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Qatar: ancora l’eldorado del gas?

Con una popolazione di poco superiore ai due milioni di abitanti e un prodotto interno lordo (PIL) che nel 2016 si è attestato attorno ai 165 miliardi di dollari, il Qatar guida la classifica dei paesi a PIL pro-capite (a parità di potere d’acquisto) più alto al mondo. Oltre la metà della ricchezza generata dal paese deriva dalle esportazioni di idrocarburi, gas naturale in primis, sui mercati internazionali. Nel settore del gas, le riserve attestate del Qatar ammontano a circa 25 trilioni di metri cubi, e sono concentrate nel giacimento off-shore North Field

Shell Eco-marathon: vince chi consuma di meno

E’ possibile viaggiare tre volte intorno all'Equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo? Sembrerebbe di sì, stando a quello che si è visto sulle strade di Londra. Si tratta della Shell Eco-marathon, la gara automobilistica che premia i veicoli in grado di percorrere la maggior distanza possibile con il minor impiego di carburante. Oltre 170 team provenienti da università e scuole superiori, quasi 30 Paesi europei coinvolti, circa 25.000 visitatori. Questi i numeri della 33° edizione europea che si è tenuta al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra dal 25 al 28 maggio 2017, e che ha mostrato al mondo intero cosa ci aspetta in futuro in termini di efficienza energetica nei trasporti.

ENGIE: portare l’energia a chi non ce l’ha

Nelle ultime decadi, l’impegno nel sociale di un’azienda è passato dal solo finanziamento di un’iniziativa alla realizzazione di progetti più strutturati, anche di lungo periodo.

Nel tempo, si sono affermati programmi di Responsabilità sociale di Impresa (RSI) sempre più efficaci e più attenti alle esigenze dei rispettivi destinatari. Sono quelli che rivestono una duplice caratteristica: sono in linea con le esperienze concrete dell’impresa nella propria area di attività economica; nascono e sono condotti su una spinta interna, dettata dall’altruismo spontaneo di dipendenti e collaboratori.

Petrolio e frutteti: la storia di Chevron e il Cawelo Water District

Pistacchi, mandorle, agrumi…petrolio. Quella che sembrerebbe una ricetta di pessimo gusto è invece il possibile titolo di una storica alleanza che va in scena ogni giorno da quasi vent’anni in California, dove l’acqua associata all’estrazione petrolifera viene riciclata per irrigare le coltivazioni agricole limitrofe. Ma facciamo un passo indietro.

Nella contea di Kern, in California, fu scoperto nei primissimi anni del Novecento un mega giacimento di petrolio che prese il nome di Kern River e che contribuì al boom petrolifero a stelle e strisce.

Awango by Total: energia alla portata di tutti

lluminare il quotidiano delle popolazioni che non hanno accesso all'elettricità. È questo il senso di un importante investimento sociale di Total che dal 2011 fornisce energia elettrica alle popolazioni che ne sono ancora prive. Nel concreto, l’offerta “Awango by Total” include una gamma completa di lampade e kit solari, destinati ad un uso casalingo, vendute ad un prezzo accessibile alle famiglie che non possono accedere alla rete elettrica nazionale.

ExxonMobil e la promozione delle materie STEM

Quello dell’energia è un mondo complesso. Rispondere al crescente fabbisogno energetico in maniera responsabile sotto il profilo economico, sociale ed ambientale, è una grande sfida per la quale saranno necessari i migliori ingegni e importanti progressi in campo tecnologico. La ExxonMobil, la più grande compagnia energetica internazionale quotata in Borsa, riconosce infatti che lo sviluppo e la crescita economica a livello mondiale sono strettamente legati alla disponibilità di personale altamente qualificato, specialmente nel campo della Scienza, della Tecnologia, dell’Ingegneria e della Matematica, le cosiddette materie STEM.

Imprese e territorio: verso un nuovo modello di sostenibilità

Le persone, le relazioni interpersonali, la curiosità e l’apertura verso il futuro, il senso di responsabilità verso la propria comunità e il territorio. Sono questi i drivers che devono qualificare la nuova impresa, che si fa comunità e sceglie di essere sostenibile non solo perché sostiene parchi solari, microcentrali idroelettriche, sistemi di accumulo e gestione intelligente dei flussi energetici, ma soprattutto perché coniuga economia e ambiente.

Il modulo di gioco della nuova impresa è quello dello sviluppo sostenibile non solo applicato a sé stessa, ma anche rivolto alle comunità industriali e urbane del prossimo futuro, dove l’innovazione tecnologica deve combinarsi con la valorizzazione delle persone, dei luoghi di vita e di lavoro.

