Nel mese di maggio 2017, l'associazione dei costruttori dell'Aquila ha sottoscritto una convenzione con il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga per la redazione di alcune linee guida riguardanti gli interventi di ricostruzione post-sisma all’interno delle aree tutelate, in una coniugazione fra rispetto dei principi di salvaguardia ambientale e bioedilizia. Su cosa si fonda questa convenzione, quali sono i principi alla base e quali i risultati che si vogliono raggiungere?

Fra gli aspetti importanti alla base della Convenzione vi è l’autorevolezza che i due enti coinvolti reciprocamente si riconoscono, puntando ad interventi di ricostruzione che hanno elevate caratteristiche di compatibilità con il sistema dei valori dei luoghi, traducibili in specifiche scelte progettuali e selezione dei materiali. L’idea fondante risponde ad un’esigenza di gestione e controllo dell’intero processo, nonchè di condivisione degli obiettivi con esperti, enti e attori locali (proprietari, imprese e progettisti). Le linee guida saranno strutturate con degli abachi morfotipologici che indicheranno le soluzioni possibili per gli elementi costituitivi degli edifici, come ad esempio i portali, le finestre, i cornicioni, i comignoli, i balconi. In questo modo si può beneficiare di una fase post-cantiere di monitoraggio e controllo più efficace. La bioedilizia rientra a pieno titolo in un simile quadro, soprattutto in relazione al controllo dei cicli di vita degli edifici. L’introduzione di materiali o di soluzioni tecnologiche che guardano al mondo bio non deve limitarsi al momento della costruzione; è necessario  un approccio di lungo periodo che permetta il controllo biologico fino allo smaltimento. L’obiettivo finale è associare un processo costruttivo anteguerra, in cui prevalgono forme e materiali naturali, provenienti dall’immediato contesto, con l’innovazione tecnologica impiantistica e strutturale disponibile. In altri termini il rispetto delle esigenze prestazionali previste dalle norme cogenti avviene all’interno di un approccio olistico che risponde ai criteri di scelta e utilizzo di materiali di provenienza locale (pietra, legno, mattone) e al riuso dei materiali stessi derivanti dalle attività di demolizione e ricostruzione.

In generale, quanto contano i criteri di efficienza energetica nella ricostruzione post-terremoto? Vi sono ostacoli al loro perseguimento?

I criteri di efficienza energetica sono stati considerati fondamentali ai fini della ricostruzione, già a seguito del sisma del 2009. Il Comune dell’Aquila, ad esempio, ha imposto a tutti gli edifici di nuova costruzione o sottoposti a riparazione situati al di fuori dal centro storico, una serie di requisiti attinenti l’ambito energetico (sono circa una cinquantina), come l’installazione di impianti fotovoltaici, sistemi di recupero delle acque piovane, il solare termico, il tutto con l’obiettivo di innalzare le caratteristiche prestazionali degli edifici. Questa tipologia di interventi è stata fatta rientrare nei contributi statali. Nei centri storici, invece, l’applicazione di queste norme si è concretizzata con più difficoltà e ha riguardato solo alcune misure, in ragione dell’impossibilità di realizzare alcuni interventi specifici  come l’installazione di pannelli fotovoltaici.

Tuttavia, l’applicabilità di queste misure riguarda solo gli interventi di ricostruzione degli edifici che hanno subito danni durante il sisma del 2009;  non possono essere replicate per i danni subiti a seguito del terremoto del 2016 per il quale esistono, paradossalmente, delle nuove regole. I Comuni del cratere coinvolti anche dall’ultimo sisma hanno infatti emesso normative differenti e ancora si attendono le indicazioni di natura operativa per i progettisti, le imprese e i proprietari degli edifici. Questa situazione crea ovviamente inefficienze e ritardi nel processo di ricostruzione e sconta l’assenza di linee guida a livello nazionale, che dettino in maniera stabile e continuativa, le regole da applicare in caso di eventi calamitosi come i terremoti.

Le tematiche ambientali nel campo edilizio hanno polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e sempre più spesso si parla di Bioedilizia. Come si può definire, quali sono i pilastri su cui fonda e quali i vantaggi in termini di salute, rispetto dell’ambiente?

L’ANCE crede molto in un’edilizia conforme ai principi della bioedilizia e riconosce l’importanza di aderire  a protocolli internazionali che certifichino la qualità e l’utilizzo di materiali specifici ad essa ispirati. Ovviamente, aderire a questo genere di protocolli  è più facile per gli edifici di nuova costruzione, in quanto si può seguire l’intero ciclo di vita dell’edificio ed avere una certificazione completa per ogni singolo aspetto. Per il già costruito, invece, in assenza di una completa conoscenza della storia pregressa dell’edificio, la certificazione potrà riguardare i singoli elementi o i singoli materiali.

In materia di bioedilizia, merita rilevare l’impegno di  ANCE L’Aquila che ha recentemente contribuito alla stesura di una delibera consiliare nel Comune di Avezzano in cui si estendono i criteri ambientali minimi, obbligatori per gli edifici pubblici, anche per gli edifici e spazi aperti privati a seguito della volontaria proposta dei proprietari. L’Amministrazione premia i proponenti virtuosi, con riconoscimenti in denaro via via crescenti, a seconda dell’estensione e dell’importanza della proposta. I criteri ambientali minimi, che il Ministero dell’Ambiente ha reso obbligatorio dal 2017 per tutti gli edifici pubblici, prevedono prestazioni molto restrittive per gli elementi costitutivi degli edifici e degli spazi aperti (ad es. il divieto di utilizzare piante allergeniche o mobili che emettono formaldeide). Con l’esperienza di Avezzano si vuole contribuire a migliorare la qualità del costruito; una significativa differenza rispetto al passato quando, specie nel trentennio 60-90, l’esigenza  prevalente era di tipo quantitativo.

Si parla spesso di rinascita digitale dell'Aquila con l'obiettivo di renderla una smart city. Quali sono le principali azioni che – in questo contesto - riguardano l'efficienza energetica degli edifici?

L’Aquila non può definirsi propriamente una smart city in quanto i servizi pubblici (es. trasporto pubblico, scuole, rapporto con la cittadinanza) non funzionano ancora in maniera adeguata, ma sta puntando al digitale prestazionale: è in via di sperimentazione la rete 5G, che permetterà una trasmissione dei dati molto veloce. È indispensabile però che questo percorso di digitalizzazione sia esteso a tutta la città, anche nelle aree industriali che ancora oggi non possono contare su una rete fissa di trasmissione dati.

Il settore dell’edilizia potrebbe beneficiarne significativamente e diventare più smart. Le  best practises in tale ambito sono numerose, come ad es. il monitoraggio dell’inquinamento prodotto dalle caldaie. Sarebbe tuttavia necessario un maggior impegno da parte della pubblica amministrazione, con norme cogenti che favoriscono uno sviluppo in tal senso e una più forte azione di controllo. Invece ancora oggi, le uniche iniziative positive muovono dai privati, dai costruttori, dai condomini che investono risorse in questo settore dell’edilizia smart.

Si cita nuovamente l’esperienza di Avezzano -  che si tende a replicare anche ad altri Comuni della Provincia – in cui viene dato un premio in denaro ai proprietari che misurano l’efficientamento energetico, che controllano l’inquinamento del proprio impianto di riscaldamento, comunicando tramite wi-fi i dati direttamente al Comune.