ACQUA & AMBIENTE | 29 ARTICOLI

La sconfitta dei profeti di sventura?

I primi dati sull’annata energetica 2017 dipingono un quadro molto diverso da quel che era auspicabile accadesse dopo-Parigi. In sintesi: i consumi energetici hanno segnato un sensibile aumento del 2,1%, coperto per circa i tre quarti dalle fonti fossili e per un quarto scarso dalle rinnovabili; la domanda elettrica è sì cresciuta del 3,1%, quindi più di quella energetica, ma nei paesi avanzati l’aumento è stato molto più basso di quel che ci si aspettava (+1%); i miglioramenti dell’efficienza energetica hanno segnato una forte contrazione (1,7% vs. 2,3% nel precedente triennio). Amara conclusione: le emissioni di anidride carbonica, dopo un triennio di stabilizzazione, hanno ripreso a crescere, dell’1,4% a livello mondiale, segnando un nuovo massimo storico di 32,5 miliardi di tonnellate.

Una carbon tax per finanziare il bilancio UE

Nel recente discorso tenuto a La Sorbonne, Macron non soltanto ha specificato gli obiettivi che un bilancio europeo deve perseguire: “ridurre le divergenze e sviluppare i nostri beni comuni: la sicurezza, la protezione rispetto ai fenomeni migratori, la transizione al digitale, la transizione ecologica, una vera politica di sviluppo e di partenariato e, innanzitutto, la moneta”, ma ha altresì rilanciato con forza l’idea che la produzione di questi beni comuni debba essere finanziata. E a questo proposito ha specificato che “le imposte europee nel settore digitale o ambientale potranno costituire una vera risorsa europea che finanzi le spese comuni”.

Phase out del carbone, quale orizzonte?

La produzione di elettricità, sostanzialmente a partire dal Dopoguerra, è stata resa possibile soprattutto grazie allo sfruttamento delle risorse di origine fossile (petrolio, gas e carbone) che hanno alimentato le grandi centrali termoelettriche fino ai giorni nostri. Il carbone, in maniera particolare, ha giocato un ruolo da protagonista nell’elettrificazione del pianeta, grazie alla facilità di trasporto e al costo relativamente contenuto rispetto ad altre fonti. Il rovescio della medaglia, di cui tuttavia si è preso coscienza troppo tardi, è che questa modalità di produzione elettrica ha un costo decisamente troppo elevato in termini di emissioni inquinanti.

UE, la riforma ETS per il post-2020

L’UE ha recentemente approvato la riforma del sistema di scambio europeo delle emissioni (ETS), con orizzonte 2030. La revisione dell’ETS in Europa – un meccanismo considerato pietra angolare della politica climatica europea - è cruciale per l’attuazione degli impegni assunti nell'ambito dell'Accordo di Parigi e per il raggiungimento del target UE di riduzione delle emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Emissioni di carbonio: dove stiamo andando?

Gli anni dal 2014 al 2016 sono stati caratterizzati da un elemento molto positivo: la stabilità delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. Il dato è notevole, se si pensa che dal 1992 in poi le emissioni erano sempre cresciute, con l’eccezione del 2009, anno caratterizzato dalla recessione economica mondiale. 

Mercato cinese delle emissioni: rischi e opportunità

A dicembre, il Consiglio di Stato cinese ha presentato la struttura del sistema nazionale di scambio dei permessi di emissione (ETS) che verrà implementato nei prossimi anni. Secondo quanto comunicato, il processo di implementazione è stato suddiviso in tre stadi in modo da consentire una transizione graduale verso un mercato nazionale, a partire dai diversi mercati “pilota” regionali che sono stati avviati a partire dal 2013.

Sacchetti biodegradabili, un po’ di chiarezza sulla disciplina

Il 1° gennaio scorso è scattato il divieto di commercializzazione e distribuzione gratuita di sacchetti di plastica in materiale ultraleggero. La novità deriva da una legge approvata nell’agosto 2017 che tuttavia, probabilmente per mancanza di un’adeguata campagna comunicativa, ha colto di sorpresa la maggior parte degli italiani, gettando le basi per polemiche sterili, dietrologie e interpretazioni della norma non sempre corrette. Il presente contributo intende fare un po’ di chiarezza sulla disciplina riepilogando la normativa sugli shopper biodegradabili e compostabili.