La seconda vita dei grassi animali: l’esperienza di Assograssi

Molto prima che diventasse un tema all’ordine del giorno, sui giornali come in politica, l’industria dei sottoprodotti di origine animale ha costruito un modello efficiente di economica circolare. Le aziende del settore, infatti, reimpiegano gli scarti di lavorazione delle carni dando loro, letteralmente, una seconda vita.

Una delle frasi più citate per spiegare il concetto di economia circolare, “da scarto a risorsa” trova una completa attuazione nell’attività del comparto. Le sue aziende si occupano infatti del “rendering”, vale a dire la raccolta e la lavorazione dei sottoprodotti di origine animale.

Valorizzare la frazione organica dei rifiuti attraverso la micronizzazione

Da quando la raccolta differenziata dei rifiuti ha iniziato a coinvolgere in maniera più o meno diffusa anche i nuclei familiari o comunque i singoli cittadini, abbiamo tutti preso dimestichezza con termini quali frazione secca, frazione umida, indifferenziato o residuo, etc.

Ognuno di noi ha dunque imparato a riconoscere le principali tipologie di rifiuto dovendone fare una raccolta appunto, differenziata.

L’accordo Eni-CONOE: da olio esausto a biocarburante di alta qualità

“The fact that fat oils from vegetable sources can be used may seem insignificant today, but such oils may perhaps become in course of time of the same importance as some natural mineral oils and the tar products are now”, Rudolph Diesel.

L’utilizzo di oli vegetali come carburante nei motori diesel non è un’idea nuova. Rudolf Diesel iniziò lo sviluppo del motore che ne porta il nome, brevettato nel 1892, utilizzando olio di arachidi. Poco tempo dopo, durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, la Otto Company presentò un piccolo motore capace di funzionare sia con gasolio che con olio vegetale o animale.

Dal rifiuto al valore

Ogni giorno, in ogni famiglia italiana, non è difficile immaginare una scena ormai arcinota: chi butta…l’immondizia? E ogni giorno questo rito, più o meno condiviso, ci porta a confrontarci, sarebbe meglio dire a prendere consapevolezza, con la quantità di rifiuti che ognuno di noi produce.

I dati più recenti resi disponibili da ISPRA ci dicono che in media ciascuno di noi produce tra i 400 e 500 kg di rifiuti l’anno. Per un nucleo familiare di quattro persone, che vive in città, se non esistesse il sistema di raccolta rifiuti, significherebbe rinunciare a un vano della propria abitazione!

Petrolio e geopolitica. Uno sguardo strategico al Medio Oriente

Le guerre che sconvolgono l’Iraq e la Siria, l’anarchia tribale libica, gli sconvolgimenti politici succeduti alla cosiddetta “primavera araba” e il riaccendersi del conflitto settario tra musulmani sciiti e sunniti, che alimenta e rafforza le organizzazioni terroriste, stanno cambiando la faccia del Medio Oriente, arrivando persino a rimettere in discussione i confini tracciati dopo la fine dell’impero ottomano.

Finanza verde: il nuovo motore degli investimenti nelle rinnovabili

Le energie rinnovabili sono oggi uno dei settori con il maggiore potenziale di investimento. Dopo l’adozione e l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico, nel mondo ci sarà bisogno di qualcosa come 1.000 mld. di doll. all’anno di investimenti in infrastrutture energetiche a emissioni zero. Il settore, inoltre, è diventato molto più competitivo, in particolare grazie ai progressi tecnologici su solare ed eolico: il costo di produzione degli impianti fotovoltaici, ad esempio, è calato del 20% all’anno negli ultimi cinque anni, e per il 2020 potrebbe essere inferiore a quello di carbone e gas naturale, secondo le stime del World Economic Forum (WEF). 

Economia circolare: produrre, consumare, riutilizzare

Negli ultimi 150 anni il sistema industriale predominante è rimasto invariato, basato sul modello lineare di produzione e consumo cosiddettotake-make-dispose”, in cui i beni sono prodotti a partire da materie prime estratte ex novo, sono venduti, utilizzati (spesso neppure sfruttandone appieno le potenzialità) e infine eliminati come rifiuti.

Negli anni più recenti, si è avviata una fase di transizione, caratterizzata da un ripensamento dei modelli di business e spinta anche dal bisogno di ridurre la dipendenza del business stesso, in termini di crescita e profitti, da risorse tradizionalmente economiche, la cui disponibilità è sempre stata ritenuta illimitata. La scoperta che, al contrario, molte di queste stiano diventando sempre più scarse (si pensi ad esempio alle terre rare), rendendo più concreti i rischi potenziali di business continuity, associata ad altri trend globali non più ignorabili, ha fatto sì che il modello tradizionale fosse messo in discussione.

