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Ombrina Mare: vince chi urla più forte

In poche classifiche nazionali l'Abruzzo occupa posti di vertice: una di queste è quella stilata annualmente dal Nimby Forum. È una costante il No a prescindere: all’estrazione di idrocarburi on/offshore, alla produzione energetica anche rinnovabile, alle reti distributive (elettrodotti e gasdotti), alle antenne, a impianti di trattamento rifiuti, a insediamenti industriali, a centri commerciali, perfino di recente ad un impianto per la cremazione di salme.

Stimiamo in circa 3 mld. di euro il valore dei progetti fermi o persi, con almeno 15.000 posti di lavoro potenziali non attivati.

Si può datare l’inizio del fenomeno intorno al 2007, quando nacque un movimento per contrastare la realizzazione ad Ortona di un Centro Oli dell’Eni. Lo stop al progetto (deciso anche per ragioni economiche) ha animato la consapevolezza che con una forte pressione sociale e mediatica si potesse ottenere un doppio risultato: bloccare i progetti ed assumere un ruolo di orientamento dell’opinione pubblica utile per diversi scopi, anche politici.

Le lobby sono ancora quelle petrolifere?

Ha suscitato abbastanza stupore la vicenda del blocco della TAP (Trans Adriatic Pipeline) che dovrebbe portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, viene bloccato perché dovrebbe attraversare degli uliveti secolari. Il progetto prevede che circa 180 ulivi siano momentaneamente spostati in un’area apposita e poi, una volta installato il gasdotto ad una certa profondità, ripiantati esattamente nello stesso posto. Non si tratta di un’operazione nuova. Per la costruzione di un ramo dell’acquedotto pugliese, si è fatta la stessa operazione di spostamento di ben 2.500 ulivi, senza alcun clamore e con il consenso sia della popolazione che delle autorità regionali e locali.

Contro il NO meglio comunicare o restare in silenzio?

In una società che sta attraversando una profonda fase di trasformazione, fenomeni come il Nimby sono la punta dell’iceberg di un disagio che investe il tema della rappresentanza.

Per rispondere a questa crisi, alcuni Paesi europei hanno da tempo e progressivamente adottato strategie, pratiche, modalità nuove di dialogo tra i diversi tessuti vitali della società, come dimostrano gli esempi della Danimarca, dove a breve entrerà in funzione il termovalorizzatore Amager Resource Centre sul cui tetto sarà possibile sciare, o ancora il caso nel 2011 delle cittadine svedesi di Oskarshamn e Östhammar che si sono a lungo contese la realizzazione di un deposito di scorie nucleari.

Non è Nimby. È difesa dello status quo

Il Nimby Forum® è l’unico Osservatorio nazionale che monitora in maniera puntuale le opposizioni a opere di pubblica utilità e insediamenti industriali, in costruzione o ancora in progetto. L’ultimo caso, in ordine di tempo, quello del gasdotto TAP tra Grecia e Italia, osteggiato in Puglia. Una protesta montante, più mediatica che reale a dire la verità.

Ma andiamo con ordine. Il Paese in questi anni è mutato, ma non certo in positivo: il PIL è rimasto al palo, cresciuto solo del +1,8% complessivo in 10 anni, e il debito pubblico è cresciuto del 132%. Altri dati sono in qualche modo confortanti: nell’ultimo semestre 2016, l’occupazione e il fatturato industriale segnano una ripresa rispetto all’anno precedente. Siamo ancora l’ottava potenza mondiale, insomma.

Perde chi si oppone al cambiamento

Intervista al Prof. Carlo Andrea Bollino (Presidente AIEE, Università degli Studi di Perugia)

Consultazioni, audizioni, convegni con gli esperti. Il governo sembra aperto alle opinioni di tutte le realtà del settore energetico. Quali sono le tematiche a cui lei darebbe priorità nella nuova Strategia Energetica Nazionale?

L’Italia ha ottenuto una sensibile riduzione delle emissioni di CO2 che continuerà a manifestarsi anche nei prossimi anni, ma probabilmente a ritmi inferiori rispetto a ciò che richiederebbe l’uniformità agli obiettivi europei. Dunque, la Nuova Strategia Energetica Nazionale dovrà scegliere le alternative più efficienti per centrare gli obiettivi al 2030.

Su quali temi dell’energia l’Italia si è mossa male negli ultimi anni?