Una norma giusta, ma quanta confusione

In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’EPA, l’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti di plastica. Una parte di questi finiscono in mare e sulle coste causando non pochi danni all’ambiente e alla biodiversità marina, sommandosi ai rifiuti spiaggiati di ogni forma, genere, dimensione e colore, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, che continuano a invadere le spiagge del Mediterraneo e non solo:

Raccolta e riciclo della plastica: motore di crescita e innovazione per il Paese

La raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, oltre a permettere in Italia lo sviluppo di competenze tecnologiche tra le più avanzate in Europa, ha determinato una forte spinta all’innovazione, consentendo all’industria italiana di competere nel mercato globale con prodotti e materie prime seconde derivanti dalla trasformazione dei polimeri.

La plastica è un materiale versatile, che per le sue proprietà in termini di resistenza, trasparenza, leggerezza ed infrangibilità è tra i principali responsabili dell’accelerazione tecnologica del Novecento ed è alla base dello sviluppo di tutti i principali settori moderni, dall’elettronica al biomedicale, dalla robotica alla telecomunicazioni.

Bioshopper: la posizione di Coop

Un intento nobile e condiviso, ma una normativa non chiara e tale da creare confusione. E’ la posizione espressa da Coop in merito alle nuove disposizioni entrate in vigore lo scorso 1 gennaio sui sacchetti biodegradabili e compostabili da utilizzare nei reparti ortofrutta.

Materia solo apparentemente banale che ha generato non poche polemiche, soprattutto in virtù del costo scaricato per legge sul consumatore finale, e comunque materia di non poco conto se si considerano i numeri di utilizzo di questa tipologia di sacchetti.

La rinascita della filiera italiana della bioplastica

Intervista a Marco Versari (Presidente AssoBioPlastiche)

La nuova legge sui sacchetti biodegradabili e sulle buste della spesa in plastica ha scatenato una campagna mediatica improntata sulla disinformazione e sulla dietrologia. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

Prima di tutto bisogna fare un passo indietro. Già dal 2012 l’Italia ha avuto una legge sulle buste della spesa riutilizzabili e biodegradabili che obbligava gli esercenti ad esplicitare il costo dei sacchetti e ad abbandonare le tradizionali buste in polietilene in favore di materiali biodegradabili.

Mobility Package: poco premiata la neutralità tecnologica

La riduzione della CO2 nei trasporti è un obiettivo ambientale legato alla lotta ai cambiamenti climatici ed è cosa ben differente da quello della qualità dell’aria, che riguarda invece particolari tipi di inquinanti dannosi per l’uomo. Il primo è un obiettivo di lungo periodo che va affrontato con azioni coordinate a livello globale, mentre per il secondo servono risposte immediate a livello locale.

I motori di domani si sfidano su efficienza e sostenibilità

Nella fase di transizione che sta attraversando il sistema dei trasporti a livello mondiale il tradizionale motore a combustione interna compare spesso nel ruolo di imputato per le sue emissioni di sostanze tossiche e di gas ad effetto serra. Questo atteggiamento di diffidenza, particolarmente accentuato circa i motori diesel, ha raggiunto il suo apice negli ultimi tre anni a seguito dello scandalo cosiddetto “Dieselgate”. In realtà, varie ragioni hanno contribuito a minarne la fama, incentivando la ricerca di soluzioni alternative per una propulsione sostenibile.

La COP 23 e gli scenari AIE: l’idea e la realtà

Le COP sul clima si dividono in due categorie: quelle che danno origine a un nuovo corso di azioni - idealmente a una nuova traiettoria delle emissioni, o anche a nuove regole del gioco - e quelle che limano aspetti operativi dell’accordo, di maggiore o di minore importanza. Esempi della prima categoria sono Kyoto 1997 e Parigi 2015, forse anche Marrakech 2001, e in negativo Copenaghen 2009. Nel secondo insieme rientrano tutte le altre, e quindi anche la COP 23 da poco conclusa.