Petrolio e Pomodori: in Francia si può

Estrarre petrolio e coltivare pomodori sembrerebbero due attività alternative, prevalentemente concepite come incompatibili e quindi non in grado di coesistere sul medesimo territorio. Ma non in Francia, dove 10 ettari di serra vengono riscaldati grazie al calore recuperato dalle attività petrolifere.

Vermilion Energy Inc (di seguito Vermilion) è una compagnia canadese di produzione di petrolio e gas costituitasi nel 1994 e che oggi opera su scala internazionale. In Francia, dove è presente dal 1997, copre il 75% della produzione nazionale di idrocarburi grazie allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi dei bacini aquitano e parigino.

Hera punta sul biometano partendo dalla raccolta differenziata

Un impianto in grado di trasformare circa 135.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata in 7,5 mil. di mc di biometano, combustibile rinnovabile al 100% che verrà immesso in rete sia per uso domestico sia per autotrasporto. Il tutto in un’ottica che rispecchia i valori dell’economia circolare. È quello che verrà realizzato entro il 2018 dal Gruppo Hera, prima multiutility in Italia ad avviare un progetto simile, grazie a un investimento di 30 di mil. di euro. L’impianto, sviluppato dalla controllata Herambiente, sorgerà a Sant’Agata Bolognese, in provincia di Bologna, nel sito di compostaggio già attivo, e al biometano affiancherà la produzione di 20.000 tonnellate di compost, un fertilizzante naturale di alta qualità.

L'Italia dei campioni dell'economia circolare

L’Italia oggi sta vivendo un nuovo protagonismo nel settore dell’economia circolare. Non è più il paese dell’emergenza rifiuti, ma può contare sull’attività di tanti campioni dell’economia circolare Made in Italy – tra amministrazioni, piccole e medie imprese, aziende, start-up - che già percorrono questa strada e che recuperano o utilizzano materie prime seconde che fino a ieri finivano in discarica. Ed è proprio questo il punto di forza dell’economia circolare che, a differenza di quella lineare, dà vita a un processo di autogenerazione in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro. Ecco allora che guardando con più attenzione la nostra Italia scopriremo che negli anni la Penisola è diventata culla di buone pratiche ed esperienze innovative che vanno in questa direzione, ottimizzando virtuosamente la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riuso, il riciclo e la riparazione di prodotti. 

Il dibattito pubblico tra arroganza e chiusure

Le immagini di guerriglia “campestre” che ci sono arrivate in questi giorni dal Salento con la polizia in assetto da guerra tra gli ulivi, ci ricordano ancora una volta l’urgenza di affrontare con altri mezzi le contestazioni contro le grandi opere. I cittadini che protestano contro un gasdotto, in questo caso, o contro un elettrodotto, un inceneritore, un rigassificatore, una linea ad alta velocità e contro molte altre cose ancora, respingono con sdegno l’etichetta NIMBY (Not In My Back Yard) che viene loro regolarmente affibbiata. E non hanno tutti i torti, perché si tratta di un epiteto malevolo che è stato inventato per colpevolizzarli. Per fortuna abbiamo anche a disposizione l’acronimo più neutrale, LULU (Locally Unwanted Land Use), che descrive perfettamente il fenomeno. Qui abbiamo infatti costantemente a che fare con “usi del territorio localmente indesiderati”.

Anche le centrali elettriche nel mirino del no

Il settore energetico è quello più esposto alle opposizioni. La conferma arriva dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum®. Dei 342 impianti oggetto di contestazione in Italia nel 2015, il 52,33% delle rilevazioni totali riguardava proprio i progetti inerenti l’energia. Tra i dati più rilevanti, la crescita significativa – dal 14,6% del 2014 al 18,6% del 2015 – delle opere contestate in ragione di un deficit di coinvolgimento o di iter autorizzativi farraginosi e contorti. A farne le spese diversi progetti di produzione energetica, senza distinzione tra fonti rinnovabili e non. Di seguito alcuni degli esempi più significativi.

Ombrina Mare: vince chi urla più forte

In poche classifiche nazionali l'Abruzzo occupa posti di vertice: una di queste è quella stilata annualmente dal Nimby Forum. È una costante il No a prescindere: all’estrazione di idrocarburi on/offshore, alla produzione energetica anche rinnovabile, alle reti distributive (elettrodotti e gasdotti), alle antenne, a impianti di trattamento rifiuti, a insediamenti industriali, a centri commerciali, perfino di recente ad un impianto per la cremazione di salme.