Quanto realizzato sino ad oggi, seppur influenzato fortemente dalla bassa crescita economica, costituisce un ottimo spunto. Tuttavia, nelle scelte di politica energetica effettuate si possono individuare diverse possibilità di miglioramento. C’è stata confusione nel capire dove applicare gli strumenti di prezzo e quelli di quantità secondo le loro potenzialità relative.

Mobilità, climatizzazione e efficienza degli edifici: come andrebbero affrontati nella SEN

Intervista al Prof. Edoardo Croci (Università Bocconi, IEFE)

Mobilità: sembra essere il fronte più caldo negli ultimi tempi, una contrapposizione tra i fronti petrolifero, elettrico e del gas. Nel breve medio termine il Ministero pare indicare una preferenza per il gas, relegando l’elettrico più sullo sfondo. Cosa può fare in questo senso la SEN?

Il fronte della mobilità e dei trasporti è uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi internazionali previsti dall’Accordo di Parigi. La direzione che tutti i Paesi dovranno seguire, in primo luogo quelli sviluppati come l’Italia, è quella di andare verso una progressiva elettrificazione del parco circolante e parallelamente verso una maggiore produzione di elettricità da energia rinnovabili. Si tratta però di un percorso definito sul lungo periodo, con orizzonte 2030-2050. Nel breve-medio termine si possono seguire anche altre traiettorie: in Italia, il gas può rivestire un ruolo importante ed essere la strada più facile da percorrere da un punto di vista economico.

La Strategia energetica italiana nel contesto europeo

La decisione del Ministro dello Sviluppo Economico di definire una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), oltre a richiedere l’armonizzazione con la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (1) prevista dal Collegato ambientale e in via di elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente

- dalla presentazione del “Winter Package”, che Commissione, Parlamento e Consiglio europei si sono impegnati a trasformare in proposte operative entro il 2017;

-dall’obbligo per gli Stati membri di presentare nel 2018 il Piano clima-energia, contenente sia obiettivi al 2030 coerenti con quelli su energia e decarbonizzazione dell’Unione europea, sia una proiezione al 2050, in modo da consentire alla Commissione di verificarne la congruenza con gli obiettivi europei e, se del caso, chiedere agli Stati membri le correzioni che consentano di addivenire al Piano finale entro il 2019. Piano per il quale il documento di governance del “Winter Package” ha definito vincoli e linee guida molto stringenti.

SEN, una cronologia ragionata

I primi accenni a un aggiornamento della Strategia energetica nazionale (Sen) varata nel 2013 dal governo Monti emersero nel dibattito pubblico quasi un anno fa, lo scorso giugno, per bocca della vice presidente della Camera Marina Sereni, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Autorità per l’energia.

In precedenza, all’inizio di maggio del 2016, erano state le associazioni “gasiste” Anigas e Assogasa porre la questione di una ridefinizione della Sen per inquadrare il ruolo del gas e dare certezza agli investitori, soprattutto in considerazione della sempre più serrata concorrenza dell’elettrico e della particolare attenzione dedicata dal regolatore proprio al vettore elettrico.  

Un tema, questo della concorrenza tra elettrico e gas negli usi finali, che è rimasto come un filo rosso nell’intero dibattito dipanatosi negli ultimi dodici mesi. E in estate il primo contributo spontaneo alla definizione del nuovo documento, quello del Coordinamento Free, metteva al centro proprio la questione della mobilità elettrica.

Certificati bianchi: il punto sullo schema

L’Italia ha tre schemi statali per l’incentivazione degli interventi di efficienza energetica: i certificati bianchi, le detrazioni fiscali e il conto termico. Gli ultimi due sono mirati agli edifici e specializzati rispettivamente sul settore privato e pubblico (per quanto il conto termico comprenda anche il privato per interventi legati alle fonti rinnovabili termiche, come solare termico, pompe di calore e caldaie a biomasse).

Efficienza energetica: una proposta inadeguata e punitiva

Le modifiche proposte dalla Commissione UE alla Direttiva 2012/27/UE  per adeguare l’obiettivo di efficienza energetica all’orizzonte 2030 e per estendere l’obbligo per gli Stati membri di realizzare un risparmio annuo dell’1,5% in relazione ai consumi finali di energia forniscono l’occasione per valutare i risultati delle politiche di miglioramento dell’efficienza energetica fin qui adottate in Italia e in Europa. Secondo gli Amici della Terra, che hanno prodotto un proprio documento, la proposta della Commissione, per i paesi più virtuosi come l’Italia, si rivela allo stesso tempo, inadeguata e punitiva.

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