Le energie rinnovabili all’insegna della circolarità

Come leggere i flussi energetici in termini di economia circolare? Da un lato abbiamo i combustibili fossili che rappresentano il paradigma del modello lineare usa e getta. Il loro impiego, infatti, genera emissioni che, oltre alle conseguenze locali, sono direttamente responsabili della principale emergenza ambientale planetaria, quella del cambiamento climatico. Anche il nucleare presenta notevoli criticità nella chiusura dei cicli, come ci ricordano i problemi legati allo smantellamento delle centrali e al confinamento per decine di migliaia di anni delle scorie radioattive.

L’approccio circolare di HERA

Ripensare radicalmente i processi di produzione industriale e contribuire ad un cambio di mentalità che porti a vedere nei rifiuti nuove risorse continuamente riutilizzabili. Sono questi i presupposti fondamentali su cui si basa la transizione verso un modello di economia circolare, fondamentale per “estendere” la vita di materie prime e risorse naturali attraverso il riciclo, il riuso, una maggiore durata dei prodotti (per il tramite di una progettazione più efficace che ne favorisca la riparabilità) e grazie alla condivisione.

Una legge a favore dell’economia circolare: il caso francese

Il 17 agosto 2015, con l’approvazione della “legge sulla transizione energetica per la crescita verde” (LTECV), la Francia ha segnato una svolta storica nelle politiche a sostegno dell’economia circolare.  A distanza di due anni dalla sua approvazione, l’Agenzia francese per l’ambiente e l’Energia (ADEME) stima che i lavoratori impiegati in questa forma di economia siano circa 800.000. L’accelerazione transalpina, oltre a garantire giuridicamente e politicamente il passaggio verso un nuovo modello nazionale di economia, va di pari passo con l’elaborazione del pacchetto “economia circolare” tuttora in discussione presso le sedi dell’Unione Europea.

ETS: un meccanismo in costante manutenzione

Il processo di decarbonizzazione sul territorio europeo è imprescindibile dalle regolamentazioni relative al sistema ETS (Emission Trading Scheme), il cui obiettivo principale è incentivare la riconversione degli impianti industriali dell’eurozona verso fonti energetiche a minore intensità di carbonio. In estrema sintesi, questo sistema cap-and-trade fissa un tetto massimo alle emissioni annuali consentite e, qualora un determinato impianto inquini più di quanto gli venga concesso, dovrà compensare questo squilibrio investendo nella produzione pulita degli impianti più virtuosi (concretamente acquistandone i permessi di emissione di questi ultimi, che ne avranno in eccedenza, avendo emesso meno di quanto per loro stabilito).

Il mondo è fatto di gocce: da Legambiente le regole blu del risparmio idrico

Il nostro mondo è fatto di gocce. Il 70% del pianeta è costituito d’acqua, tra mari, laghi, fiumi, falde, ghiacciai, terreno, nell’atmosfera, che attraverso il ciclo idrologico alimentato dal sole, si muove in continuazione e si trasforma nelle diverse forme di pioggia, neve, ghiaccio, acqua salata, acqua dolce. Il 97,5% di quest’acqua però è salata mentre solo il 2,5% è dolce; di questa solo lo 0,1% è accessibile per il consumo umano. L’acqua potabile non è rinnovabile così velocemente come si può pensare, secondo una stima, ci vogliono ben 40 anni prima che la goccia di pioggia caduta sulle montagne arrivi a noi uscendo dal rubinetto di casa. Circa 800 milioni di persone soffrono la crisi idrica, tra Asia, Africa e America Latina, e nel 2050 saranno 4 miliardi. 