Stimiamo in circa 3 mld. di euro il valore dei progetti fermi o persi, con almeno 15.000 posti di lavoro potenziali non attivati.

Si può datare l’inizio del fenomeno intorno al 2007, quando nacque un movimento per contrastare la realizzazione ad Ortona di un Centro Oli dell’Eni. Lo stop al progetto (deciso anche per ragioni economiche) ha animato la consapevolezza che con una forte pressione sociale e mediatica si potesse ottenere un doppio risultato: bloccare i progetti ed assumere un ruolo di orientamento dell’opinione pubblica utile per diversi scopi, anche politici.

Le lobby sono ancora quelle petrolifere?

Ha suscitato abbastanza stupore la vicenda del blocco della TAP (Trans Adriatic Pipeline) che dovrebbe portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, viene bloccato perché dovrebbe attraversare degli uliveti secolari. Il progetto prevede che circa 180 ulivi siano momentaneamente spostati in un’area apposita e poi, una volta installato il gasdotto ad una certa profondità, ripiantati esattamente nello stesso posto. Non si tratta di un’operazione nuova. Per la costruzione di un ramo dell’acquedotto pugliese, si è fatta la stessa operazione di spostamento di ben 2.500 ulivi, senza alcun clamore e con il consenso sia della popolazione che delle autorità regionali e locali.

Contro il NO meglio comunicare o restare in silenzio?

In una società che sta attraversando una profonda fase di trasformazione, fenomeni come il Nimby sono la punta dell’iceberg di un disagio che investe il tema della rappresentanza.

Per rispondere a questa crisi, alcuni Paesi europei hanno da tempo e progressivamente adottato strategie, pratiche, modalità nuove di dialogo tra i diversi tessuti vitali della società, come dimostrano gli esempi della Danimarca, dove a breve entrerà in funzione il termovalorizzatore Amager Resource Centre sul cui tetto sarà possibile sciare, o ancora il caso nel 2011 delle cittadine svedesi di Oskarshamn e Östhammar che si sono a lungo contese la realizzazione di un deposito di scorie nucleari.

Non è Nimby. È difesa dello status quo

Il Nimby Forum® è l’unico Osservatorio nazionale che monitora in maniera puntuale le opposizioni a opere di pubblica utilità e insediamenti industriali, in costruzione o ancora in progetto. L’ultimo caso, in ordine di tempo, quello del gasdotto TAP tra Grecia e Italia, osteggiato in Puglia. Una protesta montante, più mediatica che reale a dire la verità.

Ma andiamo con ordine. Il Paese in questi anni è mutato, ma non certo in positivo: il PIL è rimasto al palo, cresciuto solo del +1,8% complessivo in 10 anni, e il debito pubblico è cresciuto del 132%. Altri dati sono in qualche modo confortanti: nell’ultimo semestre 2016, l’occupazione e il fatturato industriale segnano una ripresa rispetto all’anno precedente. Siamo ancora l’ottava potenza mondiale, insomma.

Perde chi si oppone al cambiamento

Intervista al Prof. Carlo Andrea Bollino (Presidente AIEE, Università degli Studi di Perugia)

Consultazioni, audizioni, convegni con gli esperti. Il governo sembra aperto alle opinioni di tutte le realtà del settore energetico. Quali sono le tematiche a cui lei darebbe priorità nella nuova Strategia Energetica Nazionale?

L’Italia ha ottenuto una sensibile riduzione delle emissioni di CO2 che continuerà a manifestarsi anche nei prossimi anni, ma probabilmente a ritmi inferiori rispetto a ciò che richiederebbe l’uniformità agli obiettivi europei. Dunque, la Nuova Strategia Energetica Nazionale dovrà scegliere le alternative più efficienti per centrare gli obiettivi al 2030.

Su quali temi dell’energia l’Italia si è mossa male negli ultimi anni?

Quanto realizzato sino ad oggi, seppur influenzato fortemente dalla bassa crescita economica, costituisce un ottimo spunto. Tuttavia, nelle scelte di politica energetica effettuate si possono individuare diverse possibilità di miglioramento. C’è stata confusione nel capire dove applicare gli strumenti di prezzo e quelli di quantità secondo le loro potenzialità relative.

Mobilità, climatizzazione e efficienza degli edifici: come andrebbero affrontati nella SEN

Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)

Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?

Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.

