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FONTI FOSSILI | 60 ARTICOLI

Il ruolo del Private Equity nel finanziamento delle attività O&G

In ambito O&G, gli investitori istituzionali si sono tradizionalmente limitati ad investire nel capitale azionario delle imprese e a sottoscrivere obbligazioni emesse da compagnie leader di mercato.  Nel finanziamento delle attività, le banche hanno sempre svolto un ruolo dominante attraverso prestiti garantiti e non garantiti.  

Durante gli anni del boom delle commodities – collocabile tra l’inizio del nuovo Millennio e il 2007 – questo stato delle cose ha subìto un’evoluzione e primari investitori istituzionali hanno iniziato a partecipare più attivamente alle quotazioni (offerte pubbliche iniziali/IPO) e agli aumenti di capitale di compagnie di piccole e medie dimensioni impegnate in attività di esplorazione e produzione (E&P).

Perché il petrolio non sfonda il muro dei 60 dollari al barile?

Da quando i tagli produttivi decisi dall’Opec e da alcuni paesi non-OPEC sono stati implementati, vale a dire dal 1° gennaio 2017, i prezzi del greggio non hanno mai superato la soglia dei 60 doll./bbl, nonostante l’iniziale positiva reazione del mercato petrolifero mondiale.

In prima istanza, le ragioni potrebbero ricondursi a due fattori: il primo riguarda la produzione americana di shale oil, mentre il secondo è la probabile sottostima dell’eccesso di offerta esistente su scala globale.

L'Opec plus stabilizza il prezzo del greggio

Il 25 maggio 2017, la decisione presa dall’Opec allargata di prolungare fino a marzo del prossimo anno il programma di contenimento della produzione di petrolio avrà molto probabilmente successo nell’ottenere l’effetto desiderato: quello cioè di fissare un prezzo minimo del petrolio intorno ai 50 doll./bbl  per i prossimi mesi. Anche se analisti, esperti di mercato e banchieri avrebbero preferito un annuncio ancora più dirompente e tagli produttivi ancora più sostanziosi – e questa aspettativa ha fatto sì che nell’immediatezza dell’annuncio il prezzo del petrolio abbia reagito con un ribasso - in realtà la vera notizia emersa dalla 172esima conferenza ordinaria dell’Opec è la gestazione in fase avanzata di una nuova organizzazione internazionale di produttori di petrolio, molto più forte ed efficace della prima, che conta al suo interno ben 24 paesi, anziché i 13 della vecchia Opec, e che si basa sull’asse Mosca-Riad. 

SEN: per il gas ancora un ruolo da protagonista. Il punto di vista di Assogas

ASSOGAS ha accolto con molto favore il processo di aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale (SEN) promosso dal MiSE in quanto rappresenta un’importante occasione per fare chiarezza su come il nostro Paese intenda affrontare il percorso per la decarbonizzazione ed il raggiungimento dei target ambientali definiti dalla UE anche nel medio-lungo termine (obiettivi operativi al 2030 e linee di tendenza al 2050).

Intervista all'Assessora dell'Industria Regione Sardegna - Il commento sulla metanizzazione della Sardegna

Nel piano energetico della Regione Sardegna ci sono sia il rigassificatore che gli stoccaggi. Davvero saranno perseguite entrambe le strade?

Il modello di metanizzazione della Sardegna elaborato nel Piano Energetico Regionale e sancito dal Patto per la Sardegna siglato col Governo nel luglio del 2016 è basato su sistemi di stoccaggio isolati, sistemi di stoccaggio con annesso impianto di rigassificazione di piccola taglia e una dorsale regionale che si approvvigiona dagli stessi rigassificatori. In questo quadro spetta alle imprese fare le proprie scelte di investimento.

La nuova SEN per una transizione possibile. Il punto di vista di Unione Petrolifera

Le prime indicazioni sui contenuti della nuova SEN, che si possono trarre dalle slide presentate in Parlamento lo scorso 10 maggio dai Ministri Calenda e Galletti come base di discussione, contengono diversi spunti interessanti, in molti casi condivisibili.

A partire dagli obiettivi che la SEN 2017 si pone, ossia quelli della sicurezza, della competitività e dell’ambiente che, tuttavia, come sottolineato più volte, vanno perseguiti contemporaneamente perché perseguirne uno solo, ad esempio quello ambientale, a scapito degli altri non sarebbe sostenibile, oltre che dal punto di vista economico, anche sociale.

La nuova Strategia energetica nazionale ed il ruolo del GPL e del GNL. Il punto di vista di Assogasliquidi

La recente presentazione da parte dei Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente delle linee guida che vengono poste alla base della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta un primo tassello importante per svolgere alcune considerazioni sul ruolo del GPL e del GNL nel panorama energetico ed ambientale del nostro Paese.

In quest’ottica, sicuramente una delle novità più rilevanti – dopo la stesura della SEN del 2013 – è rappresentata dallo sviluppo del mercato della distribuzione del GNL a mezzo serbatoi di stoccaggio per gli impieghi del prodotto nel trasporto (terrestre e marittimo), negli usi industriali e nelle reti isolate.

Quale ruolo per il gas naturale nella SEN? Il punto di vista di Anigas

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta un importante strumento per lo sviluppo del settore: in un contesto di profonda evoluzione dei mercati energetici, è oggi attuale l’esigenza di creare un nuovo quadro di riferimento certo e stabile – soggetto ad aggiornamento/adeguamento periodico – affinché l’industria possa orientare le proprie scelte di investimento basate su criteri di mercato, anche nel lungo periodo.

A tal fine, è essenziale che la SEN parta da una chiara impostazione di governance nell’ambito della quale il Governo definisca le scelte strategiche e queste siano poi attuate concretamente e coerentemente dalle altre Istituzioni coinvolte con una chiara definizione delle rispettive competenze (legislative, governative, regolatorie e amministrative).

