area ambiente (con 6,9 milioni di tonnellate di rifiuti trattati), il secondo nel ciclo idrico integrato (oltre 53mila km di rete idrica gestita), il terzo nella distribuzione del gas (circa 21mila km di rete) e quinto nella distribuzione elettrica (oltre 12.400 km di rete). A maggior ragione in settori in costante evoluzione e che nei prossimi anni offriranno occasioni di rilievo, a cominciare dalle gare d’ambito del gas e dell’igiene ambientale; settore, quest’ultimo, che ha ricevuto nuovo impulso anche dal passaggio sotto la governance dell’Autorità Nazionale per energia, gas e servizio idrico (ribattezzata ARERA).

Presidente Tommasi, un Piano da quasi 3 miliardi di investimenti per essere competitivi in una fase di grandi trasformazioni attese in quasi tutti gli ambiti di riferimento del Gruppo.

L’ultimo documento strategico si caratterizza per la dimensione di investimento più rilevante da quando esiste l’azienda, che nel 2017 ha compiuto 15 anni. Ci siamo posti obiettivi sfidanti che poggiano le basi sulla solidità dei risultati raggiunti e scaturiscono dall’analisi dello scenario entro il quale ci muoviamo. I prossimi saranno anni caratterizzati da una molteplicità di opportunità in tutti i settori, ma nel contempo anche da un’accresciuta complessità che solo le aziende dotate di una struttura adeguata, come riteniamo di essere, potranno affrontare contestualmente. Penso, per esempio, ai previsti cambiamenti normativi per i segmenti di clientela dei servizi energetici tutelati, che porteranno a un ulteriore aumento del valore aggiunto dei servizi offerti e a una maggiore competizione nel mercato, o anche al proseguimento dei processi di consolidamento dei settori della vendita di energia e dei servizi di trattamento dei rifiuti. Dal confronto con i precedenti piani, peraltro, emerge anche la puntuale corrispondenza tra previsioni e risultati ottenuti, spesso in maniera migliorativa, che conferisce ulteriore serenità rispetto al raggiungimento dei traguardi importanti e impegnativi che ci siamo prefissati.

Quali considera gli elementi di novità inseriti a piano e quali aspetti invece possono essere considerati pietre angolari della vostra strategia?

Negli anni abbiamo sempre aggiunto ulteriori pilastri alla nostra strategia, come ad esempio l’agilità, con l’intento di costruire una piattaforma globale al servizio di un’azienda multiforme come la nostra. Grande attenzione è sempre rivolta agli aspetti finanziari: solidità dei risultati, politica dei dividendi in crescita commisurata con la generazione di cassa, mantenimento di un profilo conservativo di rischio. A questo si aggiunge anche un focus costante sul capitolo dei merger e delle acquisizioni, ambito quest’ultimo che non abbiamo mai abbandonato, anche in un periodo, come quello appena vissuto, caratterizzato da una fase di assestamento delle disposizioni normative di riferimento. Il tutto si traduce in un impegno in termini di investimenti superiore di circa 400 milioni rispetto al piano precedente. Abbiamo previsto di investire 1,6 miliardi per interventi di mantenimento necessari alla struttura del nostro business e 1,3 per lo sviluppo delle attività, con particolare riferimento all’impegno delle gare sia nel settore gas sia nell’ambiente, oltre al già citato capitolo dell’M&A e agli investimenti in progetti innovativi, come l’estensione delle smart grid agli acquedotti o le nuove tecnologie atte a massimizzare il recupero dei fanghi da depurazione.

A proposito delle gare, quali sono le prospettive di Hera? Come vi orienterete in quello che viene considerato da tempo un momento chiave per i settori gas e ambiente, che passerà anche attraverso la razionalizzazione del numero degli operatori?

Nel gas restiamo focalizzati sull’idea di concorrere negli ambiti dove possediamo già una quota maggioritaria. Partiamo da qui, dove ipotizziamo che i bandi possano essere pubblicati tra il 2019 e il 2020. Siamo pronti e con i motori accesi. Nell’ambiente, invece, è stato appena pubblicato un bando nel nostro territorio di riferimento e riteniamo che presto possa essere seguito da altri. Anche in questo caso, ci stiamo lavorando a fondo attendendo le evoluzioni di scenario.

In conclusione, come pensa che il Gruppo Hera possa tagliare il traguardo del 2021?

Al 2021 ci aspettiamo una crescita importante e ripartita con attenzione, tenendo conto delle esigenze di tutte le nostre strutture operative, attraverso un bilanciato mix tra crescita interna - dettata da azioni di efficientamento, dallo sviluppo delle gare e dalla crescita organica – e per linee esterne. È proprio con riferimento agli importanti risultati già conseguiti e alle previsioni al 2017 che abbiamo ritenuto di rivedere al rialzo anche la politica dei dividendi che passerà dai 9,5 ai 10 cent nel 2018 e salirà a 10,5 cent nel 2020 e 2021.