La Strategia energetica italiana nel contesto europeo

La decisione del Ministro dello Sviluppo Economico di definire una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), oltre a richiedere l’armonizzazione con la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (1) prevista dal Collegato ambientale e in via di elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente

- dalla presentazione del “Winter Package”, che Commissione, Parlamento e Consiglio europei si sono impegnati a trasformare in proposte operative entro il 2017;

-dall’obbligo per gli Stati membri di presentare nel 2018 il Piano clima-energia, contenente sia obiettivi al 2030 coerenti con quelli su energia e decarbonizzazione dell’Unione europea, sia una proiezione al 2050, in modo da consentire alla Commissione di verificarne la congruenza con gli obiettivi europei e, se del caso, chiedere agli Stati membri le correzioni che consentano di addivenire al Piano finale entro il 2019. Piano per il quale il documento di governance del “Winter Package” ha definito vincoli e linee guida molto stringenti.

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

SEN, una cronologia ragionata

I primi accenni a un aggiornamento della Strategia energetica nazionale (Sen) varata nel 2013 dal governo Monti emersero nel dibattito pubblico quasi un anno fa, lo scorso giugno, per bocca della vice presidente della Camera Marina Sereni, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Autorità per l’energia.

In precedenza, all’inizio di maggio del 2016, erano state le associazioni “gasiste” Anigas e Assogasa porre la questione di una ridefinizione della Sen per inquadrare il ruolo del gas e dare certezza agli investitori, soprattutto in considerazione della sempre più serrata concorrenza dell’elettrico e della particolare attenzione dedicata dal regolatore proprio al vettore elettrico.  

Un tema, questo della concorrenza tra elettrico e gas negli usi finali, che è rimasto come un filo rosso nell’intero dibattito dipanatosi negli ultimi dodici mesi. E in estate il primo contributo spontaneo alla definizione del nuovo documento, quello del Coordinamento Free, metteva al centro proprio la questione della mobilità elettrica.

TAP e il gas russo: facciamo passare chi ce lo chiede

Mario Michele Elia è da meno di un anno il country manager di TAP per l’Italia. Per quanto “nuovo” al settore Oil&Gas, ha una grande esperienza nel campo delle infrastrutture: nelle Ferrovie dello Stato, dove ha lavorato per quarant’anni concludendo la sua carriera prima come amministratore delegato di RFI e poi amministratore delegato dell’intero gruppo. Oggi si occupa della realizzazione degli ultimi 8 km e del terminale di ricezione del gasdotto destinato ad aprire la strada del mercato europeo al gas proveniente da un’area estremamente ricca in riserve, prime fra tutte quelle azere del giacimento di Shah Deniz.

Stati Uniti: Trump, i gasdotti, la politica estera

Nell’ultimo decennio, l’industria del gas è stata interessata da cambiamenti di grande portata, che non hanno precedenti nella storia recente. La shale gas revolution negli Stati Uniti, la crescita del commercio mondiale di GNL e la costruzione di gasdotti e infrastrutture di trasporto stanno trasformando questa fonte fossile in una commodity sempre più globale. Grazie ai progressi tecnologici, gli USA sono riusciti a sfruttare appieno le riserve interne di gas non convenzionale e a modificare profondamente la loro performance produttiva. Le riserve provate, infatti, sono raddoppiate, passando dai 5.800 mld mc del 2005 ai 10.400 del 2015, mentre la produzione è progressivamente aumentata, tanto che nel 2011 hanno superato la Russia come principale produttore di gas.

Il TAP è davvero strategico?

Il gasdotto trans-adriatico o TAP (Trans-Adriatic Pipeline) porterà 10 mld mc di gas azero in Europa a partire dal 2020. Mentre la costruzione procede senza grandi ostacoli negli altri paesi attraversati dall’infrastruttura, i toni del dibattito su TAP sono molto accesi in Italia, nonostante il nostro paese sia interessato solo da 8 km di un tracciato che ne misura ben 878.

Questo articolo si propone di mettere in prospettiva il valore strategico di questo progetto, nonché il possibile impatto sui mercati interessati e i contorni dell’ingarbugliato conflitto giuridico tra diverse istituzioni del nostro paese.

Gasdotti: la Russia guarda ad Est, l'Europa a Sud

Le sanzioni varate dall’Europa contro la Russia hanno creato le condizioni per un riassetto globale degli approvvigionamenti energetici. Mosca ha iniziato a guardare a est, ipotizzando di dirottare gran parte delle sue risorse verso la Cina, e gli europei stanno cercando di cogliere la palla al balzo per rendersi indipendenti dal Cremlino.