Petrolio e gas: i pilastri del sistema energetico italiano

Il lungo cammino intrapreso congiuntamente dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente per definire una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), nata sullo sfondo degli impegni scaturiti dalla Conferenza di Parigi del dicembre 2015 e degli obiettivi Europei di decarbonizzazione, sta per concludersi. Il Ministro Calenda ha, infatti, presentato al Parlamento il 10 maggio scorso una sintesi della SEN che sarà resa disponibile a breve nella versione completa per consultazione, prima di diventare definitiva. Lo spirito e le linee guida son ormai ben definiti: abbandonata la logica dei Piani Energetici di antica data si è cercato, correttamente, di capire la nuova dimensione dei problemi e di proporre forme di intervento coerenti con una economia di mercato inserita nel contesto europeo e mondiale.

La SEN 2017 e il settore del gas

Nel periodo dei PEN (prima “programmi” poi “piani” energetici nazionali) dal 1975 al 1988, le critiche più ricorrenti erano che i PEN si concentravano troppo sul settore elettrico ed erano inutili perché lo scarto tra i piani e i fatti era enorme. Ma la concentrazione sul settore elettrico era spiegabile per due ragioni: 1) il maggiore contributo per ridurre la dipendenza dal petrolio (la preoccupazione centrale di allora) era atteso dalla modifica del combustibile usato nella produzione elettrica; 2) l’ENEL era controllato direttamente dal Governo che gli poteva indicare che cosa fare. A nostro parere poi, malgrado lo scarto tra programmi e realizzazioni, i PEN non erano inutili perché obbligavano il potere politico a dichiarare e a confrontarsi sulla direzione che voleva intraprendere in un’ottica di lungo periodo. 

Ombrina Mare: vince chi urla più forte

In poche classifiche nazionali l'Abruzzo occupa posti di vertice: una di queste è quella stilata annualmente dal Nimby Forum. È una costante il No a prescindere: all’estrazione di idrocarburi on/offshore, alla produzione energetica anche rinnovabile, alle reti distributive (elettrodotti e gasdotti), alle antenne, a impianti di trattamento rifiuti, a insediamenti industriali, a centri commerciali, perfino di recente ad un impianto per la cremazione di salme.

Stimiamo in circa 3 mld. di euro il valore dei progetti fermi o persi, con almeno 15.000 posti di lavoro potenziali non attivati.

Si può datare l’inizio del fenomeno intorno al 2007, quando nacque un movimento per contrastare la realizzazione ad Ortona di un Centro Oli dell’Eni. Lo stop al progetto (deciso anche per ragioni economiche) ha animato la consapevolezza che con una forte pressione sociale e mediatica si potesse ottenere un doppio risultato: bloccare i progetti ed assumere un ruolo di orientamento dell’opinione pubblica utile per diversi scopi, anche politici.

Le lobby sono ancora quelle petrolifere?

Ha suscitato abbastanza stupore la vicenda del blocco della TAP (Trans Adriatic Pipeline) che dovrebbe portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, viene bloccato perché dovrebbe attraversare degli uliveti secolari. Il progetto prevede che circa 180 ulivi siano momentaneamente spostati in un’area apposita e poi, una volta installato il gasdotto ad una certa profondità, ripiantati esattamente nello stesso posto. Non si tratta di un’operazione nuova. Per la costruzione di un ramo dell’acquedotto pugliese, si è fatta la stessa operazione di spostamento di ben 2.500 ulivi, senza alcun clamore e con il consenso sia della popolazione che delle autorità regionali e locali.

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

Gas: il Mediterraneo Orientale nel futuro dell'Italia

Negli ultimi anni, il Mediterraneo è tornato alla ribalta nel dibattito internazionale a seguito di una serie di scoperte di gas naturale nella parte orientale che potrebbero giocare un ruolo strategico per il futuro approvvigionamento europeo. Israele, Cipro ed Egitto sono i principali paesi interessati dai ritrovamenti ma nessuno di questi può sviluppare da solo le proprie risorse energetiche. L’Italia e il sistema di imprese nazionali hanno le capacità per esportare il know-how e l’esperienza, potendo fare affidamento sia sulla vicinanza geografica che sulla presenza storica nell’area. Cogliere questa opportunità di investimento dovrebbe essere un obiettivo strategico per il nostro paese, specie in considerazione del ruolo che il gas naturale è atteso svolgere nel processo di transizione energetica.

Ravenna: la capitale italiana dell'Oil&Gas alla prova della transizione energetica

Intervista all’Ing. Renzo Righini, Presidente OMC

La zona portuale e industriale di Ravenna ospita un importante indotto di imprese considerate eccellenze a livello internazionale nell’ambito dei servizi offshore Oil&Gas. Ci può raccontare come nasce e quali sono stati i fattori di successo del suo sviluppo? 

Il settore nasce all’inizi degli anni ‘60 a seguito delle prime esplorazioni minerarie al largo del porto di Ravenna. Da allora, quest’area ha attratto numerosi investimenti Oil&Gas che hanno ampliato la zona interessata dalle attività estrattive in Adriatico – che oggi si estende in un perimetro che va dal Delta del Po fino a Pescara. Ciò ha accresciuto l’interesse verso Ravenna, tanto da portare compagnie come Saipem ed Eni a stanziare in questo territorio le basi logistiche e di controllo delle proprie operazioni nel Mediterraneo.

L'industra Oil&Gas in Italia: know-how, tecnologia e rispetto dell'ambiente

Intervista all’Ing. Sergio Polito, Presidente Settore Beni e Servizi Assomineraria

L’industria Oil&Gas italiana. Un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, che opera in ogni angolo del mondo ma che spesso fatica ad operare in Italia. Quali sono i tratti distintivi del settore B&S nazionale?

Know-how, tecnologia d’avanguardia, innovazione, rispetto dell’ambiente e del territorio. Queste alcune delle caratteristiche che accomunano le società della filiera dell’Oil&Gas, fiore all’occhiello del reparto industriale italiano. Queste aziende, di fama internazionale, operano sia all’estero che in Italia, ma nel nostro Paese a causa di quadro normativo non del tutto stabile e frammentario negli ultimi decenni è diventato sicuramente molto difficile operare.

La rinascita dell'Oil&Gas italiano riparte dall'Adriatico

‘Transizione verso un mix energetico sostenibile: il contributo dell’industria dell’Oil&gas’: il titolo dell’edizione 2017 dell’Offshore Mediterranean Conference (OMC), che è ospitata a Ravenna dal 29 al 31 marzo, può essere già considerata una dichiarazione ‘politica’. Gli stati generali dell’Oil&Gas si riuniscono per ufficializzare che il futuro della produzione energetica avrà due protagonisti: da una parte, inevitabilmente, le rinnovabili e dall’altra il gas naturale.

