ACQUA & AMBIENTE | 26 ARTICOLI

Tutela e salvaguardia vanno in scena al Festival dell’Acqua

Stato delle risorse idriche del Pianeta, disponibilità e accessibilità, siccità e alluvioni, nuove tecnologie e tematiche sociali, ma anche spettacoli ed incontri culturali. Tutto questo è il Festival dell’Acqua, ideato e promosso da Utilitalia (la Federazione delle aziende che si occupano di acqua ambiente e energia), in collaborazione con Acquedotto pugliese (AQP), che l’8 ottobre ha aperto i battenti a Bari e che resterà in scena fino all’11.

Ravenna Green Port: verso un porto più sostenibile

I porti giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo economico del territorio e il loro stato di salute ha importanti ricadute anche sull’economia nazionale. Il porto di Ravenna è uno dei principali motori di sviluppo socio-economico del territorio ravennate e regionale, essendo sia un porto industriale sia un luogo di aggregazione per lo svolgimento di molteplici attività con ricadute sociali. Da questi presupposti è nato il Ravenna Green Port, un progetto che coinvolge ricerca, istituzioni e industria per tracciare una rotta condivisa di azioni partendo da tre temi strategici: mobilità e sostenibilità energetica nell’area portuale, ecosistema porto-città.

Il Polo Ravennate dell’offshore: estrazione e innovazione a braccetto

La partecipazione al meeting di Astana, nell’ambito della missione organizzata dalla Regione Emilia Romagna guidata dall’assessore Palma Costi, ha rappresentato un’importante occasione per illustrare a personalità del governo del Kazakistan, ad associazioni imprenditoriali e gruppi aziendali come Ravenna operi nel settore offshore.

Bonatti: da Parma le soluzioni per l’industria petrolifera kazaka

5.000 km, tre mari, un continente. Queste le distanze che separano Italia e Kazakhstan. Distanze che sembrano tuttavia irrisorie se si guarda ad un altro tipo di dati, quelli economici. Nel solo 2016, infatti, l’Italia ha esportato nel paese asiatico beni e servizi per un totale di 842 milioni di euro, perlopiù macchinari e attrezzature per l’industria.

La cyber security in Italia: intervista all’Ing. Gaetano Sanacore

1) Il crescente bisogno di sicurezza e la necessità di tutelarsi dal cyber crimine ha portato, anche nel nostro paese, all’istituzione dell'“Osservatorio Nazionale per la Cyber Security, Resilienza e Business Continuity dei sistemi Elettrici”. Di cosa si tratta e quali sono le finalità per cui è stata pensata?

L’Osservatorio nasce da un’idea della Prof.ssa Paola Girdinio (UNIGE), dell’Ing. Antonio Rebora (Ansaldo) e del sottoscritto, dopo un’attenta analisi degli scenari relativi ai crescenti attacchi informatici alle infrastrutture strategiche su scala internazionale.

Cyber war: l’industria europea sotto attacco

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una continua crescita di attacchi cyber a livello mondiale, con un evidente trend di cambiamento dei target attaccati. Mentre per anni il target principale sono stati utenti finali, con lo scopo di effettuare delle frodi on-line, o aziende con core business legato alle informazioni personali dei propri clienti (es. Ashley Madison il sito d’incontri extraconiugali colpito da un attacco hacker), oggi si sta assistendo a un notevole incremento di attacchi verso il mondo industriale. Il razionale principale si trova nella progressiva compenetrazione tra il mondo ICT (Information e Communication Technology, tipicamente indicato come IT) e quello ICS (Industrial Control System, tipicamente indicato come OT) e nella standardizzazione delle tecnologie di quest’ultimo.

Cyber security delle reti elettriche in Italia ed in Europa: l’esperienza di Terna

Il contesto economico industriale degli ultimi 20 anni ha maturato un grado di dipendenza dalle tecnologie, in particolare dall’Information and Communication Technology (ICT), senza precedenti nella storia industriale. Attualmente, dopo aver vissuto la rivoluzione di Internet e del mobile, ci troviamo ora all’inizio della cosiddetta era dell’Internet of Things (IoT). Perciò, alla luce della crescita dei dispositivi connessi e delle applicazioni IoT, unitamente alla confluenza di diverse tecnologie e alla loro integrazione (come il Cloud Computing e i Big Data), seguiranno inevitabilmente questioni di interoperabilità, di sicurezza e di affidabilità.

