MERCATO ELETTRICO | 46 ARTICOLI

Il futuro dell’elettricità spiegato in sei punti

Elettricità Futura ritiene che lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, unitamente all’evoluzione tecnologica, alla dismissione degli impianti termoelettrici più inquinanti ed allo switch dal carbone a gas naturale, consentiranno una radicale decarbonizzazione del settore energetico italiano, garantendo al contempo sicurezza degli approvvigionamenti e competitività.

Lo scenario al 2030 sarà determinato dall’effetto simultaneo di diversi fattori che delineeranno un processo di transizione in grado di valorizzare i punti di forza del nostro settore elettrico. 

Per un sistema elettrico più efficiente, equo e coordinato

I caratteri della nostra transizione energetica si possono intravedere nelle misure delineate dal pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” pubblicato dalla Commissione Europea nel novembre 2016 e dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, cui è affidato il compito di adattarne gli indirizzi all’ordinamento italiano.

Sulla carta, il sistema elettrico del futuro avrà caratteri di efficienza energetica, integrazione ed equità.

Sistemi di accumulo e smart grid: quale evoluzione?

Il sistema elettrico da alcuni anni sta vivendo un’importante trasformazione, innescata dall’interesse verso le tematiche ambientali e lo sviluppo sostenibile, che ha spinto verso una sempre maggiore integrazione di generatori a fonti rinnovabili nella rete elettrica.

La struttura tradizionale del sistema elettrico è fortemente centralizzata e gerarchica: l’energia, prodotta da poche centrali di grande taglia, attraverso la rete di trasmissione, viene portata alla rete di distribuzione, per essere utilizzata dai carichi che sono sostanzialmente passivi.

Autobus 100% elettrici: il caso di Torino

Dalle parole ai fatti. Per la prima volta, in una città italiana, è entrata in servizio una flotta di autobus senza motore a scoppio. È successo a inizio ottobre a Torino, dove 23 nuovi autobus elettrici da 12 metri garantiranno il servizio giornaliero senza necessità di ricarica in linea.

I 23 veicoli sono stati prodotti dall’azienda cinese BYD, nello stabilimento cinese di Shenzhen, di questi, 20 sono stati destinati al Gruppo Torinese Trasporti (GTT) e 3 alla Servizi Urbani Novaresi.

Un economista direbbe che l’energia elettrica è un bene di prima necessità

L’energia elettrica non è un “bene indispensabile alla vita”. Con questa affermazione la Cassazione ha negato che la pena inflitta per il furto di energia elettrica perpetrato da una famiglia svantaggiata fosse in qualche modo attenuata da uno stato di necessità. Non volendo minimamente giustificare un reato (il furto di energia elettrica), né mettere in dubbio le ragioni del diritto che hanno guidato la decisione dei giudici, ci si può domandare se dal punto di vista economico l’energia elettrica sia da considerare un bene fondamentale oppure no. E se sì, come la spesa per il suo acquisto sia cambiata e potrà cambiare in futuro.

Il minimo vitale dell’energia non comprende «agi e opportunità»

La recente sentenza n. 39884/2017 delle sezioni penali della Corte di Cassazione è stata da molti commentata con stupore perché, apparentemente, contiene la lapidaria definizione dell’energia come bene non indispensabile alla vita. Questa presa di posizione da parte della Suprema Corte, però, nasce dalla valutazione di un fatto concreto certamente illecito, ossia l’allaccio abusivo alla rete dell’energia elettrica per l’accensione di numerosi elettrodomestici, per il conseguimento di quelli che la Corte ha considerato semplici «agi e opportunità». Da ciò deriva l’impossibilità di ritenere esistente uno stato di necessità tale da scriminare l’imputata. È proprio tenendo presente la particolarità del caso di specie, che bisogna evitare di generalizzare l’affermazione della Corte ricordata in apertura. 

Accesso all’energia: il parere di Adiconsum

L'energia elettrica è o non è indispensabile alla vita? È questo l'interrogativo su cui si è dibattuto a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione che ha definito l'energia elettrica un bene non indispensabile.

Ma partiamo richiamando l'attenzione dei lettori verso una realtà che sfugge ai più: l'esistenza dei “poveri energetici”. Nel nostro Paese sono 4,7 milioni, secondo gli ultimi dati Istat, le famiglie che non riescono a pagare le bollette elettriche per via della crisi economica, della perdita del lavoro, degli elevati costi delle bollette che sono tra le più care d'Europa (circa +30%).