Il contributo delle compagnie Oil&Gas nel raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici

Nel settembre 2015, i governi di tutto il mondo hanno adottato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDG) e, pochi mesi dopo – a dicembre - hanno firmato l’Accordo di Parigi. Queste azioni sono la riprova del rafforzamento del consenso globale circa la necessità di frenare il cambiamento climatico indotto dalle attività antropiche e di promuovere uno sviluppo sostenibile su scala mondiale. I due concetti sono infatti strettamente legati: l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico va inquadrata nella cornice degli sforzi globali tesi a ridurre la povertà, promuovere la crescita economica, rispettare i diritti umani e di inclusione sociale.

Phasing out del carbone e decarbonizzazione dell'economia cinese

La riduzione del carbone nel portafoglio energetico della Cina, dal 75% nel 1995 al 64% nel 2015, contestualmente alla triplicazione dei consumi energetici, è l’effetto più evidente della pressione dell’inquinamento atmosferico sulla qualità della vita e dell’economia urbana nel paese, prima ancora che il risultato dell’impegno cinese verso la riduzione delle emissioni di CO2.

Negli ultimi due anni il ruolo del carbone e, parallelamente, delle fonti rinnovabili e del nucleare è stato definito da due documenti programmatici che stabiliscono obiettivi e tempi della crescita economica e che delineano la strategia energetica della Cina nel breve medio periodo: lo Strategic Energy Action Plan 2014-2020 (SEAP) e il 13th Five Year Plan 2016-2020 (13FYP).

Carbon Capture and Storage: un contributo alla riduzione della CO2?

Dicembre 2015 è stata una tappa fondamentale nella roadmap dei cambiamenti climatici: è la data in cui ben 196 paesi del mondo hanno concordato la necessità di limitare l'aumento del riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius (°C) rispetto ai livelli pre-industriali. Quello che ancora non si conosce è la strategia che ciascun paese adotterà per abbattere le emissioni di CO2 e mantenere l’aumento di temperatura, se possibile, entro i 1,5°C. 

L'industria del carbone negli USA: crisi e prospettive

Per oltre due secoli l’industria del carbone ha avuto un ruolo fondamentale nel tessuto produttivo statunitense. I giacimenti situati lungo la catena degli Appalachi hanno fornito, sin dagli albori dell’industrializzazione del paese, notevoli quantità di litantrace bituminoso e antracite di ottima qualità, alimentando il tessuto produttivo americano durante la prima età dell’oro del carbone (1880-1920). A partire dagli anni ‘70 del secolo scorso, il primo shock petrolifero, i conseguenti contraccolpi psicologici della notevole dipendenza energetica dall’estero nonché l’avvio di una nuova fase dei mercati delle commodities, che vede la progressiva affermazione delle compagnie nazionalizzate, l’aumento del potere dei cartelli produttivi e il ridimensionamento di quello delle IOCs e dei paesi consumatori, hanno innescato una rifioritura del settore carbonifero, che però ha riguardato soprattutto i depositi situati a occidente, nel bacino strutturale del Powder River, tra il Wyoming e il Montana. 

Carbone: chi prende le distanze

“C’è una cosa chiamata carbone pulito. Il carbone durerà per mille anni in questo Paese”, ha detto Donald Trump durante il secondo dibattito elettorale con Hillary Clinton che proponeva, invece, di investire milioni di dollari in infrastrutture per favorire la transizione delle aree carbonifere verso un’economia pulita. In realtà, la crisi del carbone negli Stati Uniti - più che dalle energie alternative - era stata provocata dal boom del fracking: nel 2015 si è verificato lo storico sorpasso del gas che diventa quindi la prima fonte di generazione elettrica negli Usa soppiantando il primato del carbone, il cui peso sul mix di generazione passa dal 53% del 1997 al 33% del 2015 e al 25% del 2016, con la perdita tra 2008 e 2012 di 50.000 posti di lavoro. Il +8,99% che l’indice S&P500 Coal & Consumable Fuels ha registrato quando si è saputo che era stato Trump a vincere dimostra la diffusa convinzione che il nuovo Presidente eliminerà le regolamentazioni introdotte da Obama e reintrodurrà sussidi al settore. Ma nel contempo il fracking sarà ancora più favorito, il che porta molti analisti a ritenere che nella pratica il peso del carbone negli USA continuerà a diminuire.

Sulfur cap e gli effetti sulla raffinazione

Il 27 ottobre 2016, l’International Maritime Organization (IMO) ha confermato che a partire dal 1° gennaio 2020 tutti i combustibili marini dovranno avere un contenuto di zolfo pari allo 0,5%.

Prima di ufficializzare questa modifica alla regolazione oggi vigente – che prevede un sulfur cap del 3,5% - l’IMO ha commissionato ad un pool di consulenti guidati da CE Delft (società olandese di ricerca e consulenza specializzata nel fornire soluzioni a problemi ambientali) uno studio teso a stimare la disponibilità al 2020 di prodotti raffinati (distillati) idonei a soddisfare la crescente domanda che proverrà dal settore marittimo mondiale a seguito della nuova normativa. La risposta è stata positiva.

Intervista all'Ing. Dario Bocchetti, Responsabile Dipartimento Efficienza Energetica e Innovazione del Gruppo Grimaldi

Fondato nel 1947 dai Fratelli Grimaldi, il Gruppo inizia le sue attività nel settore del trasporto merci. Nel 1969 si dà l’avvio al primo collegamento regolare tra l’Italia e l’Inghilterra per il trasporto di autovetture Fiat destinate al mercato britannico. Il raggio d’azione dei servizi offerti si allarga rapidamente al di là dei confini originari: gli attuali collegamenti marittimi operati dal Gruppo servono 130 porti in 45 paesi del Mediterraneo, Nord Europa, Africa Occidentale, Nord e Sud America. Attualmente sono oltre 100 le navi impiegate, 25 delle quali costruite negli ultimi 5 anni; 2,8 milioni le autovetture trasportate e 1.434.000 le unità rotabili/container; 53 le sedi Grimaldi nel mondo, 5 le Società di logistica del Gruppo, 7800 i dipendenti (equipaggi inclusi). Il Gruppo Grimaldi, già leader internazionale del trasporto RO/RO, si è inoltre dedicato allo sviluppo del servizio passeggeri sulle Autostrade del Mare con ottimi risultati: 2.730.000 passeggeri trasportati nell’ultimo anno dalle tre Compagnie di Navigazione Grimaldi Lines, Finnlines e Minoan.