Il sistema elettrico dell’Unione Europea ai tempi delle minacce informatiche

Il sistema elettrico europeo, nel contesto di ambiziosi obiettivi politici comunitari, da diversi anni sta cambiando in maniera radicale - e per certi versi inattesa - trovandosi nel contempo a fronteggiare un ventaglio sempre più ampio di minacce alla sicurezza.

Sicurezza che compare come parola chiave sia nel progetto di Unione Energetica che negli obiettivi di diverse specifiche politiche comunitarie. L’Energy Union include infatti cinque domini di azione: sicurezza e solidarietà energetica; creazione di un mercato interno dell’energia; riduzione della domanda; decarbonizzazione; innovazione e competitività.

Principali attacchi di sabotaggio a infrastrutture energetiche

Centrali nucleari, reti elettriche, gasdotti, raffinerie. Nel corso degli ultimi anni, si è assisto ad una crescita esponenziale dei cyber crimini a danno di facilities energetiche in tutto il mondo.

Ad essere interessati dagli attacchi, oltre che le infrastrutture, sono stati anche i sistemi informatici di alcuni grandi player dell’energia, come la saudita Saudi Aramco, la statunitense Chevron e la russa Gazprom.

Stretti e canali, gli arbitri della geopolitica mondiale

I colli di bottiglia marittimi sono uno dei principali fattori su cui si gioca il rapporto di forza tra le maggiori potenze mondiali. Dalla capacità o meno di controllarli passa il test per la supremazia dell’attore intenzionato a mettersi alla guida dell’ordine globale o, meno categoricamente, a provare a comporre il disordine del pianeta.

All’occhio dell’analista geopolitico, la massa decisiva per la distribuzione del potere è quella eurasiatica. Bicontinente su cui gravitano materie prime, traffici più o meno leciti, dinamismo demografico, prosperità economica, capacità (quando non velleità) ordinative istituzionali. 

I chokepoint del Medio Oriente e gli equilibri energetici globali

Il fabbisogno mondiale di energia dipende in larga parte dalle fonti fossili, condizione che non si modificherà nel prossimo futuro. Nel World Energy Outlook 2016, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) afferma che i combustibili fossili “continueranno ad essere l’asse portante del sistema energetico mondiale per diversi decenni a venire”. Il BP Energy Outlook formula previsioni similari.

Stretto di Malacca: maggiori volumi, maggiori rischi

Nel punto più stretto dello Stretto di Malacca, il cosiddetto Phillips Channel, i chilometri che separano Sumatra dalla costa occidentale della Malesia sono appena 2,8. L’importanza strategica di questo passaggio sulla rotta tra la costa cinese e l’Oceano Indiano è nota dall’antichità, tanto che già nel V secolo d.C. l’impero Srivijaya che aveva la propria base sull’isola di Sumatra pensò di blindarlo facendo costruire sull’altra sponda la città di Temasek, che in malese significa “Città del Mare”.

L’energia europea che passa da Turchia e Danimarca

I chokepoint sono snodi fondamentali per il sistema di approvvigionamento energetico a livello globale e crocevia del sistema della sicurezza energetica mondiale. Anche per l’Europa i colli di bottiglia lungo le rotte per il trasporto di petrolio sono strategici: più della metà dell’energia consumata nel Vecchio continente muove da paesi extraeuropei e nell’ultimo decennio questa quota ha registrato un aumento generalizzato. 

Il ruolo del Canale di Panama nel sistema energetico globale

Il Canale di Panama è uno dei principali snodi del traffico marittimo globale.
Nel corso del 2016 sono transitati lungo il passaggio oltre 200 milioni di tonnellate di merci e materiali.

Circa la metà dei flussi si è mosso lungo tre grandi rotte: dalla costa orientale USA alle coste dell’Asia continentale; dalla costa orientale alla costa occidentale USA; dall’Europa alla costa occidentale USA. Il 67% degli scambi coinvolge, in entrata o in uscita, gli Stati Uniti.