Il TAP e il TANAP, i due gasdotti che potrebbero collegare direttamente l’Italia con il Caspio, sembrano essere in via di realizzazione. L’idea è quella di portare il gas del giacimento azero di Shah Deniz prima in Turchia (TANAP) 

La geopolitica del gas e gli equilibri europei

Barack Obama lascia al continente europeo un’eredità politica scottante, su cui, almeno per il momento, l’amministrazione Trump non sembra interessata a intervenire. La dottrina Obama ha teorizzato – e praticato – l’uscita degli Stati Uniti da quelle aree dove considerava dannoso l’utilizzo diretto della forza per la preservazione del potere e del prestigio americani e lo spostamento degli interessi strategici del paese verso il quadrante Asia-Pacifico. Contestualmente, l’Europa ha assistito alla crescita dell’idra jihadista, alla trasformazione in emergenza dei flussi migratori e alla messa in discussione del progetto di integrazione europea (Brexit, progressiva affermazione di partiti anti-europeisti). Dall’ambiente internazionale circostante, d’altro canto, non sono arrivati segnali più tranquillizzanti.

Da Google a Microsoft, passando per Apple e Facebook. La Silicon Valley punta sulle rinnovabili

Un fortissimo vento green soffia sui colossi mondiali dell’Hi-Tech. A dispetto di quanto annunciato dal neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sembra intenzionato a continuare la strada degli investimenti nelle fonti fossili, a cominciare dal petrolio, le grandi multinazionali della Silicon Valley hanno annunciato di voler aumentare il proprio impegno nelle energie pulite. Aumentare è proprio il termine esatto, visto che colossi come Google, Microsoft, Apple e Facebook hanno deciso, ciascuno in modo diverso, di incrementare i propri investimenti in questo settore. 

 

Se il deficit francese incontra l’overcapacity italiana

Tra ottobre e dicembre, i mesi in cui il deficit di produzione nucleare francese è stato finora più acuto, le centrali termoelettriche italiane hanno lavorato molto più che negli anni passati, grazie alle minori importazioni da compensare e alle maggiori esportazioni. E nei prossimi anni il parco nucleare della Francia non andrà certo ringiovanendo. Per questo molti si sono domandati se il caso francese non costringa a riconsiderare la condizione di sovraccapacità del sistema elettrico italiano e le misure approntate per fronteggiarla.

La strategicità del nucleare per la Francia

Negli anni ‘60, la Francia ha scelto il nucleare come fonte principale per la produzione di elettricità. Due le ragioni chiave alla base di questa decisione: l’indipendenza energetica e l’assenza di consistenti emissioni in atmosfera. L’implementazione di questa scelta ha fatto sì che, a partire dagli anni ‘90, la nazione si posizionasse ai primi posti in Europa, se non nel mondo, in termini di contenimento delle emissioni di CO2: considerando tutte le fonti di produzione, queste risultavano inferiori a 6 tonnellate l’anno per abitante. Un risultato che ha portato la Francia ad essere citata come esempio da seguire durante la stesura del Protocollo di Kyoto nel 1997, in occasione della III Conferenza delle Parti (COP3). 

Reattori spenti in Francia: quanto ci costano?

Pochi temi di politica energetica sono controversi quanto l’energia nucleare. La discussione, placatasi dopo l’esito referendario del 2011, è stata riaccesa dalla sospensione cautelativa di 18 centrali nucleari in Francia, disposta a fine settembre dall’Autorité de Sureté Nucléaire (ASN) per sospetti di un eccessivo contenuto di carbonio nell’acciaio degli involucri. Trasformando la Francia in un paese importatore, l’improvvisa penuria energetica ha generato pressione sui prezzi dell’elettricità nei paesi confinanti, tra cui il nostro, aggiungendosi al consueto incremento stagionale della domanda. Le prime proiezioni degli effetti per il sistema elettrico italiano ipotizzavano che le esportazioni verso la Francia sarebbero state sostenute da impianti a ciclo combinato altrimenti fuori mercato e prevedevano un aggravio del costo in bolletta per gli utenti italiani tra 1 e 1,5 miliardi di euro (mld. euro) nei mesi successivi all’annuncio delle sospensioni, come riportato da numerose testate. 

L’energia nucleare in Europa: tra estensioni e (pochi) nuovi ordini

Attualmente, i paesi europei che ospitano centrali nucleari sono 15. Al primo posto si colloca la Francia con 58 reattori, rappresentando circa la metà della capacità nucleare installata in Europa; seguono, ad una certa distanza, il Regno Unito con 15 unità e la Svezia con 10. La produzione dei singoli paesi varia inevitabilmente di anno in anno, specie in funzione dell’età del parco nucleare: man mano che passa il tempo, i reattori richiedono importanti interventi di manutenzione e di upgrade. Non stupisce quindi che nel 2015 si sia registrato un calo produttivo rispetto al 2014, nonostante il numero di reattori attivi sia rimasto pressoché lo stesso. 