Il servizio elettrico è ancora un diritto di cittadinanza? Intervista al Senatore Massimo Mucchetti

Che cosa si intende per obbligo di servizio universale?

Fin dal 1998 l'Autorità per l'energia e il gas ha definito il servizio universale per il settore elettrico nel quadro della sua progressiva liberalizzazione. Due i principi cardine: a) il diritto per tutti i cittadini di essere allacciati alla rete elettrica anche qualora risiedano o lavorino in siti remoti; b) il dovere per tutti i consumatori, grandi e piccoli, di sopportare in bolletta gli oneri del servizio universale, che rappresentano un extra costo rispetto ai costi operativi ordinari.

Liberi di (non) scegliere, lo strano caso dell'energia retail

In questi giorni è all’esame del Senato per l’approvazione, pare definitiva, la prima Legge annuale della Concorrenza. Un provvedimento complesso e dall’iter tormentato, nato da una segnalazione del 2014 dell’Autorità Antitrust, che tra le molte previsioni ne contiene una particolarmente dibattuta: la cancellazione dei cosiddetti prezzi tutelati dell’energia elettrica e del gas.

Attualmente la gran parte dei piccoli consumatori e in particolare delle famiglie italiane - quasi due casi su tre - acquista l’elettricità e il gas naturale a condizioni interamente fissate dall’Autorità di regolazione mentre solo un terzo ha scelto un fornitore sul mercato libero.

Fine della maggior tutela: i vantaggi

Prima di affrontare il tema della fine della tutela di prezzo nell’energia elettrica, vale la pena sottolineare le storture di questo meccanismo che sinora ha contribuito a creare un mercato dell’energia (per i clienti finali) asfittico e poco attraente. In sostanza si è deciso di far convivere un mercato oligopolistico (quello dei fornitori in regime di tutela) e un mercato libero. Il risultato è stato molto poco soddisfacente per vari motivi:

Fine della maggior tutela: gli svantaggi

I recenti sviluppi del DDL Concorrenza, così come è stato approvato dalla Commissione Industria al Senato, hanno reso sempre più vicina e concreta l’abolizione del mercato tutelato.

Un’operazione che, come Federconsumatori, ci ha lasciato perplessi sin dal primo momento. Da anni, infatti, denunciamo come, nel nostro Paese, nonostante sia attivo dal 2007, il mercato libero non sia mai stato degno di definirsi tale.

Mercato elettrico francese: il lento cammino della liberalizzazione

La Francia, si sa, è sempre stata abbastanza sulla difensiva di fronte ai cambiamenti della struttura di mercato che dal monopolio portano verso la liberalizzazione. Le ragioni di questa posizione sono complesse ed includono la difesa dei “campioni nazionali”, come EdF il cui capitale è detenuto all’83,4% dallo Stato, e la tutela dei consumatori, specie residenziali, il cui segmento di mercato è caratterizzato prevalentemente da offerte legate ad una tariffa regolata di vendita.

Accumuli elettrochimici e digitalizzazione rivoluzionano il settore energetico

Stiamo assistendo all’irruzione nel settore energetico di due “disruptive technologies” - l’accumulo elettrochimico e la digitalizzazione - che modificheranno radicalmente sia le attuali modalità di gestione del mercato elettrico, sia l’assetto della mobilità.

Ad esempio, la realizzazione di una “smart home” che integri sicurezza, entertainment ed energy management, come pure l’offerta alle imprese industriali di servizi che ne migliorino sostanzialmente l’efficienza energetica - entrambi conseguibili avvalendosi delle nuove tecnologie di misura e di comunicazione - possono rappresentare un valore aggiunto, che facilita la fidelizzazione del cliente.

Energy Community: verso un nuovo paradigma energetico possibile per l’Italia

Il settore dell’energia è da tempo in una fase di profonda transizione. Il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ed efficienza, unito ad una forte innovazione tecnologica, sta infatti portando ad una rivoluzione della catena del valore e all’affermarsi di nuovi paradigmi di consumo e produzione, incentrati sulla generazione diffusa e su sistemi intelligenti di connessione e scambio con la rete.

Nectaware: prevedere i consumi di energia in tempo reale

La start-up ha creato “E4Sight”, il primo software in Europa che prevede i consumi di energia grazie all’intelligenza artificiale. La piattaforma è anche un’app per smartphone.