Il dibattito pubblico tra arroganza e chiusure

Le immagini di guerriglia “campestre” che ci sono arrivate in questi giorni dal Salento con la polizia in assetto da guerra tra gli ulivi, ci ricordano ancora una volta l’urgenza di affrontare con altri mezzi le contestazioni contro le grandi opere. I cittadini che protestano contro un gasdotto, in questo caso, o contro un elettrodotto, un inceneritore, un rigassificatore, una linea ad alta velocità e contro molte altre cose ancora, respingono con sdegno l’etichetta NIMBY (Not In My Back Yard) che viene loro regolarmente affibbiata. E non hanno tutti i torti, perché si tratta di un epiteto malevolo che è stato inventato per colpevolizzarli. Per fortuna abbiamo anche a disposizione l’acronimo più neutrale, LULU (Locally Unwanted Land Use), che descrive perfettamente il fenomeno. Qui abbiamo infatti costantemente a che fare con “usi del territorio localmente indesiderati”.

Anche le centrali elettriche nel mirino del no

Il settore energetico è quello più esposto alle opposizioni. La conferma arriva dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum®. Dei 342 impianti oggetto di contestazione in Italia nel 2015, il 52,33% delle rilevazioni totali riguardava proprio i progetti inerenti l’energia. Tra i dati più rilevanti, la crescita significativa – dal 14,6% del 2014 al 18,6% del 2015 – delle opere contestate in ragione di un deficit di coinvolgimento o di iter autorizzativi farraginosi e contorti. A farne le spese diversi progetti di produzione energetica, senza distinzione tra fonti rinnovabili e non. Di seguito alcuni degli esempi più significativi.

Ombrina Mare: vince chi urla più forte

In poche classifiche nazionali l'Abruzzo occupa posti di vertice: una di queste è quella stilata annualmente dal Nimby Forum. È una costante il No a prescindere: all’estrazione di idrocarburi on/offshore, alla produzione energetica anche rinnovabile, alle reti distributive (elettrodotti e gasdotti), alle antenne, a impianti di trattamento rifiuti, a insediamenti industriali, a centri commerciali, perfino di recente ad un impianto per la cremazione di salme.

Stimiamo in circa 3 mld. di euro il valore dei progetti fermi o persi, con almeno 15.000 posti di lavoro potenziali non attivati.

Si può datare l’inizio del fenomeno intorno al 2007, quando nacque un movimento per contrastare la realizzazione ad Ortona di un Centro Oli dell’Eni. Lo stop al progetto (deciso anche per ragioni economiche) ha animato la consapevolezza che con una forte pressione sociale e mediatica si potesse ottenere un doppio risultato: bloccare i progetti ed assumere un ruolo di orientamento dell’opinione pubblica utile per diversi scopi, anche politici.

Le lobby sono ancora quelle petrolifere?

Ha suscitato abbastanza stupore la vicenda del blocco della TAP (Trans Adriatic Pipeline) che dovrebbe portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, viene bloccato perché dovrebbe attraversare degli uliveti secolari. Il progetto prevede che circa 180 ulivi siano momentaneamente spostati in un’area apposita e poi, una volta installato il gasdotto ad una certa profondità, ripiantati esattamente nello stesso posto. Non si tratta di un’operazione nuova. Per la costruzione di un ramo dell’acquedotto pugliese, si è fatta la stessa operazione di spostamento di ben 2.500 ulivi, senza alcun clamore e con il consenso sia della popolazione che delle autorità regionali e locali.

Contro il NO meglio comunicare o restare in silenzio?

In una società che sta attraversando una profonda fase di trasformazione, fenomeni come il Nimby sono la punta dell’iceberg di un disagio che investe il tema della rappresentanza.

Per rispondere a questa crisi, alcuni Paesi europei hanno da tempo e progressivamente adottato strategie, pratiche, modalità nuove di dialogo tra i diversi tessuti vitali della società, come dimostrano gli esempi della Danimarca, dove a breve entrerà in funzione il termovalorizzatore Amager Resource Centre sul cui tetto sarà possibile sciare, o ancora il caso nel 2011 delle cittadine svedesi di Oskarshamn e Östhammar che si sono a lungo contese la realizzazione di un deposito di scorie nucleari.

Non è Nimby. È difesa dello status quo

Il Nimby Forum® è l’unico Osservatorio nazionale che monitora in maniera puntuale le opposizioni a opere di pubblica utilità e insediamenti industriali, in costruzione o ancora in progetto. L’ultimo caso, in ordine di tempo, quello del gasdotto TAP tra Grecia e Italia, osteggiato in Puglia. Una protesta montante, più mediatica che reale a dire la verità.

