Secondo i risultati del recente studio Innovhub, è stato confermato l’impatto negativo in termini ambientali e sanitari degli impianti alimentati a biomassa legnosa per l’utilizzo nel settore del riscaldamento, a fronte di performance positive dei combustibili gassosi. Il riscaldamento a gas è quindi la soluzione migliore per le famiglie italiane?

Lo studio di Innovhub presentato a Milano il 23 ottobre ha ulteriormente indicato con dati tecnici alla mano il forte contributo negativo delle biomasse all’inquinamento atmosferico, con i conseguenti danni per la salute umana. Noi abbiamo sempre ritenuto che i gas (GPL e gas naturale) fossero le soluzioni vincenti dal punto di vista ambientale in quanto riescono a ben coniugare gli obiettivi di contenimento delle emissioni di CO2 e di miglioramento della qualità dell’aria: i dati presentati ci confortano in ciò e in tal senso il nostro auspicio è che i risultati di questo nuovo studio scientifico possano costituire la base per i decisori politici affinché effettuino scelte consapevoli di politica ambientale, sanitaria e fiscale che scoraggino l'uso di combustibili inquinanti e valorizzino le fonti energetiche più pulite.

Dal punto di vista fiscale i combustibili gassosi sono però svantaggiati rispetto ad esempio alle biomasse, che spesso godono anche di incentivi. E il mercato tende quindi ad andare da quella parte, con danno per la qualità dell'aria. Cosa è necessario fare per invertire questa tendenza?

E’ assolutamente necessario invertire la rotta delle politiche che fino ad oggi hanno incentivato economicamente e ancora incentivano l’acquisto di stufe e caldaie a legna e pellet. E questo va fatto a partire dalla emananda legge di Bilancio che, al contrario, sembra voler confermare il bonus fiscale per questi impianti. Anche alla luce dei dati del nuovo Studio InnovHub si tratterebbe di una scelta difficile da comprendere, visti gli impatti negativi di legna e pellet sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Va poi riequilibrata la fiscalità di vantaggio di cui godono le biomasse che non sono soggette alle accise, come invece tutti gli altri prodotti per riscaldamento.

Lo scorso giugno le regioni del bacino padano hanno firmato un accordo per adottare misure comuni per la qualità dell'aria. Come lo giudica? C'è bisogno di un maggiore coordinamento tra enti locali e tra centro e periferia?

L’Accordo è solo un primo passo. I limiti che sono stati previsti per i divieti di utilizzo di stufe e caldaie a biomassa in caso di sforamento dei valori emissivi di polveri possono essere migliorati: infatti, lo Studio InnovHub ha confermato che anche gli impianti a 3 e 4 stelle contribuiscono in modo assolutamente rilevante alle emissioni di polveri, CO e benzoapirene. Ci rendiamo ovviamente conto che l’Accordo è un primo segnale importante e riteniamo che gli Enti locali non debbano essere “lasciati soli” dallo Stato nelle scelte necessarie di porre divieti all’utilizzo degli impianti a biomassa che – a livello centrale – vengono invece incentivati. Serve – a nostro avviso – coerenza maggiore nelle scelte: rivedere le politiche incentivanti è il primo passo necessario per far comprendere ai cittadini il valore ecologico delle proprie scelte e di quelle che gli amministratori locali sono chiamati a fare.

Il settore del riscaldamento è poco conosciuto e poco controllabile, al contrario ad esempio di quello della mobilità. Quali strumenti si possono introdurre per colmare questo gap conoscitivo? Chi dovrebbe intervenire?

Chiaramente la conoscenza dei fenomeni che si vanno a disciplinare dovrebbe essere la base di partenza: non in tutte le Regioni è attivato il censimento – tramite il catasto degli impianti termici – del numero di impianti alimentati a biomassa e dei relativi volumi di prodotto consumati, come invece è previsto storicamente per il gas naturale, il GPL ed il gasolio. E’ necessario che in tutte le Regioni vengano censiti anche gli impianti di riscaldamento a biomassa. C’è poi un altro tema fondamentale, quello della previsione di controlli di manutenzione ed efficienza degli impianti di riscaldamento. Obbligatori da sempre per le caldaie a gas naturale, GPL e gasolio e invece non previsti per le stufe e caldaie alimentate a biomassa. I dati dello studio di Innovhub dimostrano i pesanti effetti in termini di ulteriore aumento di emissioni di polveri e soprattutto di benzoapirene connessi all’“invecchiamento” di tali impianti ed al loro utilizzo: deve dunque essere cambiata subito la normativa di riferimento per prevedere controlli con cadenza almeno annuale per gli impianti a biomassa alla luce dei nuovi dati disponibili.

C'è una sufficiente consapevolezza da parte dei consumatori dei pregi e dei difetti delle differenti soluzioni per il riscaldamento? Cosa si può fare per migliorare l'informazione?

Deve essere assolutamente aumentata la consapevolezza dei cittadini, i quali devono poter disporre di indicazioni coerenti ed omogenee sulle diverse caratteristiche dei combustibili utilizzati per il riscaldamento: gli organi di informazione in questo hanno un ruolo ed una responsabilità fondamentali per accrescere il livello di conoscenza e garantire ai consumatori di fare scelte consapevoli nel rispetto dell’ambiente e della tutela della salute.