Un software capace di prevedere i consumi di energia, attraverso lo studio delle abitudini umane di fronte al variare di fenomeni esterni. Grazie a un algoritmo che, sfruttando l’intelligenza artificiale, analizza big data in tempo reale, riuscendo a predire l’elettricità che consumiamo ogni giorno.

 

Quale futuro per l'Idroelettrico in Italia?

L’idroelettrico, con 18,5 GW installati al 2015, fornisce circa il 20% della generazione nazionale di elettricità e in media oltre il 40% di quella rinnovabile, contribuendo al buon posizionamento dell’Italia rispetto ai target climatici europei. Il nostro Paese si colloca al quarto posto per energia idroelettrica generata in Europa (terzo nell’Unione) dopo Norvegia, Svezia e Francia.

La potenza installata è aumentata con passo costante seppur lento nel tempo, oltre il 10% in quindici anni, mentre il numero delle installazioni è salito del 78%.

Fotovoltaico, crescita lenta e lacune della SEN

"Investors need certainty & clarity of rules from policy makers..." sono le parole di Fatih Birol, segretario generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), a margine di un convegno sulle Rinnovabili in Italia lo scorso anno.

A monte, una visione energetica nazionale condivisa, figlia del proprio sistema economico e degli obiettivi ambientali, che produce nel breve, medio e lungo termine azioni (normative ed attuative) e comportamenti.

Il quadro del mercato 'primario' delle rinnovabili in Italia

In Italia, la nuova potenza installata da rinnovabili nel corso del 2016 è stata di 778 MW, circa 112 MW in meno di quella installata nello stesso periodo del 2015 (-12%) ma superiore di 78 MW a quella del 2014. Complessivamente, la potenza installata da FER ha superato la soglia dei 51 GW (33 GW se si esclude l’idroelettrico “storico” già installato nel nostro Paese prima degli anni ‘00). È il fotovoltaico a guidare la classifica delle nuove installazioni con +369 MW, seguito dall’eolico con 290 MW; con soli 40 MW chiudono la classifica le biomasse.

SEN e decarbonizzazione: il punto di vista di Elettricità Futura

A cura dell'Ufficio Comunicazione di Elettricità Futura

La definizione di una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) è soprattutto un’occasione per individuare gli elementi più critici del settore energetico - in particolare del comparto elettrico - e mettere in chiaro le azioni necessarie per affrontarli correttamente. L’obiettivo principale della Strategia deve essere la decarbonizzazione dell’economia del paese, obiettivo che può essere raggiunto agendo lungo tre direttici.

In primo luogo, proseguendo con la decarbonizzazione della produzione di elettricità, attraverso lo sviluppo armonico e efficiente di fonti rinnovabili con meccanismi concorrenziali che consentano investimenti a costi sempre più competitivi. 

Il sistema elettrico nella SEN: le buone intenzioni basteranno?

Le slide che illustrano la Strategia Energetica Nazionale (SEN) sono dense di spunti e considerazioni: c’è da immaginare che esse costituiscano la necessaria sintesi e che dietro abbiano (come sembra intuirsi peraltro) approfondimenti, analisi e studi dettagliati.

Va quindi dato atto al Ministro e agli Uffici competenti di avere svolto un grande lavoro che consente di avere un quadro completo di quelli che saranno presumibilmente gli scenari di scelte di politica energetica che ci attendono.

Ricordiamo tra l’altro che con la SEN il Ministro (meglio il Ministero) esercita quella funzione “alta” di indirizzo politico amministrativo che gli compete: toccherà poi ai diversi soggetti competenti declinare in atti concreti l’indirizzo ministeriale.

Il sistema elettrico nella SEN: le proposte e gli aspetti critici

Dopo un lungo iter di elaborazione e di consultazioni con le categorie interessate, le linee guida di politica energetica della Strategia Energetica Nazionale (SEN) stanno prendendo forma. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ne ha presentato i contenuti in un’audizione parlamentare tenutasi lo scorso 10 maggio. La pubblicazione del documento è attesa per il mese di giugno. Le politiche per l’unificazione dei mercati elettrici nella UE e per la diffusione delle tecnologie di generazione distribuita da fonti rinnovabili occupano posizioni preminenti nella SEN 2017, in vista degli obiettivi del Clean Energy Package per il 2030 e del futuro Piano nazionale clima-energia.