Perché l’Italia alla prova della siccità non deve fare come la Sicilia

Dalle Alpi a Roma. La protagonista degli ultimi mesi è stata senza dubbio l’acqua, o meglio la sua carenza. La mancanza idrica è diventata da questa estate un problema nazionale non più confinato alle sole regioni che ne sono storicamente afflitte quali Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, dove in realtà quest’anno, pur nelle stesse condizioni climatiche del resto d’Italia, le conseguenze della siccità si sono manifestate sino ad adesso nel solo comparto agricolo e in misura ancora limitata. E’ tuttavia interessante analizzare con maggiore dettaglio la situazione attuale siciliana, anche perché per la sua numerosa popolazione e la ricorrenza di periodi siccitosi rappresenta un caso emblematico del perché, pure in presenza di acclarati fenomeni climatici, le politiche di contrasto alla carenza idrica si sono dimostrate parziali e non risolutive.

Shell Eco-marathon: vince chi consuma di meno

E’ possibile viaggiare tre volte intorno all'Equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo? Sembrerebbe di sì, stando a quello che si è visto sulle strade di Londra. Si tratta della Shell Eco-marathon, la gara automobilistica che premia i veicoli in grado di percorrere la maggior distanza possibile con il minor impiego di carburante. Oltre 170 team provenienti da università e scuole superiori, quasi 30 Paesi europei coinvolti, circa 25.000 visitatori. Questi i numeri della 33° edizione europea che si è tenuta al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra dal 25 al 28 maggio 2017, e che ha mostrato al mondo intero cosa ci aspetta in futuro in termini di efficienza energetica nei trasporti.

Petrolio e frutteti: la storia di Chevron e il Cawelo Water District

Pistacchi, mandorle, agrumi…petrolio. Quella che sembrerebbe una ricetta di pessimo gusto è invece il possibile titolo di una storica alleanza che va in scena ogni giorno da quasi vent’anni in California, dove l’acqua associata all’estrazione petrolifera viene riciclata per irrigare le coltivazioni agricole limitrofe. Ma facciamo un passo indietro.

Nella contea di Kern, in California, fu scoperto nei primissimi anni del Novecento un mega giacimento di petrolio che prese il nome di Kern River e che contribuì al boom petrolifero a stelle e strisce.

G7 Ambiente all'ombra di Trump, anzi dell'America

Il G7 sull’Ambiente si è svolto dopo la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Si tratta di una decisione che ha portata storica e che, inevitabilmente, ha proiettato un’ombra sinistra sul G7 di Bologna, ridimensionandone la valenza. Con monotona circolarità, la storia si ripete: Trump sta all’accordo di Parigi come George W. Bush sta al Protocollo di Kyoto. Entrambi rifiutano un accordo che la comunità internazionale reputa epocale per la lotta al cambiamento climatico: eccessivo lo sforzo per la maggiore potenza del mondo, iniqua la distribuzione dei tagli.

Trump ritira gli USA dall'Accordo di Parigi: sei ragioni per rimanere ottimisti

La decisione del Presidente Trump di far uscire gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi è stata deludente, se non inaspettata, per molti leader di governo, uomini d’affari e cittadini statunitensi impegnati nella lotta al cambiamento climatico. Si ricorda infatti che la leadership USA fu cruciale durante le fasi negoziali dell’Accordo. Tuttavia, anche se il ritiro degli Stati Uniti costituirà una perdita, non rappresenterà la fine dell’innovazione e dei progressi degli USA in materia di clima.

Di seguito sei ragioni per rimanere ottimisti: 

Parigi: tra fatti e retorica

A distanza di circa un anno dalla sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, se è motivo di soddisfazione il raggiungimento della soglia di ratifiche per numero di stati e loro quota emissiva tale da consentirne l’entrata in vigore, non altrettanto può dirsi sul piano delle politiche e delle azioni concrete poste in essere dagli stati.

Quel che contrasta con l’urgenza di agire – “Action Now” campeggiava sulla Torre Eiffel nei giorni della COP21 – più volte ribadita nel testo dell’accordo. Il fattore tempo è d’altronde cruciale perché – dato il trend crescente delle emissioni – più si allunga più si accrescono i rischi dei cambiamenti climatici e i costi per fronteggiarli. Specie ove si consideri che i piani nazionali presentati in vista di Parigi, sotto la duplice ipotesi che siano compiutamente realizzati e che i risultati siano pari alle attese, consentirebbero di attenuare la curva tendenziale delle emissioni ma non di piegarla all’obiettivo fissato dei 2°C. 

