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ARCHIVIO | 56 ARTICOLI

Il futuro dell’elettricità spiegato in sei punti

Elettricità Futura ritiene che lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, unitamente all’evoluzione tecnologica, alla dismissione degli impianti termoelettrici più inquinanti ed allo switch dal carbone a gas naturale, consentiranno una radicale decarbonizzazione del settore energetico italiano, garantendo al contempo sicurezza degli approvvigionamenti e competitività.

Lo scenario al 2030 sarà determinato dall’effetto simultaneo di diversi fattori che delineeranno un processo di transizione in grado di valorizzare i punti di forza del nostro settore elettrico. 

ETS: un meccanismo in costante manutenzione

Il processo di decarbonizzazione sul territorio europeo è imprescindibile dalle regolamentazioni relative al sistema ETS (Emission Trading Scheme), il cui obiettivo principale è incentivare la riconversione degli impianti industriali dell’eurozona verso fonti energetiche a minore intensità di carbonio. In estrema sintesi, questo sistema cap-and-trade fissa un tetto massimo alle emissioni annuali consentite e, qualora un determinato impianto inquini più di quanto gli venga concesso, dovrà compensare questo squilibrio investendo nella produzione pulita degli impianti più virtuosi (concretamente acquistandone i permessi di emissione di questi ultimi, che ne avranno in eccedenza, avendo emesso meno di quanto per loro stabilito).

Autobus 100% elettrici: il caso di Torino

Dalle parole ai fatti. Per la prima volta, in una città italiana, è entrata in servizio una flotta di autobus senza motore a scoppio. È successo a inizio ottobre a Torino, dove 23 nuovi autobus elettrici da 12 metri garantiranno il servizio giornaliero senza necessità di ricarica in linea.

I 23 veicoli sono stati prodotti dall’azienda cinese BYD, nello stabilimento cinese di Shenzhen, di questi, 20 sono stati destinati al Gruppo Torinese Trasporti (GTT) e 3 alla Servizi Urbani Novaresi.

G7 Ambiente all'ombra di Trump, anzi dell'America

Il G7 sull’Ambiente si è svolto dopo la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Si tratta di una decisione che ha portata storica e che, inevitabilmente, ha proiettato un’ombra sinistra sul G7 di Bologna, ridimensionandone la valenza. Con monotona circolarità, la storia si ripete: Trump sta all’accordo di Parigi come George W. Bush sta al Protocollo di Kyoto. Entrambi rifiutano un accordo che la comunità internazionale reputa epocale per la lotta al cambiamento climatico: eccessivo lo sforzo per la maggiore potenza del mondo, iniqua la distribuzione dei tagli.

Trump ritira gli USA dall'Accordo di Parigi: sei ragioni per rimanere ottimisti

La decisione del Presidente Trump di far uscire gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi è stata deludente, se non inaspettata, per molti leader di governo, uomini d’affari e cittadini statunitensi impegnati nella lotta al cambiamento climatico. Si ricorda infatti che la leadership USA fu cruciale durante le fasi negoziali dell’Accordo. Tuttavia, anche se il ritiro degli Stati Uniti costituirà una perdita, non rappresenterà la fine dell’innovazione e dei progressi degli USA in materia di clima.

Di seguito sei ragioni per rimanere ottimisti: 

La scienza, non l'ideologia, deve stare alla base delle strategie per il clima

La decisione di Trump riguardo l’accordo di Parigi ha scatenato sui media reazioni contraddistinte da un livello di disinformazione inimmaginabile. Viene dato per scontato che il riscaldamento della Terra di circa 1°C dal 1750 ad ora sia quasi totalmente imputabile alle emissioni di CO2 conseguenti l’uso dei combustibili fossili, ipotesi nota come Anthropogenic Global Warming- AGW. Si confondono inquinanti e gas serra e si afferma che i cosiddetti fenomeni estremi siano aumentati di intensità e di frequenza in questi ultimi decenni. Basterebbe il riferimento ai rapporti dell’IPCC, ente pur certamente propenso all’ipotesi AGW, per sconfessare queste asserzioni.

Cambiamenti climatici: intervista a Carlo Carraro

La ricerca scientifica sul clima fatica a trovare spazio sui media destinati al grande pubblico. In questo quadro, quale è stato il ruolo svolto dall’IPCC?

Sappiamo che i media faticano a dare spazio al tema dei cambiamenti climatici, che deve necessariamente fare i conti con la concorrenza di notizie ritenute più attraenti e sensazionali, in grado di suscitare maggior interesse dei lettori e degli utenti. Si rischia quindi di parlare di clima in poche occasioni, spesso collegate ad eventi contingenti: nel caso di eventi climatici estremi da una parte e di grandi eventi internazionali sul tema dall’altro.

La SEN e la sfida del settore non-ETS

La bozza di Strategia Energetica Nazionale (SEN) recentemente presentata dal MiSE e dal MATTM, come era prevedibile, è fortemente raccordata con gli obiettivi che l’Europa si è data al 2030 con il Piano Clima Energia nell’ambito dell’Unione per l’Energia, in termini di riduzione di CO2, percentuale di impiego di fonti rinnovabili e riduzione del consumo grazie a misure di efficienza energetica.

In particolare, per quanto riguarda la riduzione di CO2, il Piano fissa uno specifico obiettivo sia sulle emissioni dei settori ETS (-43% rispetto al 2005) sia sulle emissioni del non-ETS (-30%).

Oltre l'Emissions Trading Europeo: verso un mercato globale delle emissioni?

L’Emissions Trading Schemes europeo è il più grande mercato dei gas serra attualmente esistente, ma non è l’unico: attualmente altri 17 sono in funzione nel mondo. Prima di introdurre i vari sistemi, si delineerà un breve excursus sul funzionamento dei mercati delle emissioni.

Un sistema di Emissions Trading (ETS) è un mercato artificiale in cui vengono scambiati “titoli di emissione”, con lo scopo di limitare le emissioni totali di alcune sostanze o gas. A definire il tetto massimo (o cap), considerato accettabile, è un organismo governativo o un’organizzazione riconosciuta dallo Stato, sulla base di decisioni politiche e generalmente seguendo un trend di decrescita negli anni.

Possibile riformare ETS o meglio carbon tax?

Che giudizio dare dello sforzo in atto per riformare l’Emissions Trading? Indubbiamente le proposte approvate a maggioranza dai Ministri dell’Ambiente il 28 febbraio rappresentano un miglioramento. Va rilevato peraltro che, come è già accaduto negli ultimi anni, l’Italia ha votato contro, allineandosi con la Polonia piuttosto che con i paesi più virtuosi.

Per capire se questo strumento potrà essere risollevato dallo stato comatoso in cui versa occorrerà però vedere come andrà la trattativa con la Commissione e il Parlamento europeo. Tra le misure approvate va segnalato il raddoppio dal 12% al 24% del tasso con cui la Market Stability Reserve (MSR), la riserva stabilizzatrice del mercato di carbonio, assorbirà le eccedenze contribuendo a ridurre sul medio periodo l’eccesso di quote, che ha raggiunto l’incredibile valore di 3 miliardi di tonnellate.

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