 

Chiare, fresche et dolci acque - il futuro che vogliamo è già qui

Sostenibilità: è certamente questa la parola d’ordine, il filo conduttore che dovrà guidare l’industria del settore navale nello sviluppo delle proprie soluzioni, alla ricerca del migliore connubio tra ambiente ed economia. Ma con quali strumenti? Il legislatore ha la capacità di definire nuove regole per la salvaguardia dell’ambiente ed in questo solco certamente si inserisce l’ETS (Emission trading system) europeo, elemento essenziale su cui si fonda la politica dell’UE per contrastare i cambiamenti climatici. Solo pochi giorni fa, il 15 febbraio, il Parlamento Europeo ha adottato una modifica della Direttiva 2003/87/CE prevedendo, tra le altre cose, l’inserimento dello shipping nello schema dell’ETS a partire dal 2023 a sottolineare l’importanza di un atteggiamento consapevole da parte di questo settore.

Emissioni in atmosfera dalle navi: l'UE e l'IMO

I combustibili marittimi a livello UE

Le norme ambientali sui combustibili per uso marittimo - previste dalla Direttiva 2012/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012, con la quale sono state apportate modifiche alla Direttiva 1999/32/CE relativa al tenore di zolfo dei combustibili marittimi come modificata dalla Direttiva 2005/33/CE - hanno consentito di ridurre non soltanto le emissioni di zolfo ma, soprattutto, di particolato, segnando un chiaro passo avanti nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente dell’Unione Europea (UE). La Direttiva 2012/33/UE rappresenta infatti la risposta dell’UE alle norme elaborate in seno all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO).

Dal 2020 bunker solo allo 0,5 % di zolfo. Quali le implicazioni per l'industria petrolifera

Dal 1° gennaio 2020 tutti i combustibili impiegati nelle navi, il cosiddetto bunker oggi costituito essenzialmente da olio combustibile con tenore di zolfo al 3,5%, dovranno essere obbligatoriamente allo 0,5% a livello mondiale, in pratica un distillato molto simile al gasolio. Anche se la notizia in sé non ha suscitato grande interesse, tale cambiamento avrà profonde implicazioni non solo per l'economia dello shipping, ma anche ripercussioni importanti sugli assetti dell’industria petrolifera sia a livello produttivo che distributivo e sarà chiamata a garantire la disponibilità di tale prodotto.

TAP e il gas russo: facciamo passare chi ce lo chiede

Mario Michele Elia è da meno di un anno il country manager di TAP per l’Italia. Per quanto “nuovo” al settore Oil&Gas, ha una grande esperienza nel campo delle infrastrutture: nelle Ferrovie dello Stato, dove ha lavorato per quarant’anni concludendo la sua carriera prima come amministratore delegato di RFI e poi amministratore delegato dell’intero gruppo. Oggi si occupa della realizzazione degli ultimi 8 km e del terminale di ricezione del gasdotto destinato ad aprire la strada del mercato europeo al gas proveniente da un’area estremamente ricca in riserve, prime fra tutte quelle azere del giacimento di Shah Deniz.

Stati Uniti: Trump, i gasdotti, la politica estera

Nell’ultimo decennio, l’industria del gas è stata interessata da cambiamenti di grande portata, che non hanno precedenti nella storia recente. La shale gas revolution negli Stati Uniti, la crescita del commercio mondiale di GNL e la costruzione di gasdotti e infrastrutture di trasporto stanno trasformando questa fonte fossile in una commodity sempre più globale. Grazie ai progressi tecnologici, gli USA sono riusciti a sfruttare appieno le riserve interne di gas non convenzionale e a modificare profondamente la loro performance produttiva. Le riserve provate, infatti, sono raddoppiate, passando dai 5.800 mld mc del 2005 ai 10.400 del 2015, mentre la produzione è progressivamente aumentata, tanto che nel 2011 hanno superato la Russia come principale produttore di gas.

Il TAP è davvero strategico?

Il gasdotto trans-adriatico o TAP (Trans-Adriatic Pipeline) porterà 10 mld mc di gas azero in Europa a partire dal 2020. Mentre la costruzione procede senza grandi ostacoli negli altri paesi attraversati dall’infrastruttura, i toni del dibattito su TAP sono molto accesi in Italia, nonostante il nostro paese sia interessato solo da 8 km di un tracciato che ne misura ben 878.

Questo articolo si propone di mettere in prospettiva il valore strategico di questo progetto, nonché il possibile impatto sui mercati interessati e i contorni dell’ingarbugliato conflitto giuridico tra diverse istituzioni del nostro paese.

Gasdotti: la Russia guarda ad Est, l'Europa a Sud

Le sanzioni varate dall’Europa contro la Russia hanno creato le condizioni per un riassetto globale degli approvvigionamenti energetici. Mosca ha iniziato a guardare a est, ipotizzando di dirottare gran parte delle sue risorse verso la Cina, e gli europei stanno cercando di cogliere la palla al balzo per rendersi indipendenti dal Cremlino.

Il TAP e il TANAP, i due gasdotti che potrebbero collegare direttamente l’Italia con il Caspio, sembrano essere in via di realizzazione. L’idea è quella di portare il gas del giacimento azero di Shah Deniz prima in Turchia (TANAP) 

La geopolitica del gas e gli equilibri europei

Barack Obama lascia al continente europeo un’eredità politica scottante, su cui, almeno per il momento, l’amministrazione Trump non sembra interessata a intervenire. La dottrina Obama ha teorizzato – e praticato – l’uscita degli Stati Uniti da quelle aree dove considerava dannoso l’utilizzo diretto della forza per la preservazione del potere e del prestigio americani e lo spostamento degli interessi strategici del paese verso il quadrante Asia-Pacifico. Contestualmente, l’Europa ha assistito alla crescita dell’idra jihadista, alla trasformazione in emergenza dei flussi migratori e alla messa in discussione del progetto di integrazione europea (Brexit, progressiva affermazione di partiti anti-europeisti). Dall’ambiente internazionale circostante, d’altro canto, non sono arrivati segnali più tranquillizzanti.