Parigi-Marrakech: dove vanno le politiche climatiche?

Dove porta la traiettoria che parte da Parigi? Verso i 2°C, come scritto nel testo dell'accordo, oppure verso un punto critico, forse di non ritorno per il clima del pianeta? Ad un anno di distanza dal Paris Agreement della COP21 non emergono con sufficiente chiarezza segnali che possano dirimere la questione. I punti sono posizionati tanto nel quadrante positivo quanto in quello negativo: di qui la difficoltà di lettura.

In positivo, due punti: il fatto che a Parigi sia stato firmato un accordo voluto da tutti i paesi e, ancora, che l’accordo sia stato già ratificato. E’ stato infatti sufficiente un solo anno affinché il 5 ottobre 2016 – in seguito all’accelerazione impressa al processo di ratifica da USA e Cina a settembre – si raggiungessero le due condizioni soglia richieste per la sua entrata in vigore: ratifica da parte di 55 paesi le cui emissioni rappresentano il 55% del totale. In sostanza, l’accordo è entrato in vigore 30 giorni dopo il conseguimento delle soglie, il 4 novembre 2016. Questo secondo punto è assai rilevante se si riflette sul fatto che occorsero ben 7 anni per pervenire alla ratifica del Protocollo di Kyoto, firmato nel dicembre 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005. 

Brexenergy e gli accordi multilaterali: l’Unione Europea può negoziare a COP22 senza il Regno Unito?

La crescente interconnessione con l’Europa continentale richiede necessariamente una cooperazione tra Regno Unito (UK) e il mercato interno dell’energia dell’Unione Europea (UE) qualunque sia lo scenario che si delineerà con la Brexit, così come a livello internazionale-globale. Se al Regno Unito fosse consentito partecipare all’Unione Energetica, dovrebbe negoziare una partnership adeguata con l’UE e adottare – nonché rispettare – la politica interna ed estera europea in materia.

La prima domanda da porsi è la seguente: può il Regno Unito continuare a partecipare al processo di liberalizzazione del Mercato Europeo dell’Energia (MEE) e, a sua volta, il processo di liberalizzazione del MEE può continuare senza il Regno Unito? Il secondo interrogativo cui dare risposta è: può la nuova UE negoziare in modo ottimale gli accordi multilaterali e globali in materia di energia e clima?

COP22 e i finanziamenti per i PVS: tra clima e cooperazione

COP22-Marrakech

Ed è ancora COP. In questi giorni Marrakech ha aperto le porte alla 22esima conferenza delle parti che segue, a un anno distanza, l’ultimo incontro di Parigi.

Tra le buone notizie il fatto che, a pochi giorni dall’inizio dei lavori, sia formalmente entrato in vigore l’Accordo di Parigi. Di particolare interesse, inoltre, l’uscita allo scoperto di USA e Cina, che hanno addirittura preceduto l’Unione Europea nel processo di ratifica, candidandosi a guidare il negoziato, e non solo, nel prossimo futuro.

La COP22 sarà la prima conferenza delle parti ad integrare l’agenda globale sui cambiamenti climatici con i tradizionali negoziati e per questo sono previste una serie di giornate tematiche che spaziano tra agricoltura, città, energia, foreste, affari, oceani, trasporti, acqua. Il fine è dare evidenza ad iniziative specifiche, legate alle operazioni di attori governativi e non governativi, con particolare riferimento a quelle esperienze che mirano a integrare le azioni per il clima con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

L'Accordo di Parigi e le strategie dei 'campioni nazionali'

“Dobbiamo eseguire un trapianto di cuore su noi stessi mentre corriamo una maratona. Si può fare, e possiamo anche vincere la maratona”. Così nel consueto modo immaginifico, ai limiti del Grand-Guignol, l'a.d. di Enel Francesco Starace ha descritto il compito che si trovano ad affrontare le società energetiche di fronte alla sfida del cambiamento del clima e della transizione energetica: trasformarsi continuando a produrre utili.

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