Mobilità, climatizzazione e efficienza degli edifici: come andrebbero affrontati nella SEN

Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)

Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?

Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.

L’evoluzione del mercato del dispacciamento visto dal lato della domanda Il punto di vista di Illumia

E’ opportuno fare una premessa per illustrare con parole semplici cos’è l’attività del dispacciamento e qual è il ruolo della domanda. Si tratta di un’attività gestita da Terna Spa indispensabile per l’equilibrio del sistema elettrico. Terna, in tempo reale, bilancia l’energia necessaria alla domanda attuando strategie di vario tipo (es. chiedendo ad alcune centrali elettriche di produrre di più o di meno o riducendo la produzione di alcuni impianti industriali attraverso la cosiddetta “interrompibilità”). Il tutto è necessario perché l’energia non si può immagazzinare oggi a costi competitivi. 

Dispacciamento: come funziona e cosa si prospetta per il futuro

Con il termine dispacciamento dell’energia elettrica si intendono tutte quelle operazioni tecniche per il pareggio dei flussi di potenza generati e prelevati dalla rete dal momento che, in assenza di accumuli energetici, la produzione di energia elettrica deve uguagliare la quantità di energia consumata, istante per istante.

Rinnovabili ed effetti sul Mercato di Dispacciamento

La generazione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili (FER) è diventata estremamente importante per ridurre le emissioni di gas serra e combattere il cambiamento climatico. Ma la natura imprevedibile ed intermittente di solare fotovoltaico ed eolico ha evidenziato l’importanza e la complessità delle attività di bilanciamento tra domanda ed offerta.

Il mercato di dispacciamento è strutturalmente dominato da tecnologie convenzionali quali termoelettrico, idrico e pompaggio, poiché dotate della necessaria flessibilità per l’immediato bilanciamento tra domanda ed offerta. Le unità che garantiscono tali servizi possono contare su una minore concorrenza rispetto a quella che invece hanno nel Mercato del Giorno Prima (MGP), dove hanno perso quote di mercato per via delle FER.

Il redispacciamento: quando il mercato si scontra con i limiti della rete

Contrariamente a quanto accade in altri mercati, in particolare in quelli finanziari, nel settore elettrico l’infrastruttura necessaria al trasporto del bene scambiato e le leggi della fisica che ne regolano il funzionamento giocano un ruolo fondamentale e spesso poco compreso. La rete elettrica e il suo operare in condizioni di sicurezza pongono infatti dei limiti alle transazioni economiche che possono aver luogo tra venditori e acquirenti di elettricità. Quando questi limiti sono superati, ossia quando si registrano congestioni sulla rete, tocca all’operatore di sistema intervenire, talvolta in maniera autoritaria, talaltra ricorrendo a strumenti di mercato.

Il difficile equilibrio del mercato elettrico

Non è affatto vero che tutto scorre. Per lo meno non è vero nei sistemi economici. Tutti i prodotti possono essere immagazzinati, accumulati, depositati. Tutti tranne uno: l’elettricità. Forse non era proprio all’elettricità che Eraclito pensò nel formulare l’aforisma Panta Rei, oggi più che mai in voga grazie alla canzone vincitrice dell’ultimo festival di Sanremo. Ma l’elettricità incarna perfettamente l’idea di movimento e di velocità che caratterizza il nostro tempo. L’elettricità non riesce a stare ferma, non può essere immagazzinata

Mercato dei Servizi di Dispacciamento: i quattro driver più rilevanti degli ultimi anni

Nella linea temporale dei mercati elettrici, dopo il Mercato del Giorno Prima e i Mercati Infragiornalieri (MGP e MI, mercati che programmano la produzione e il consumo delle diverse unità in base all’ottimizzazione economica) si svolge il Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD, mercato “fisico” che definisce le immissioni e i prelievi effettivi in tempo reale delle unità in base alla sicurezza di sistema).

L'autonomia è ancora un deterrente allo sviluppo delle auto elettriche?