Intervista al Dott. Andrea Carrassi di Assitol

Dopo alcuni anni di battaglie fratricide, le aziende che producono biodiesel in Italia, convinte che un’unica associazione sia più forte, hanno deciso di superare le divisioni interne e di riunirsi nuovamente in Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia, che in Confindustria rappresenta e tutela le aziende che lavorano oli e grassi ad uso alimentare, mangimistico, tecnico ed energetico.

Quali sono le materie prime vegetali utilizzate per la produzione di biodiesel in Italia? Il mercato degli oli vegetali internazionale è un mercato trasparente? 

Esiste un tabacco che non fa male: fa addirittura volare gli aerei!

Si chiama “Solaris", lo ha studiato e brevettato un’azienda italiana, Sunchem Holding, e grazie a questa innovazione, unica al mondo, il 15 luglio 2016 ha alimentato il primo volo green da Johannesburg a Cape Town, con South African Airways & Boeing.

Il 15 luglio 2016, la tratta di cielo che va da Johannesburg a Cape Town è stata solcata dai primi voli (due Boeing 737-800 passeggeri) della South African Airways e della Mango, alimentati per il 50% da biojetfuel ricavato dal seme di tabacco “Solaris”; il prodotto è stato messo a punto da Sunchem Holding, società italiana di ricerca e sviluppo, che ne detiene e gestisce il brevetto a livello internazionale in 130 paesi. È una tecnologia al 100% italiana, unica al mondo.

L'innovazione Eni per la riduzione delle emissioni inquinanti nelle grandi aree urbane

L’ultimo decennio è stato un periodo molto critico per le attività della petrolchimica di base e della raffinazione in Europa. La crescita della produzione chimica e della raffinazione a basso costo in Asia, unita al crollo dei margini di raffinazione in Europa, hanno messo a dura prova questo comparto e hanno portato alla chiusura di numerosi stabilimenti nel Vecchio Continente. Nel solo periodo 2008-2014 i consumi di carburante si sono ridotti del 20%. Dal 2009 sono state chiuse 11 raffinerie in Europa, per una capacità complessiva di 1,4 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno (mil. boe/g).

La ricerca nel campo dei biocombustibili avanzati

In questi ultimi anni, il settore dei biocombustibili per trasporti ha visto fiorire in tutto il mondo numerose iniziative, sia a livello industriale che di ricerca di base e fondamentale. Tuttavia, mentre la componente tecnologica ha mostrato estrema vivacità, dal lato delle policy di settore la situazione è stata molto più complessa e faticosa. Su questi aspetti torneremo probabilmente in futuro: in questa sede ci limitiamo ad osservare come la ricerca, la dimostrazione ed il trasferimento tecnologico risentano necessariamente della dinamica delle politiche, essendo l’ambito dei biofuel un settore chiaramente policy-driven

L'energia pulita del GNL a servizio della produzione di confettura nel cuore della Valtellina

Il Gas Naturale Liquefatto rappresenta una soluzione di assoluto interesse per le aziende italiane alla ricerca di una fonte energetica efficiente e pulita. Il GNL infatti, oltre ad essere altamente sostenibile dal punto di vista ambientale grazie alle ridotte emissioni di polveri sottili, sostanze inquinanti e CO2, ha un potere calorifico superiore ad altri combustibili fossili tradizionali tra cui il gasolio, il che lo rende una soluzione ideale per l’impiego in processi produttivi altamente energivori. Il GNL, inoltre, può essere facilmente trasportato anche nelle zone più isolate e di montagna, non raggiunte dalla rete del metano.

Small scale LNG: sviluppi e prospettive per il trasporto stradale in Italia

Il GNL di piccola taglia (Small Scale LNG) riguarda un complesso di attività eterogeneo attraverso cui sono gestite piccole/medie quantità di gas in forma liquida, in differenti segmenti di attività economica.   

Molti sono i soggetti e gli operatori coinvolti in questa filiera, con operazioni che vanno dal re-loading (ovvero trasferimento di LNG) da terminali a navi metaniere al trasferimento da nave a nave (come bettoline e navi bunker), dal caricamento al trasporto su autobotti o vagoni-cisterna ferroviari (iso-containers), dagli impianti di rifornimento costieri per navi alimentate a GNL (bunkeraggi) agli impianti di rifornimento di autoveicoli alimentati a GNL o CNG/GNL, sino ai depositi periferici di stoccaggio per gli usi civili e industriali.

Navi da crociera: il debutto del GNL

Ridurre le emissioni climalteranti in uno dei settori più inquinanti ed “energivori” che ci sia: il trasporto marittimo. E’ questa la nuova sfida delle compagnie da crociera, che già da qualche tempo annunciano l’imminente debutto di “super-navi” di nuova generazione, sempre più ecosostenibili, alimentate a gas naturale liquefatto (GNL). Come? Grazie all’innovazione e alle tecnologie smart.

Una vera e propria svolta “green”, che di fatto pone nuovi standard di riferimento per tutto il mercato, considerato che ad oggi le imbarcazioni continuano a bruciare olio pesante, fortemente inquinante per i mari e per l’aria che respiriamo.

In campo ci sono i big del settore: Costa Crociere, MSC Crociere e Caronte & Tourist.

 

GNL nei trasporti marittimi: vantaggi e prospettive

Da combustibile trasportato con le navi a combustibile per le navi. Di strada ne ha fatta, il GNL, nei suoi 52 anni. Era il giugno del 1964 quando la prima metaniera al mondo, the Methane Princess, entra in servizio, dando inizio ad un nuovo modo, rivoluzionario, di trasportare il gas: non più allo stato gassoso bensì allo stato liquido. E sono gli ultimi anni del 1990 e i primissimi 2000 a vedere il lancio delle prime navi alimentate a GNL. È il caso della Norvegia, che per prima ha realizzato e utilizzato traghetti a GNL nelle sue acque interne.