La Svizzera dice no alla chiusura pianificata delle centrali nucleari

“Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare” si chiamava l’iniziativa popolare sottoposta a referendum in Svizzera il 27 novembre 2016. Secondo il piano proposto, i cinque reattori nucleari presenti nel paese avrebbero dovuto chiudere: nel 2017 quello di Mühleberg e i due di Beznau; nel 2024 quello di Gösgen; nel 2029 quello di Leibstadt. Ma, con un’affluenza al voto del 45% - che per la Svizzera è abbastanza normale - 1.301.520 cittadini hanno detto no, pari al 54,2%, contro 1.098.464 sì, pari al 45,8%. 

Il punto di vista dell'AIE

Gli scenari energetici commentati da Laura Cozzi

Nel WEO-2016 si dice piuttosto apertamente che il gas e le rinnovabili saranno i protagonisti dei prossimi 25 anni, in sostituzione del carbone, che è stato la star del quarto di secolo precedente. E' tramontata l'era del petrolio?

Guardando ai prossimi 25 anni, la crescita della domanda rallenta grazie al ruolo dell`efficienza energetica e le tecnologie low-carbon, in particolare eolico e solare, guideranno la transizione energetica, insieme al gas…

Questa fase di prezzi bassi del greggio durerà ancora a lungo? E' in grado di minacciare l'ulteriore sviluppo di tecnologie per la produzione di energia rinnovabile e dell'industria dello shale oil?

 WEO-2016 indica che, nello scenario di riferimento il prezzo e' destinato a salire per garantire il bilanciamento del mercato al 2020 e la  volatilita' dei prezzi destinata ad aumentare…

Le rinnovabili avranno un ruolo di tutto rilievo in questo periodo di transizione energetica. In quali settori avverrà maggiormente la loro espansione: trasporti, consumi domestici o industria?

 Nei nostri scenari, il contributo delle rinnovabili cresce in tutti i settori, ma i maggiori passi avanti si notano nel settore di produzione di energia elettrica…

Il settore dei trasporti continuerà a essere dominato dal petrolio oppure Gnl, biocarburanti e auto elettrica riusciranno a ritagliarsi uno spazio proprio?

 Il petrolio continuerá ad essere la risorsa maggiormente utilizzata nel settore dei trasporti. Da 92% del consumo attuale (2014) scenderá a 87% nel 2040 nel nostro scenario principale, mentre veicoli elettrici e biocarburanti cresceranno…

Quale è il reale peso della finanza nell'ambito dei meccanismi di formazione del prezzo del petrolio?

 Nel medio-lungo periodo, la formazione del prezzo del petrolio dipende dalle dinamiche di domanda e offerta. L`attuale basso livello del prezzo del petrolio è determinato dalla situazione di oversupply sul mercato…

Il taglio degli investimenti da parte delle compagnie petrolifere degli ultimi due anni è un pericolo per i paesi consumatori o la diversificazione dei mix energetici li ha messi nelle condizioni di reagire a eventuali corti di offerta senza shock? 

Il taglio degli investimenti, seguito al calo dei prezzi delle commodities, rimane un problema per la stabilità e la sicurezza del mercato energetico globale, soprattutto perchè legato alla necessità di bilanciare il declino produttivo…

WEO 2016: scenari e temi a confronto

“Per i prossimi 25 anni, ci sembra chiaro che i vincitori saranno il gas ma soprattutto l’eolico e il solare che rimpiazzeranno il campione dell’ultimo quarto di secolo: il carbone. Tuttavia il futuro dell’energia globale non è ancora delineabile: saranno le politiche degli stati a determinare la direzione”. Queste le parole di sintesi di Fatih Birol, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), alla presentazione del nuovo World Energy Outlook, il rapporto previsivo di lungo periodo che l’Agenzia di Parigi elabora ogni anno dal 1977 e che descrive i trend energetici e climatici globali lungo un orizzonte di proiezione che si conclude al 2040, mettendo a confronto tre diversi scenari.

Il punto di vista di Romano Prodi

Alcune domande dopo le elezioni americane


E' d'accordo con chi ipotizza che un effetto collaterale positivo della vittoria di Trump potrebbe essere una normalizzazione dei rapporti tra Occidente e Russia?   

