L’energia elettrica non è un “bene indispensabile alla vita”. Con questa affermazione la Cassazione ha negato che la pena inflitta per il furto di energia elettrica perpetrato da una famiglia svantaggiata fosse in qualche modo attenuata da uno stato di necessità. Non volendo minimamente giustificare un reato (il furto di energia elettrica), né mettere in dubbio le ragioni del diritto che hanno guidato la decisione dei giudici, ci si può domandare se dal punto di vista economico l’energia elettrica sia da considerare un bene fondamentale oppure no. E se sì, come la spesa per il suo acquisto sia cambiata e potrà cambiare in futuro.

Nei corsi introduttivi di economia si definiscono i beni di prima necessità (inferiori), normali o “di lusso” (superiori) sulla base di come si modifica la loro domanda quando cambia la disponibilità di risorse della famiglia (usualmente si fa riferimento al reddito). Se il reddito cresce e aumenta anche la domanda di beni si parla di beni normali (di lusso quando la domanda del bene cresce più del reddito). Al contrario se al crescere del reddito diminuisce la domanda si parla di beni inferiori.

L’energia elettrica è un “bene inferiore”

E l’energia elettrica cosa è? Secondo il criterio economico è senza dubbio un bene inferiore. La figura in basso mostra l’incidenza della spesa elettrica sulla spesa complessiva per decimi di spesa equivalente e della famiglia. Per fare questo calcolo prendiamo la spesa totale di ogni famiglia, la dividiamo per un fattore che tiene conto del numero di componenti (la persona equivalente che ci dice tra quanti individui quel consumo vada tenendo conto delle economie di scala) e classifichiamo le famiglie in dieci gruppi di eguale dimensione dopo averle ordinate da quelle con spesa inferiore (le più “povere”) a quelle con spesa maggiore (le più “ricche”). Per ciascuno di questi gruppi calcoliamo la percentuale di spesa che è destinata all’acquisto di energia elettrica.

Fonte: Nostre elaborazioni su dati Istat

Se l’energia elettrica fosse un bene normale, ci aspetteremmo la medesima quota di risorse destinata dalle famiglie ricche e quelle povere. Invece si vede chiaramente che per le famiglie più in difficoltà questa voce erode una quota maggiore del bilancio familiare di quanto avviene per le famiglie più agiate. Considerando che alcune delle famiglie povere ricevono il bonus elettrico (uno sconto sulla bolletta elettrica destinato alle famiglie in condizione di disagio economico) l’effettiva disuguaglianza nella spesa elettrica è probabilmente superiore.

In futuro cosa accadrà alla spesa elettrica delle famiglie?

Anche se si classifica l’energia elettrica come un bene di prima necessità in senso economico si può comunque rilevare come la quota di spesa “erosa” dai bisogni elettrici sia tutto sommato contenuta anche per le famiglie più povere: il 4 per cento del bilancio non è in fondo granché (456 euro l’anno nel 2015). Ma sarà così anche in futuro?

Per poter valutare tali rischi bisogna vedere se: 1) ci aspettiamo che la spesa destinata all’acquisto di energia elettrica aumenti; 2) se questo aumento peserà relativamente di più sulle famiglie meno agiate. Se guardiamo al passato per estrapolare le tendenze future le figure qui sotto indicano come la risposta sia positiva a entrambi i quesiti.

La figura di sinistra indica come dal 2000 al 2015 la spesa per l’acquisto di energia elettrica sia progressivamente cresciuta, rispecchiando sostanzialmente l’andamento dei prezzi (sospinti negli ultimi anni dagli oneri di sistema). La figura di destra mostra come tale aumento abbia penalizzato in particolare le famiglie meno agiate: le frecce che indicano l’aumento della quota di spesa elettrica tra il 2000 e il 2015 sono “più lunghe” per questa categoria di famiglie.

Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

Fortunatamente il problema è già nell’agenda delle Istituzioni. Queste tendenze indicano una crescente vulnerabilità delle famiglie alle dinamiche della spesa energetica. In questo senso è bene che il tema della povertà energetica sia entrato nell’agenda del Governo e delle Istituzioni europee nel momento in cui vengono decisi nuovi e più sfidanti obiettivi di decarbonizzazione.

* Le opinioni espresse dall’autore non investono in alcun modo la responsabilità della Banca d’Italia