In realtà, l’idea di utilizzare il gas per alimentare le imbarcazioni risale agli anni Settanta, quando il vapore liberato dall’evaporazione del GNL trasportato nelle metaniere veniva recuperato per alimentare il motore della nave. Da allora, l’industria si è mobilitata verso la progettazione di motori per la propulsione marina a gas, oggi tecnologicamente avanzati e disponibili sul mercato. 

L'importanza della realizzazione di stoccaggi Small Scale per lo sviluppo del GNL in Italia

L’avventura intrapresa dalle industrie del gas per la distribuzione del GNL in Italia ha assunto un profilo certamente pioneristico per le modalità con cui ha preso l’avvio anche in mancanza di un panorama di mercato e regolatorio che ne tratteggiasse i profili generali. Ma a pochi anni dalle prime esperienze impiantistiche, il panorama del GNL appare già cambiato, in positivo: le installazioni di depositi di utenza sono sempre più numerose e crescono con una rapidità sorprendente; il gap regolatorio esistente è stato colmato, parzialmente ma con celerità, dalle amministrazioni competenti, e ciò ha contribuito a velocizzare i processi di progettazione, autorizzazione e costruzione; la domanda cresce così come cresce la disponibilità di mezzi di trasporto in grado di sfruttare questa nuova forma energetica pulita, che offre importanti vantaggi ambientali ed economici per un mercato maturo, come il nostro, alla ricerca di nuova competitività all’insegna della sostenibilità.

Prezzi oil: OPEC e Russia osservati speciali del 2017

Il 2016 sta per concludersi con quotazioni del Brent Dated – benchmark di riferimento internazionale per il greggio – più che doppie rispetto a quelle con cui era iniziato. Nei primi 20 giorni di dicembre, i prezzi si sono sempre mantenuti al di sopra dei 50 doll./bbl, una soglia raramente e solo temporaneamente superata nel corso dell’anno che, come in molti ricorderanno, si era avviato con una caduta a 26 doll./bbl, il livello più basso dal 2004. In mezzo a questi due estremi, fasi di rialzi si sono alternate a momenti di maggior cautela a seconda del prevalere di un mood più o meno ottimista sui tempi di riassorbimento di quell’eccesso di offerta che si era palesato a metà 2014 e che aveva decretato l’addio ai prezzi a tre cifre. 

L'illegalità nel settore dei carburanti: cenni di riflessione

In un contesto, per molti aspetti, in evoluzione come quello del settore petrolifero ed in particolare dei carburanti, non si può tralasciare l’incidenza che in esso può avere il fenomeno dell’illegalità, fortemente praticato nei diversi passaggi della filiera commerciale, in evidente contrapposizione con una politica di necessari cambiamenti. Un fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente fino a dar vita ad un binario che si avvia ad avvicinarsi a quello legale, minacciando sensibilmente le regole della legittima concorrenza e procurando danni all’Erario ed ai conti economici degli imprenditori onesti.

Le raffinerie petrolifere nell'UE: un asset strategico per l'economia, con l'energia e la capacità di vincere le sfide

Quando si parla di un'industria, spesso si usano numeri: fatturato, investimenti, impiegati e altro ancora. Questa volta vogliamo invece cominciare dalle persone.

Un’iniziativa di FuelsEurope – l’associazione europea della raffinazione e del marketing petrolifero con sede a Bruxelles – fa parlare i giovani che lavorano nella nostra industria. Abbiamo realizzato dei video, in Grecia, in Belgio, in Polonia, in Slovacchia e in Finlandia, dove questi giovani raccontano se stessi: chi sono, perché hanno scelto l’industria petrolifera e che cosa pensano del loro lavoro. Ne viene fuori un mosaico avvincente: sono ragazzi laureati, diplomati e colletti blu che esprimono l’orgoglio e la soddisfazione di appartenere a un’industria di alto livello tecnologico dove possono applicare le proprie conoscenze e migliorarle continuamente. E sono contenti di poterlo fare in Europa, senza dover emigrare in un altro continente per realizzare le proprie aspettative.

Il Preconsuntivo petrolifero UP: il petrolio e l’Italia nel 2016

Nel corso del 2016 (vedi Preconsuntivo 2016) i mercati petroliferi internazionali hanno mostrato un andamento altalenante che ha però inciso positivamente sui costi di approvvigionamento delle materie prime necessarie a soddisfare la domanda di energia italiana. Il prezzo del petrolio (Brent Dated), pur passando dai 26 dollari/barile (doll./bbl) di gennaio ai 53 di dicembre (+103%), in media annua si è infatti attestato a 44 doll./bbl, un valore inferiore del 18% rispetto al 2015 e del 60% rispetto al 2014, non lontano peraltro dal limite inferiore della forchetta indicata per il 2016 nell’edizione 2015 del Preconsuntivo (vedi Preconsuntivo 2015). Ciò non ha tuttavia favorito una ripresa dei consumi di energia totali che, nell’anno che sta per concludersi, non hanno mostrato sostanziali variazioni rispetto a quello precedente: -0,2%, ammontando a 163 milioni di Tep (mil. tep), un livello inferiore di oltre 20 mil. tep rispetto al 2010 (-11%).

Complessivamente, il mix italiano non ha evidenziato particolari novità, confermando il petrolio nel ruolo di prima fonte nel soddisfacimento della domanda di energia italiana, con una quota superiore al 36%. A seguire il gas (peso 35,4%) che, in netta controtendenza rispetto alle altre fonti, ha riportato un incremento del 4,3% a seguito della fermata dei reattori nucleari francesi che ha spinto al rialzo la produzione termoelettrica nazionale nella seconda parte dell’anno.

In futuro? Ancora petrolio

Il futuro della raffinazione europea, l'accordo tra Paesi Opec e non Opec, il futuro della mobilità. Di questi temi abbiamo discusso con il professor Giulio Sapelli.

Cosa deve fare l'Europa per mantenere un asset strategico come quello della raffinazione?

Innanzi tutto bisogna individuare da dove viene il “pericolo”: dai prodotti raffinati americani, non solo da quelli asiatici. Gli Stati Uniti hanno risolto il tema della raffinazione: hanno una legislazione meno dura e margini più alti. E anche per questo fanno dei prodotti qualitativamente migliori. Poi bisogna considerare che la raffinazione che abbiamo non è perduta. Per questo bisognerebbe fare un po' più di lobby sulle istituzioni europee. Questa idea del 20-20-20 è pazzesca, non è sostenibile. I criteri sono troppo alti.