Oggi, con un veicolo elettrico è possibile coprire la maggioranza degli spostamenti giornalieri. Tuttavia, dopo il prezzo di vendita – specie in assenza di incentivi pubblici-, la questione dell’autonomia rimane uno dei principali fattori che ne limitano l’acquisto. In realtà, sono stati compiuti progressi tecnici significativi a riguardo e l’industria continua ad investire per aumentare la durata delle batterie, ma parallelamente

L'auto elettrica e l'industria dell'automobile

«Entro il mese di luglio del 1997 la Fiat sarà in grado di commercializzare un veicolo alimentato a metano; l’anno successivo ci saranno nuove auto elettriche e una vettura definita ibrida». Così si esprimeva – il 23 settembre 1996 – l’allora amministratore delegato di Fiat Auto, Roberto Testore, in occasione dell’inaugurazione del parcheggio di interscambio con vetture elettriche di Piazza Vittorio a Torino, dove 20 Panda Elettra potevano essere noleggiate da utenti torinesi e non.  

Testore continuava sottolineando come l’industrializzazione di questo tipo di veicoli sarebbe dipesa dalla creazione di un’adeguata domanda, allora quantificata in alcune decine di migliaia di unità l’anno. 

La crescita del car sharing elettrico in Italia: limiti e prospettive

Il settore del trasporti è attraversato da profonde trasformazioni che ne stanno rivoluzionando le prospettive sia lato produttori che consumatori. Le “rivoluzioni” in questione riguardano in particolar modo tre dimensioni: la crescita dei veicoli a trazione elettrica, gli ingenti investimenti per giungere all’auto a guida autonoma e la crescita dei servizi di mobilità in condivisione, che porta con sé un ripensamento anche della tradizionale separazione tra mezzo pubblico

Considerazioni sull'utilizzo esclusivo di un'auto elettrica in Italia nel 2017

E’ possibile nel 2017 in Italia muoversi esclusivamente in elettrico, abbandonando così i combustibili fossili, le loro emissioni nell’ambiente, l’angoscia dell’aumento dei prezzi dei combustibili? La risposta è, al solito, “dipende”. Dipende da molti fattori, quali la possibilità di ricaricare a casa propria, il tipo di utilizzo che si fa della vettura, la zona geografica di residenza. Di questi tre fattori, il primo è in realtà l’unico che deve necessariamente essere verificato se l’auto elettrica sarà la seconda auto di famiglia,

E-mobility in Italia: prospettive di crescita al 2020

Da gennaio a settembre 2016 sono state vendute in tutto il mondo circa 518.000 auto elettriche (sia BEV, ossia i modelli full electric, che PHEV, ossia i modelli ibridi plug-in), il 53% in più rispetto ai primi 3 trimestri del 2015 (in tutto il 2015 sono state vendute poco più di 550.000 unità). La crescita è ancora più accentuata se paragonata al 2014, anno in cui complessivamente sono state vendute 317.000 auto elettriche.

Mobilità elettrica: benefici ambientali ed energetici

La mobilità elettrica può garantire sostanziali benefici ambientali ed energetici, soprattutto in ambito urbano, e può costituire nel medio periodo un’importante leva per il conseguimento degli obiettivi che l’Italia condivide con l’Unione Europea dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Parigi sul cambiamento climatico.

Il sistema dei trasporti si inserisce infatti nel più ampio target della decarbonizzazione assunto dall’Europa e dai paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario incrementare in maniera sostanziale il livello di elettrificazione dei consumi finali, in particolare nel settore termico e in quello – per l’appunto - della mobilità.

Punti di forza e punti di debolezza della riforma delle tariffe di rete: la posizione di Altroconsumo

Dal 1° gennaio 2017 cambia in bolletta la parte di costi tariffari, quelli indicati come spesa “trasporto (energia) e gestione del contatore” e “oneri di sistema” che erano pari a poco meno del 50% del totale della bolletta elettrica.

Fino a ieri questi costi pesavano in bolletta non in modo proporzionale ai consumi, ma a prezzi crescenti per scaglioni di consumo, finendo col penalizzare non tanto gli spreconi di elettricità, bensì le famiglie numerose che – a parità di efficienza e di attenzione all’uso – hanno comunque consumi più elevati e le soluzioni tecnologiche più efficienti.

Si è ritenuto pertanto necessario modificare la struttura tariffaria anche per eliminare gli scaglioni di consumo che complicavano la comprensione della bolletta. Dal 2016 è partito questo processo che entrerà a pieno regime nel 2018. 

'Con la riforma delle tariffe più equità ed efficienza'

Tre domande ad Andrea Oglietti, Direttore Infrastrutture Unbundling e Certificazione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico

I consumatori criticano la riforma sottolineando che farà aumentare la spesa elettrica della maggioranza delle famiglie italiane, ossia quelle che prima beneficiavano delle agevolazioni per i bassi consumi. Era necessario?