Se si presta fede alle parole dette in campagna elettorale non si può che rispondere affermativamente a questa domanda. Anche contro l'opinione pubblica americana dominante, il Presidente eletto non ha sempre espresso parole di stima per Putin e ha messo sotto accusa la politica americana nei confronti della Russia. Naturalmente non è detto che vi sia sempre una perfetta corrispondenza tra gli annunci in campagna elettorale e la politica che viene in seguito adottata. Nel caso in questione, esistono inoltre forti interessi politici che spingono verso una politica "muscolare" nei confronti della Russia. La presenza di elettori provenienti dalla Polonia, dai paesi baltici e da altri paesi che erano stati sotto il dominio sovietico costituisce un nucleo estremamente importante della politica americana e le posizioni antirusse sono un collante fortissimo di queste comunità. D'altra parte la diffidenza, per non dire l'ostilità, nei confronti della Russia è condivisa dalla maggior parte dei quadri americani della NATO. Per effetto di questo combinato disposto, il rapporto con la Russia è oggi simile a quello dei tempi dell'Unione Sovietica. Dato questo quadro di partenza ... segue

Quale tra i presidenti USA è il più 'petroliere'?

La Tabella mostra la crescita media annua della produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti durante i diversi mandati presidenziali, da Eisenhower ad Obama.

 

  • Sotto la presidenza Obama, gli Usa hanno conosciuto il più grande aumento della produzione petrolifera da Eisenhower in poi
  • E’ in quegli anni che si dispiega appieno la shale revolution, di certo non impedita a livello governativo
  • La Conversione di Obama sulla strada di Parigi è stata tardiva nonostante le sua reiterata posizione sul riscaldamento globale, ritenuto una “catastrofe irreversibile”
  • La COP15 tenutasi a Copenaghen è fallita proprio per il rifiuto degli USA a raggiungere un accordo in materia di ulteriore riduzione delle emissioni
  • Obama è sempre stato dipinto come un presidente pro-ambiente; siamo sicuri che lo sia stato davvero?

Il sistema energetico americano

Dopo l’elezione di Donald Trump, tra i settori in cui maggiori potrebbero essere gli effetti dirompenti dello status quo e di tendenze date per consolidate, come la super attenzione all’ambiente, quello dell’energia occupa senza dubbio un posto di primo piano. Non a caso, infatti, è subito partita la ridda di indiscrezioni su nomi legati al mondo degli idrocarburi per posti chiave nella nuova amministrazione statunitense. Dall’ex governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, nota sostenitrice dello slogan "drill, baby, drill", per l'Agenzia delle Risorse Naturali ad Harold Hamm, fondatore di Continental Resource, la compagnia che estrae gas e petrolio dal giacimento non convenzionale di Bakken, e Forrest Lucas di Lucas Oil per le deleghe come Segretari agli Interni e, proprio, all’Energia. ... segue

Make America Energy Independent, Again (and Again)

Gli Stati Uniti rincorrono l’obiettivo, tanto ambito e quanto sfuggente, dell’indipendenza energetica almeno dagli anni Settanta, quando le fluttuazioni del prezzo del greggio e le profonde trasformazioni del mercato energetico contribuirono a trascinare il paese in una prolungata crisi economica. Le lunghe code ai distributori di benzina di fine decennio furono il simbolo più evidente della dipendenza del paese da fonti petrolifere estere.

Il modo in cui i presidenti hanno tentato di placare la tradizionale sete di energia del gigante americano – che ancora oggi consuma annualmente più di quanto facciano assieme Unione Europea e Russia – ha avuto negli anni ripercussioni importanti non solo sull’economia e l’ambiente statunitense ma anche sugli orientamenti internazionali, reindirizzando investimenti, stimolando o scoraggiando innovazione e, più in generale, influenzando il dibattito e la cooperazione globale sui temi legati al cambiamento climatico. ... segue

Dove vanno gli Stati Uniti?

La vittoria di Donald Trump nelle presidenziali americane ha colto impreparata la gran parte degli osservatori, compresi quelli che – per una ragione o per l’altra – l’avrebbero auspicata. Trump ha sconfitto non solo la sua rivale democratica – Hillary Clinton – ma soprattutto le resistenze interne a un partito repubblicano che non lo ha mai veramente amato. Grazie a una campagna combattuta all’insegna del ‘contro tutto e contro tutti’ il tycoon newyorkese è riuscito ad affermarsi in pressoché tutti gli stati chiave, compresi quelli in cui la struttura dell’elettorato e/o l’esperienza delle passate elezioni sembrava favorire il suo avversario. ... segue

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