Biometano, biocarburante made in Italy

Il biometano, definito dall’articolo 2 del Dlgs 28/2011 come quel “gas ottenuto a partire da fonti rinnovabili avente caratteristiche e condizioni di utilizzo corrispondenti a quelle del gas metano e idoneo all’immissione nella rete del gas naturale”, risulta essere un vettore bioenergetico dall’enorme potenziale, utilizzabile senza alcuna miscelazione e senza dover in alcun modo modificare le apparecchiature attualmente alimentate a gas naturale.

A breve, ma purtroppo con almeno vent’anni di ritardo, anche nel nostro paese potremmo assistere ad uno sviluppo del settore biometano simile a quello degli altri paesi Europei dove, alla fine del 2014, risultavano operativi 367 impianti, con una capacità di trattamento installata pari a circa 310.000 Nm3 di biogas/ora.

L'importanza del gas nel processo di decarbonizzazione

il punto di vista di Anigas 

I cambiamenti climatici e la necessità di costruire un sistema energetico a basso impatto ambientale pongono da diverso tempo al centro della politica europea e nazionale il tema del percorso verso la decarbonizzazione. Il settore dei trasporti ha un ruolo strategico in quanto le relative emissioni a livello europeo rappresentano oltre il 26% del totale di COemessa e il trasporto su strada, specialmente l’autotrazione, ha un peso preponderante. La mobilità sostenibile è oggi un obiettivo prioritario e occorre mettere in campo tutte le soluzioni disponibili affinché siano raggiunti efficacemente i target europei.

Combustibili alternativi: analisi della direttiva DAFI. Un passo dal recepimento

Manca ormai poco al recepimento della direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi (c.d. direttiva DAFI). Sarebbe stata il 18 novembre scorso la data ultima per il recepimento da parte degli Stati membri, tuttavia è stata concessa una proroga.

La direttiva, emanata il 22 ottobre 2014, è sorta dall’esigenza di ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti. Essa stabilisce requisiti minimi per la costruzione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricerca per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale (gas naturale liquefatto - GNL e gas naturale compresso - GNC) e idrogeno, 

Il gas naturale nel settore dei trasporti: scenari futuri e barriere allo sviluppo

Com’è ormai noto, la crescita dei consumi globali di gas naturale si è notevolmente rallentata negli ultimi anni, passando da quasi il 3% all'anno nel primo decennio di questo secolo a una media di circa l’1,4% all'anno a partire dal 2010. In particolare, in Europa – e in Italia – i consumi di gas sono costantemente diminuiti fino all’anno scorso, quando si è assistito ad una ripresa principalmente legata alle temperature più rigide e ai prezzi in netto calo.

Nonostante questo recupero, l’evoluzione della domanda dipenderà da una serie di fattori tra loro interrelati, tra cui la competitività dei singoli combustibili, e un’importanza cruciale sarà rivestita dagli obiettivi ambientali.

Le prospettive del gas naturale: uno scenario roseo con moderazione

Come sarà il futuro energetico fra venti o trent’anni? In molti altri campi diversi dall’energia, una domanda simile sembrerebbe troppo pretenziosa e chi si azzardasse a rispondere una persona poco seria. Nel settore energetico invece gli scenari a venti, trenta o più anni sono la norma per una duplice ragione. Anzitutto il settore energetico presenta una forte inerzia e quindi occorrono decine di anni perché si registrino cambiamenti significativi nel peso delle diverse fonti. In secondo luogo, poiché gli investimenti energetici hanno di solito vita utile di molte decine di anni, gli investitori hanno bisogno di esplorare anche il futuro lontano per prendere le loro decisioni. 

Il WEO 2016 ed il ruolo del petrolio

Come da consolidata tradizione, l'arrivo dell'autunno ha coinciso con la pubblicazione del World Energy Outlook da parte dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE).

L'edizione di quest'anno è la prima dopo lo storico Accordo di Parigi che, finalmente, ha visto la Comunità mondiale impegnarsi per un effettivo contenimento delle emissioni climalteranti e per contrastare l'aumento della temperatura media del pianeta. A questo elemento di novità se ne è aggiunto un altro, subito dopo la pubblicazione del rapporto, costituito dalla nomina del nuovo Presidente americano. Quest'ultimo, durante la sua campagna elettorale, in realtà poco attenta ai temi energetici, ha espresso punti di vista che potrebbero modificare la linea di politica energetica dell'amministrazione americana, per vari aspetti incorporata in molti ambiti del WEO, ma per questo occorrerà attendere che il programma del nuovo governo si traduca in atti concreti. 

Le virtù del gas

Gli studi Innovhub ed Enea aiutano a fare scelte consapevoli sulle soluzioni per il riscaldamento. Al di là dei luoghi comuni. Due domande alle associazioni del Gpl (Assogasliquidi) e del metano (Anigas)

 

Anigas

Come il gas naturale può rappresentare una scelta a valenza ambientale per il cittadino e il consumatore?

 

Il gas naturale è il vettore energetico che più di altri può ridurre l’inquinamento atmosferico nel settore del riscaldamento domestico soprattutto in termini di particolato e sostanze cancerogene contenute in primis il particolato (PT) e il benzo-pirene soprattutto in aree, segue...

Assogasliquidi

Il riscaldamento domestico è ormai universalmente riconosciuto come la prima causa di inquinamento da polveri sottili. Come può il singolo cittadino fare una scelta sostenibile in termini di sistema di riscaldamento?

Il tema dell’inquinamento atmosferico nel settore del riscaldamento è da tempo all’attenzione di Assogasliquidi, per gli impatti che esso ha in un comparto in cui il GPL si pone come prodotto energetico a disposizione soprattutto delle aree più svantaggiate del nostro territorio. segue...

Come si riscaldano gli italiani

L’Italia, si sa, è il paese dei mille borghi e dei mille campanili. Mille diversità che sono sparse su una lunga penisola, due isole molto grandi e molte altre minori: territori e insediamenti urbani diversi, caratterizzati da condizioni meteo-climatiche anche molto differenti. Basti pensare, ad esempio, che solo 3 famiglie italiane su 10 sono in possesso di sistemi per il raffrescamento, con un’accentuata variabilità a livello territoriale: 40% per il Nord-Est, 32% nel Mezzogiorno e poco meno del 25% per Nord-Ovest e Centro. A livello regionale si va dall’1,5% della Valle d’Aosta a fino a quasi il 50% della Sardegna.