Questa riforma è stata espressamente richiesta all’Autorità dal legislatore (con la Legge 6 agosto 2013, n. 96 e con il Decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102) per recepire in Italia la Direttiva Europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica. ...

C'è chi argomenta che rimuovere le agevolazioni per i bassi consumi disincentivi l'efficienza, perché rende meno onerosi di prima gli eventuali sprechi. Cosa rispondete?

Al contrario, uno degli obiettivi di questa riforma è proprio la promozione dell’efficienza energetica. ...

Ambientalisti e associazioni delle rinnovabili evidenziano che l'aumento della parte di oneri di sistema pagati in quota fissa rende meno conveniente realizzare piccoli impianti da rinnovabili per autoproduzione. Ciò non contrasta con gli obiettivi di efficienza e sostenibilità?

Una valutazione degli impatti della riforma tariffaria sulla convenienza degli impianti fotovoltaici domestici è stata compiuta dall’Autorità e da altri enti dimostrando che, nella maggioranza dei casi, l’impatto sui tempi di ritorno degli investimenti è modesto. ...

Energia Elettrica: grandi cambiamenti nel 2017? Il punto di vista di Codici

Il 2017 sarà l’anno dei “grandi cambiamenti” in materia di fornitura di energia elettrica e gas per i consumatori italiani. Cambiamenti (abbiamo il presentimento che diventeranno batoste) stabiliti dall’Autorità di regolazione di settore.

I consumatori, infatti, spesso ignorano che in Italia dopo le leggi dello Stato, quindi Governo e Parlamento, le regole relative al funzionamento di un settore come quello in esame vengono definite da un’apposita autorità che, nel caso specifico, è l’AEEGSI (Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico).

Come fa le regole? 

Al via i contatori digitali 2.0

Nel 2016 due delibere dell’Autorità per l’energia hanno dato il via alla penetrazione nella distribuzione elettrica dei sistemi di smart metering di seconda generazione (2G), comunemente noti come contatori digitali 2.0. Questi prenderanno progressivamente il posto della prima generazione di contatori intelligenti, installati a partire dal 2001, quando gli 1G avranno completato la loro vita utile (15 anni). La fase di sostituzione inizia pertanto nel corso di quest’anno.

La prima delibera (87/2016/R/EEL dell’08/03) ha definito le caratteristiche prestazionali minime dei misuratori 2G, mentre la seconda (646/2016/R/EEL del 10/11) stabilisce i criteri per il riconoscimento dei costi d’installazione.

Riforma delle tariffe di rete: chi ci guadagna? Ah, saperlo

La riforma delle tariffe di distribuzione dell’energia elettrica non è materia semplice da spiegare in poche righe. Ne è una evidente dimostrazione la campagna istituzionale dell’AEEGSI passata di recente in televisione. Uno spot molto breve, che voleva comunicare l’equità, la trasparenza e l’efficienza della riforma, è stato immediatamente segnalato all’AGCM da una nutrita schiera di associazioni dei consumatori e ambientaliste come pubblicità ingannevole. Mi limiterò pertanto a esporre i contenuti essenziali della riforma e a indicare i suoi principali effetti sui consumatori residenti. Non tratterò in modo approfondito delle utenze non residenti semplicemente per il fatto che la parte di riforma ad esse rivolta ha seguito percorsi e logiche certamente meno trasparenti e meno eque, e probabilmente anche meno efficienti. E non tratterò nemmeno degli impatti della riforma sulle aziende di distribuzione e sugli autoconsumi in regime di scambio della generazione distribuita per esigenze di spazio. 

Se il deficit francese incontra l’overcapacity italiana

Tra ottobre e dicembre, i mesi in cui il deficit di produzione nucleare francese è stato finora più acuto, le centrali termoelettriche italiane hanno lavorato molto più che negli anni passati, grazie alle minori importazioni da compensare e alle maggiori esportazioni. E nei prossimi anni il parco nucleare della Francia non andrà certo ringiovanendo. Per questo molti si sono domandati se il caso francese non costringa a riconsiderare la condizione di sovraccapacità del sistema elettrico italiano e le misure approntate per fronteggiarla.

