Le prime indicazioni sui contenuti della nuova SEN, che si possono trarre dalle slide presentate in Parlamento lo scorso 10 maggio dai Ministri Calenda e Galletti come base di discussione, contengono diversi spunti interessanti, in molti casi condivisibili.

A partire dagli obiettivi che la SEN 2017 si pone, ossia quelli della sicurezza, della competitività e dell’ambiente che, tuttavia, come sottolineato più volte, vanno perseguiti contemporaneamente perché perseguirne uno solo, ad esempio quello ambientale, a scapito degli altri non sarebbe sostenibile, oltre che dal punto di vista economico, anche sociale.

La nuova SEN è volta a tracciare il quadro di riferimento per il futuro dell’energia in Italia, in una fase di forti cambiamenti sia sui mercati internazionali che nazionali, dove si vanno affermando nuovi equilibri. Ciò richiede, forse più che nel passato, un serio e profondo sforzo di analisi che permetta di individuare il percorso più adeguato per conciliare i tre obiettivi, con una accurata analisi costi-benefici per le diverse fonti di energia, che non sia causa di squilibri sociali.

Obiettivo prioritario dovrebbe dunque essere quello di identificare il fuel mix più efficace per il nostro Paese, con l’assunto della neutralità tecnologica tra le diverse fonti, che è l’unico modo per ottimizzare le già scarse risorse e i risultati attesi. Questo elemento trova però poco spazio nel dibattito pubblico che sembra più concentrato nel promuovere determinate tecnologie, indipendentemente dai loro costi e soprattutto da chi dovrà pagarli.

I settori su cui la SEN orienta gli sforzi in termini di riduzione dei consumi sono quelli del residenziale e dei trasporti, entrambi settori non-ETS, che dovranno assorbire più della metà dei risparmi attesi (5,5 MTep su un totale stimato in 9 MTep).

I soggetti chiamati a realizzare i tagli più consistenti sono quindi in primo luogo i consumatori domestici e gli automobilisti: le tecnologie energeticamente ed ambientalmente più efficienti avranno maggiore possibilità di diffondersi nel momento in cui esse diventeranno mature ed economicamente competitive e quindi accessibili a tutte le fasce di reddito.

D’altra parte, se per orientare la domanda si utilizzassero incentivi a sistemi energetici che non hanno acquisito una maturità tecnologica, tanto più se in assenza di un’adeguata industria nazionale, si rischia di ripetere l’errore di minare la competitività del Paese e dirottare all’estero flussi ingenti di capitali, con risultati a livello ambientale globale discutibili.

Scorrendo le indicazioni relative al miglioramento dell’efficienza energetica nei trasporti, non si possono che condividere le azioni suggerite, a partire dallo svecchiamento del parco auto italiano che è oggi composto per oltre il 45% da veicoli EURO 0-3 (il 54% se consideriamo anche autobus e camion).

Un ricambio che permetterebbe di conseguire gli obiettivi di riduzione della CO2 al 2030 anche nel caso in cui l’attuale proposta di Effort Sharing (-33%) fosse confermata, come del resto evidenzia lo scenario elaborato da Unione Petrolifera(1) per il trasporto leggero (tabella 1). Uno scenario che non trascura nessuna delle opzioni tecnologiche a disposizione, ma che le valuta per il loro grado di maturità e il reale apporto che potranno dare.

Tab. 1 Compliance scenario UP con obiettivi COP 21

Fonte: Elaborazione UP su dati Mit e Aci

Misure alle quali la SEN affianca, giustamente, altri interventi che sono essenziali per migliorare la qualità dell’aria in ambito urbano, ovvero interventi mirati che tengano conto delle diverse fonti emissive in ambiti specifici. Essenziale, per restare ai trasporti, è il ruolo che può svolgere l’innovazione tecnologica, che già oggi offre molti strumenti per una gestione intelligente della mobilità (smart mobility), così come lo sviluppo del trasporto pubblico locale che andrebbe potenziato e reso più efficiente vista l’età media dei veicoli in circolazione, ma anche un impiego mirato della trazione elettrica. Tutti elementi richiamati nella presentazione dello scorso 10 maggio, che insieme possono diventare, se gestiti correttamente, il percorso migliore per raggiungere gli obiettivi di salvaguardia ambientale nel modo più efficace.

Considerato che oggi oltre il 95% della domanda nel settore dei trasporti è soddisfatta dai prodotti petroliferi (Fig. 1) e che al 2030 tale percentuale dovrebbe attestarsi intorno all’80%, la stessa SEN si pone il problema di come garantire la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti. 

Fig. 1 – Italia: prodotti petroliferi per settori di impiego

Fonte: Elaborazione UP su dati Mise

Dal quadro esposto emerge chiaramente la centralità del downstream petrolifero nazionale nel percorso verso una transizione di cui nessuno sa prevedere con accuratezza i tempi. 

Da questo punto di vista la SEN enuncia la necessità di mantenere il tessuto industriale del settore della raffinazione, ipotizzando un ulteriore ridimensionamento della capacità tramite ri-conversioni e consolidamento dei siti oggi operativi, capacità già ridotta del 20% negli ultimi dieci anni. Il consolidamento dei siti operativi più efficienti ed evoluti, che garantiranno la sicurezza degli approvvigionamenti, come correttamente auspicato, potrà quindi avvenire solo intervenendo su tutti gli elementi di criticità che attualmente penalizzano la competitività delle raffinerie italiane.

Altrettanto correttamente le slide trattano il tema della logistica petrolifera, intendendo sia lo stoccaggio che la rete di distribuzione, evidenziando la necessità di un deciso contrasto alle attività illegali, favorite dall’elevato carico fiscale e da un sistema sempre più parcellizzato, che sottraggono risorse all’erario, distorcono il mercato e penalizzano i consumatori.

Si fa cenno anche ad un possibile riequilibrio delle accise su benzina e gasolio a parità di gettito. Un gettito che nel 2016 è stato pari ad oltre 28 mld. di euro e che, per la progressiva riduzione dei consumi, tenderà a diminuire e dovrà pertanto essere riequilibrato attraverso la tassazione di prodotti che oggi sono competitivi anche perché praticamente esenti da tasse.

È essenziale, infine, che la SEN definisca un percorso coerente con le recenti politiche intraprese (ad esempio la DAFI) e valorizzi le realtà industriali e logistiche nazionali per dare certezza ai settori interessati, che dovranno affrontare ingenti investimenti non solo per il mantenimento degli attuali standard di sicurezza e affidabilità, ma anche per adeguare tutto il sistema alla transizione in atto.

(1) Position paper UP su nuova SEN (febbraio 2017) e Audizione presso la Commissione Ambiente del Senato (15 marzo 2017)