Ma come e cosa consumano in materia di energia le famiglie italiane? segue...

Piemonte: emissioni da riscaldamento domestico e misure per contrastarlo

È ormai consolidata la necessità di un continuo monitoraggio della qualità dell’aria e l’impegno all’implementazione delle misure necessarie a contrastare l’inquinamento atmosferico, così come la conoscenza della sua origine.

In tale ottica, la Regione Piemonte realizza periodicamente l'Inventario regionale, effettuando l'analisi dei requisiti e delle informazioni necessarie per la stima delle emissioni totali annuali di macro e microinquinanti. Per ciascuna delle sorgenti emissive – suddivise in sorgenti puntuali (singoli impianti industriali), sorgenti lineari (strade e autostrade) e sorgenti areali (fonti di emissione diffuse sul territorio) – vengono stimate le quantità dei principali inquinanti emessi. Dall’analisi dei dati emerge che le emissioni degli impianti residenziali hanno un peso significativo sul totale emissivo regionale, soprattutto quelle derivanti dagli impianti termici civili alimentati a legna. segue...

Riscaldamento domestico e polveri fini: lo studio Innovhub

In passato, fino agli anni ’80, si pensava che l’inquinamento atmosferico fosse esclusivamente legato al traffico ed alle industrie; negli ultimi anni è emerso in maniera sempre più evidente il peso che il riscaldamento ha nell’inquinamento dell’aria. In effetti, quando le grandi città erano circondate dalle grandi fabbriche e dalle loro ciminiere e quando le auto erano alimentate da carburanti ricchi di zolfo e di piombo, le caldaie dei condomini sembravano l’ultimo dei problemi, benché molto più inquinanti di quelle di oggi, mentre le stufe e i camini usati principalmente in campagna non erano neanche presi in considerazione. Col passare degli anni abbiamo assistito alla scomparsa di molte grandi fabbriche e quelle che restano sono state sottoposte a vincoli ambientali sempre più stringenti. Anche il settore automobilistico ha vissuto un periodo di costante miglioramento ambientale con l’introduzione di nuove tecnologie: infatti, nonostante l’incremento dei veicoli circolanti e alcuni aspetti critici, emersi anche dai recenti scandali, le emissioni correlate si sono via via ridotte. Di conseguenza, il contributo delle emissioni inquinanti prodotte dagli apparecchi e dagli impianti di riscaldamento ha assunto un peso relativo sempre maggiore. segue...

Quale tra i presidenti USA è il più 'petroliere'?

La Tabella mostra la crescita media annua della produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti durante i diversi mandati presidenziali, da Eisenhower ad Obama.

 

  • Sotto la presidenza Obama, gli Usa hanno conosciuto il più grande aumento della produzione petrolifera da Eisenhower in poi
  • E’ in quegli anni che si dispiega appieno la shale revolution, di certo non impedita a livello governativo
  • La Conversione di Obama sulla strada di Parigi è stata tardiva nonostante le sua reiterata posizione sul riscaldamento globale, ritenuto una “catastrofe irreversibile”
  • La COP15 tenutasi a Copenaghen è fallita proprio per il rifiuto degli USA a raggiungere un accordo in materia di ulteriore riduzione delle emissioni
  • Obama è sempre stato dipinto come un presidente pro-ambiente; siamo sicuri che lo sia stato davvero?

Il sistema energetico americano

Dopo l’elezione di Donald Trump, tra i settori in cui maggiori potrebbero essere gli effetti dirompenti dello status quo e di tendenze date per consolidate, come la super attenzione all’ambiente, quello dell’energia occupa senza dubbio un posto di primo piano. Non a caso, infatti, è subito partita la ridda di indiscrezioni su nomi legati al mondo degli idrocarburi per posti chiave nella nuova amministrazione statunitense. Dall’ex governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, nota sostenitrice dello slogan "drill, baby, drill", per l'Agenzia delle Risorse Naturali ad Harold Hamm, fondatore di Continental Resource, la compagnia che estrae gas e petrolio dal giacimento non convenzionale di Bakken, e Forrest Lucas di Lucas Oil per le deleghe come Segretari agli Interni e, proprio, all’Energia. ... segue

Make America Energy Independent, Again (and Again)

Gli Stati Uniti rincorrono l’obiettivo, tanto ambito e quanto sfuggente, dell’indipendenza energetica almeno dagli anni Settanta, quando le fluttuazioni del prezzo del greggio e le profonde trasformazioni del mercato energetico contribuirono a trascinare il paese in una prolungata crisi economica. Le lunghe code ai distributori di benzina di fine decennio furono il simbolo più evidente della dipendenza del paese da fonti petrolifere estere.

Il modo in cui i presidenti hanno tentato di placare la tradizionale sete di energia del gigante americano – che ancora oggi consuma annualmente più di quanto facciano assieme Unione Europea e Russia – ha avuto negli anni ripercussioni importanti non solo sull’economia e l’ambiente statunitense ma anche sugli orientamenti internazionali, reindirizzando investimenti, stimolando o scoraggiando innovazione e, più in generale, influenzando il dibattito e la cooperazione globale sui temi legati al cambiamento climatico. ... segue

Le scelte energetiche di Trump avranno più implicazioni all’estero che all’interno degli Usa

Nell’ultimo secolo due presidenti americani hanno radicalmente cambiato le regole del gioco. Con Roosevelt (1933-1945), il governo federale aumentò in notevole misura il proprio ruolo e fu parte attiva nella realizzazione del compromesso keynesiano tra industria e sindacati. I successori di Roosevelt si limitarono a ritocchi o ad aggiornamenti del nuovo assetto istituzionale, senza alterarne le strutture portanti, fino alla presidenza Reagan (1981-1989), che diede al sistema americano un’impronta neoliberista, di cui è stata parte integrante la rimozione di molti dei vincoli posti da Roosevelt al funzionamento dei mercati finanziari. Rimozione completata durante l’amministrazione Clinton. ... segue

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