La strategicità del nucleare per la Francia

Negli anni ‘60, la Francia ha scelto il nucleare come fonte principale per la produzione di elettricità. Due le ragioni chiave alla base di questa decisione: l’indipendenza energetica e l’assenza di consistenti emissioni in atmosfera. L’implementazione di questa scelta ha fatto sì che, a partire dagli anni ‘90, la nazione si posizionasse ai primi posti in Europa, se non nel mondo, in termini di contenimento delle emissioni di CO2: considerando tutte le fonti di produzione, queste risultavano inferiori a 6 tonnellate l’anno per abitante. Un risultato che ha portato la Francia ad essere citata come esempio da seguire durante la stesura del Protocollo di Kyoto nel 1997, in occasione della III Conferenza delle Parti (COP3). 

Reattori spenti in Francia: quanto ci costano?

Pochi temi di politica energetica sono controversi quanto l’energia nucleare. La discussione, placatasi dopo l’esito referendario del 2011, è stata riaccesa dalla sospensione cautelativa di 18 centrali nucleari in Francia, disposta a fine settembre dall’Autorité de Sureté Nucléaire (ASN) per sospetti di un eccessivo contenuto di carbonio nell’acciaio degli involucri. Trasformando la Francia in un paese importatore, l’improvvisa penuria energetica ha generato pressione sui prezzi dell’elettricità nei paesi confinanti, tra cui il nostro, aggiungendosi al consueto incremento stagionale della domanda. Le prime proiezioni degli effetti per il sistema elettrico italiano ipotizzavano che le esportazioni verso la Francia sarebbero state sostenute da impianti a ciclo combinato altrimenti fuori mercato e prevedevano un aggravio del costo in bolletta per gli utenti italiani tra 1 e 1,5 miliardi di euro (mld. euro) nei mesi successivi all’annuncio delle sospensioni, come riportato da numerose testate. 

L’energia nucleare in Europa: tra estensioni e (pochi) nuovi ordini

Attualmente, i paesi europei che ospitano centrali nucleari sono 15. Al primo posto si colloca la Francia con 58 reattori, rappresentando circa la metà della capacità nucleare installata in Europa; seguono, ad una certa distanza, il Regno Unito con 15 unità e la Svezia con 10. La produzione dei singoli paesi varia inevitabilmente di anno in anno, specie in funzione dell’età del parco nucleare: man mano che passa il tempo, i reattori richiedono importanti interventi di manutenzione e di upgrade. Non stupisce quindi che nel 2015 si sia registrato un calo produttivo rispetto al 2014, nonostante il numero di reattori attivi sia rimasto pressoché lo stesso. 

La Svizzera dice no alla chiusura pianificata delle centrali nucleari

“Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare” si chiamava l’iniziativa popolare sottoposta a referendum in Svizzera il 27 novembre 2016. Secondo il piano proposto, i cinque reattori nucleari presenti nel paese avrebbero dovuto chiudere: nel 2017 quello di Mühleberg e i due di Beznau; nel 2024 quello di Gösgen; nel 2029 quello di Leibstadt. Ma, con un’affluenza al voto del 45% - che per la Svizzera è abbastanza normale - 1.301.520 cittadini hanno detto no, pari al 54,2%, contro 1.098.464 sì, pari al 45,8%. 

Combustibili alternativi: analisi della direttiva DAFI. Un passo dal recepimento

Manca ormai poco al recepimento della direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi (c.d. direttiva DAFI). Sarebbe stata il 18 novembre scorso la data ultima per il recepimento da parte degli Stati membri, tuttavia è stata concessa una proroga.

La direttiva, emanata il 22 ottobre 2014, è sorta dall’esigenza di ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti. Essa stabilisce requisiti minimi per la costruzione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricerca per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale (gas naturale liquefatto - GNL e gas naturale compresso - GNC) e idrogeno, 

Come si riscaldano gli italiani

L’Italia, si sa, è il paese dei mille borghi e dei mille campanili. Mille diversità che sono sparse su una lunga penisola, due isole molto grandi e molte altre minori: territori e insediamenti urbani diversi, caratterizzati da condizioni meteo-climatiche anche molto differenti. Basti pensare, ad esempio, che solo 3 famiglie italiane su 10 sono in possesso di sistemi per il raffrescamento, con un’accentuata variabilità a livello territoriale: 40% per il Nord-Est, 32% nel Mezzogiorno e poco meno del 25% per Nord-Ovest e Centro. A livello regionale si va dall’1,5% della Valle d’Aosta a fino a quasi il 50% della Sardegna.

Ma come e cosa consumano in materia di energia le famiglie italiane? segue...

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