Intervista al Prof. Francesco Sisci (Professore all'Università del Popolo della Cina)

1) La Cina sta cambiando pelle: da un modello economico dominato dall’industria pesante e a controllo statale ad un modello più incentrato sui servizi e quindi a minor intensità energetica. Quali saranno i settori chiave dell’economia cinese in futuro? Quali le prospettive di crescita del paese?

La Cina mira a sviluppare un’economia basata sui consumi interni e i servizi, ad oggi meno sviluppati. Tuttavia, nel raggiungimento di questo obiettivo si incorre in un problema di natura strutturale: la politica anticorruzione degli ultimi cinque anni voluta dal governo ha spaventato in maniera significativa l’imprenditoria cinese - inclusa quella più piccola - che più di ogni altra dovrebbe soddisfare la domanda interna di beni di consumo e di servizi.  Pertanto, in questo momento ci troviamo nella “la terra di nessuno”, ossia in una fase aleatoria in cui da una parte sta giungendo a termine il vecchio sistema produttivo basato sui grandi investimenti, sulla produzione manifatturiera e la produzione per terzi destinata all’export, e dall’altra il nuovo modello di sviluppo non è ancora iniziato.

Bisognerà vedere se nei prossimi due anni il Presidente Xi Jinping riuscirà ad avviare la riforma delle imprese statali, la chiave di volta del cambiamento; in secondo luogo, sarà necessario capire se questa riforma riuscirà nel suo intento, cioè garantire il cambiamento strutturale dell’economia cinese verso il settore dei servizi e dei consumi interni. Se questo non avviene, la Cina resterà incentrata su un modello come quello attuale trainato dagli investimenti infrastrutturali che generano debito e che potrebbe risultare insostenibile nel lungo termine. In sintesi, regna ancora una grande incertezza sul futuro.

2) Il cambiamento del paradigma economico si aggiunge alla volontà del Presidente in carica di combattere l’inquinamento. Quali sono le principali politiche governative in materia di inquinamento atmosferico?

In Cina, le politiche contro l’inquinamento sono principalmente di due tipi: 1) si cerca di allontanare dal centro delle città le industrie pesanti e, dal momento che questo comparto presenta una produzione in eccesso, si sta procedendo alla chiusura di acciaierie e cementifici. 2) La seconda misura che si sta implementando è la diminuzione delle costruzioni, altra causa di inquinamento. A queste si aggiunge una politica volta ad incentivare la mobilità elettrica, nell’intento di ridurre le emissioni del settore dei trasporti.

Rimango più pessimista, invece, sulla questione del carbone e sulla volontà di ridurne drasticamente il consumo. In questo caso, siamo in presenza di un problema strutturale: ad oggi in Cina, poco meno del 70% dell’energia prodotta proviene dal carbone, una quota quindi elevatissima. Si tratta di una materia prima disponibile internamente - e quindi non soggetta ai problemi legati alla dipendenza dall’estero -, a basso costo e ad alto impatto occupazionale. Pertanto, ritengo che uno switch radicale verso altri combustibili sia molto difficile per il momento.

3) Il presidente parla anche di “rivoluzione energetica”. La Cina ancora oggi è il principale consumatore di carbone, il più importante importatore di petrolio e un attore importante del mercato del gas. Tuttavia, è anche il principale esportatore di tecnologie solari e un leading player in tutte le tecnologie low carbon. Come potrebbe modificarsi il mix energetico della Cina nel medio-lungo termine?

Il mix energetico in Cina, ma il concetto può essere esteso al resto del mondo, potrebbe cambiare solo in caso di innovazioni rivoluzionarie. Se domani avessimo la capacità di produrre solare con efficienza raddoppiata o triplicata rispetto a quella attuale allora le cose sarebbero diverse. Tuttavia, ad oggi, l’efficienza degli impianti solari è ancora bassa e in assenza di sussidi questa fonte risulta ancora antieconomica. La stessa cosa vale per l’eolico o per la mobilità elettrica, dove rimane ancora da risolvere un’importante strozzatura legata alle batterie, che durano solo due anni e sono ancora molto costose, pesando per un 70% del costo totale delle auto elettriche.

Pertanto, a meno di una rivoluzione tecnologica, non intravedo cambiamenti radicali nel mix e la dipendenza dal carbone è destinata a continuare. Ciò non toglie che siano già stati compiuti alcuni cambiamenti e che altri si verificheranno: le rinnovabili hanno aumentato la loro quota in misura significativa e il cammino verso un modello economico diverso, caratterizzato da un minor utilizzo di acciaio e cemento e da minori costruzioni sta già contribuendo ad una riduzione delle emissioni e della domanda di combustibili fossili.

4) Secondo il World Energy Outlook 2017, di recente pubblicazione, “quando la Cina cambia, tutto cambia”. Quali sono le principali implicazioni delle scelte della Cina in materia di energia sui trend energetici e climatici globali?

Non sono d’accordo su questa affermazione perché esclude dalla valutazione la crescente importanza che l’India va acquisendo. L’India ha una popolazione più elevata e più giovane di quella della Cina; inoltre è più caotica, meno inquadrabile. Pertanto, anche se la Cina sta implementando importanti cambiamenti in termini di miglioramento delle emissioni e riduzione della domanda di energia, è difficile dire che questo impatta inequivocabilmente sui trend energetici e climatici globali. Nel frattempo, infatti, assisteremmo ad peggioramento netto della situazione energetica ed ambientale dell’India e, a seguire, di altri paesi in via di sviluppo.

Pertanto, in assenza di radicali innovazioni tecnologiche o di un forte impegno politico delle potenze dominanti – Europa e America, che insieme alla Cina sono i più grandi inquinanti – a livello globale la situazione rischia di non migliorare, perché oggi l’India, domani i paesi africani, e dopodomani chissà chi, si sentiranno legittimati a produrre e ad inquinare senza regole e vincoli stringenti.

5)  Tra le varie politiche pianificate, sicuramente ambiziose risultano quelle in materia di trasporti. Sempre secondo il WEO2017 al 2040 il parco circolante cinese sarà caratterizzato da un’auto elettrica ogni quattro. Ritiene realistico questo obiettivo?

Sicuramente l’impegno del Governo in tal senso è massimo e l’elettrificazione dei trasporti rientra tra le misure prioritarie per sconfiggere l’inquinamento e ridurre le emissioni, anche se merita rilevare che ancora la maggior parte dell’elettricità in Cina è prodotta a partire dal carbone. Già ad oggi è possibile intravedere primi segnali significativi: quest’anno, ad esempio, la Tesla segnerà il record di un miliardo di dollari di vendite sul mercato cinese e altre auto elettriche concorrenti alla Tesla, e di origine cinese, si stanno affacciando sul mercato. Questo comparto sta suscitando grande interesse, non solo per il giro di affari che sta muovendo, ma anche perché l’industria che ruota intorno alle automobili è una di quelle che potrebbe modificare l’apparato industriale della Cina.