Con l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il settore delle tecnologie low-carbon è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni, fornendo un’importante occasione di sviluppo per le imprese. Ciò potrà avvenire non soltanto dal lato dell’offerta delle green technologies (mediante, cioè, la creazione di nuove opportunità di business per le imprese che volessero produrle) ma anche da quello della domanda. Le tecnologie low-carbon, infatti, sono al centro di quella che può essere definita come la “quarta rivoluzione industriale” e pertanto, l’investimento in tale comparto potrà determinare per le imprese un importante vantaggio competitivo nei confronti dei propri competitors sia mediante un uso più efficiente (e, quindi, meno costoso) delle risorse impiegate nei processi produttivi, sia in termini di una rinnovata immagine nei confronti dei propri clienti.

Gli investimenti in green technologies presentano, tuttavia, un alto grado di rischiosità. In fase progettuale, in particolare, il rischio maggiore è quello della stima del livello di redditività dell’investimento. In fase di realizzazione, invece, esistono numerosi rischi legati all’ottenimento dei permessi ambientali necessari per la realizzazione delle infrastrutture green ed alla complessità dei progetti che potrebbero far incrementare i tempi di realizzazione degli impianti e, con essi, i costi complessivi. In fase operativa, infine, i rischi principali sono legati alla performance dell’investimento stesso nonché ai prezzi energetici e alla domanda. L’alta rischiosità degli investimenti in green technologies determina un incremento del costo del capitale con la conseguenza che laddove l’asset finance (il ricorso, cioè, ai mezzi finanziari propri) non dovesse essere sufficiente, la capacità di investimento da parte delle imprese potrebbe essere significativamente limitata.

In questo senso, lo sviluppo del settore della green finance (l’insieme cioè di operatori e strumenti finanziari specificamente rivolti al finanziamento di investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale) rappresenta un importante elemento per favorire le opportunità di investimenti verdi delle imprese, consentendo, quindi, la transizione verso un nuovo regime maggiormente sostenibile. La green finance, mira, in particolare, a promuovere l’utilizzo di criteri ambientali nelle politiche e nei processi di investimento. Al di là degli aspetti meramente etici legati al rispetto dell’ambiente, la ragione per integrare i temi ambientali nelle scelte di investimento fa riferimento alla riduzione dei rischi nel medio-lungo termine e alla creazione di valore da parte delle imprese. In aggiunta ai criteri valutativi normalmente utilizzati dalla finanza tradizionale, infatti, la green finance ritiene che il rispetto rigoroso delle normative ambientali da parte delle imprese – conseguenza di investimenti in green technologies – possa ridurre sensibilmente il rischio di impresa creando al contempo valore. Ciò in ragione del fatto che le strategie aziendali green-oriented permetterebbero di ridurre le asimmetrie informative che caratterizzano tipicamente i mercati finanziari e che impattano sul costo del capitale. I criteri ambientali alla base della green finance si applicano in maniera trasversale a tutte le asset class, siano esse obbligazioni (green bond), private equity (business angels, venture capital), ecc.

È opportuno sottolineare come un ruolo centrale lo stiano assumendo anche le assicurazioni mediante l’approvazione dei Principi per l'Assicurazione Sostenibile che introducono un insieme di buone pratiche individuate a livello globale per rendere sostenibile il settore assicurativo. Tali buone pratiche si fondano su quattro linee strategiche: (1) integrare nei processi decisionali questioni ambientali, sociali e di governance; (2) promuovere la consapevolezza dei consumatori e dei lavoratori circa le questioni ambientali, sociali e di governance; (3) collaborare con i governi, gli enti normativi e altri interlocutori strategici per promuovere una diffusa trasformazione sociale su questioni ambientali, sociali e di governance; (4) mettere in atto strategie per aumentare l’affidabilità e la trasparenza nell’applicazione di questi principi.

Il problema della trasparenza rende necessario definire dei principi condivisi per la classificazione dei finanziamenti green. A tal fine, le strategie attraverso cui vengono orientati i finanziamenti green sono prevalentemente: (1) le esclusioni: escludendo esplicitamente singoli emittenti o settori o Paesi dall’universo investibile sulla base di determinati principi e valori ambientali; (2) le convenzioni internazionali: selezionando  gli investimenti in base al rispetto delle norme e standard ambientali internazionali; (3) le best-in-class: “pesando” gli emittenti in portafoglio secondo criteri ambientali e privilegiando gli emittenti migliori all’interno di un universo, una categoria o una classe; (4) gli investimenti tematici: selezionando gli emittenti in portafoglio secondo criteri ambientali e focalizzandosi su uno o più temi quali i cambiamenti climatici o l’efficienza energetica; (5) l’impact investing: investendo in imprese, organizzazioni o fondi con l’intenzione di realizzare un impatto ambientale positivo assieme ad un ritorno finanziario.

La mancanza di dati ufficiali relativi alla green finance a livello mondiale rende di difficile identificazione il volume d’affari che ruota attorno al settore. Tuttavia, elaborazioni recentemente compiute dal Global Investment Review mostrano come la maggior parte dei finanziamenti green (approssimativamente il 60%) avvengano in Europa, il 30% negli USA ed il restante 10% nel resto del mondo. Nonostante il dato positivo sull’Europa nel suo complesso, il settore della green finance in Italia, seppur in espansione, risulta meno sviluppato che in altri paesi.

In conclusione, si può evidenziare come la crescita del settore delle tecnologie low-carbon comporterà un aumento degli investimenti green da parte delle imprese e dei relativi finanziamenti dedicati, creando nuove opportunità di sviluppo del settore della green finance. La finanza verde sembra dunque uno strumento fondamentale ed in crescita per stimolare la transizione verso modelli di produzione (e consumo) sempre più sostenibili. Resta tuttavia un rischio legato all’integrità di tali investimenti: ciò richiede uno sforzo generalizzato in termini di trasparenza al fine di garantire risparmiatori ed investitori che tali finanziamenti vadano davvero a promuovere progetti green e non siano solo operazioni di greenwashing.