Ma andiamo con ordine. Il Paese in questi anni è mutato, ma non certo in positivo: il PIL è rimasto al palo, cresciuto solo del +1,8% complessivo in 10 anni, e il debito pubblico è cresciuto del 132%. Altri dati sono in qualche modo confortanti: nell’ultimo semestre 2016, l’occupazione e il fatturato industriale segnano una ripresa rispetto all’anno precedente. Siamo ancora l’ottava potenza mondiale, insomma.

Mobilità, climatizzazione e efficienza degli edifici: come andrebbero affrontati nella SEN

Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)

Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?

Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.

TAP e il gas russo: facciamo passare chi ce lo chiede

Mario Michele Elia è da meno di un anno il country manager di TAP per l’Italia. Per quanto “nuovo” al settore Oil&Gas, ha una grande esperienza nel campo delle infrastrutture: nelle Ferrovie dello Stato, dove ha lavorato per quarant’anni concludendo la sua carriera prima come amministratore delegato di RFI e poi amministratore delegato dell’intero gruppo. Oggi si occupa della realizzazione degli ultimi 8 km e del terminale di ricezione del gasdotto destinato ad aprire la strada del mercato europeo al gas proveniente da un’area estremamente ricca in riserve, prime fra tutte quelle azere del giacimento di Shah Deniz.

Stati Uniti: Trump, i gasdotti, la politica estera

Nell’ultimo decennio, l’industria del gas è stata interessata da cambiamenti di grande portata, che non hanno precedenti nella storia recente. La shale gas revolution negli Stati Uniti, la crescita del commercio mondiale di GNL e la costruzione di gasdotti e infrastrutture di trasporto stanno trasformando questa fonte fossile in una commodity sempre più globale. Grazie ai progressi tecnologici, gli USA sono riusciti a sfruttare appieno le riserve interne di gas non convenzionale e a modificare profondamente la loro performance produttiva. Le riserve provate, infatti, sono raddoppiate, passando dai 5.800 mld mc del 2005 ai 10.400 del 2015, mentre la produzione è progressivamente aumentata, tanto che nel 2011 hanno superato la Russia come principale produttore di gas.

Il TAP è davvero strategico?

Il gasdotto trans-adriatico o TAP (Trans-Adriatic Pipeline) porterà 10 mld mc di gas azero in Europa a partire dal 2020. Mentre la costruzione procede senza grandi ostacoli negli altri paesi attraversati dall’infrastruttura, i toni del dibattito su TAP sono molto accesi in Italia, nonostante il nostro paese sia interessato solo da 8 km di un tracciato che ne misura ben 878.

Questo articolo si propone di mettere in prospettiva il valore strategico di questo progetto, nonché il possibile impatto sui mercati interessati e i contorni dell’ingarbugliato conflitto giuridico tra diverse istituzioni del nostro paese.

Gasdotti: la Russia guarda ad Est, l'Europa a Sud

Le sanzioni varate dall’Europa contro la Russia hanno creato le condizioni per un riassetto globale degli approvvigionamenti energetici. Mosca ha iniziato a guardare a est, ipotizzando di dirottare gran parte delle sue risorse verso la Cina, e gli europei stanno cercando di cogliere la palla al balzo per rendersi indipendenti dal Cremlino.

Il TAP e il TANAP, i due gasdotti che potrebbero collegare direttamente l’Italia con il Caspio, sembrano essere in via di realizzazione. L’idea è quella di portare il gas del giacimento azero di Shah Deniz prima in Turchia (TANAP) 

La geopolitica del gas e gli equilibri europei

Barack Obama lascia al continente europeo un’eredità politica scottante, su cui, almeno per il momento, l’amministrazione Trump non sembra interessata a intervenire. La dottrina Obama ha teorizzato – e praticato – l’uscita degli Stati Uniti da quelle aree dove considerava dannoso l’utilizzo diretto della forza per la preservazione del potere e del prestigio americani e lo spostamento degli interessi strategici del paese verso il quadrante Asia-Pacifico. Contestualmente, l’Europa ha assistito alla crescita dell’idra jihadista, alla trasformazione in emergenza dei flussi migratori e alla messa in discussione del progetto di integrazione europea (Brexit, progressiva affermazione di partiti anti-europeisti). Dall’ambiente internazionale circostante, d’altro canto, non sono arrivati segnali più tranquillizzanti.

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