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SEN: per il gas ancora un ruolo da protagonista. Il punto di vista di Assogas

ASSOGAS ha accolto con molto favore il processo di aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale (SEN) promosso dal MiSE in quanto rappresenta un’importante occasione per fare chiarezza su come il nostro Paese intenda affrontare il percorso per la decarbonizzazione ed il raggiungimento dei target ambientali definiti dalla UE anche nel medio-lungo termine (obiettivi operativi al 2030 e linee di tendenza al 2050).

Intervista all'Assessora dell'Industria Regione Sardegna - Il commento sulla metanizzazione della Sardegna

Nel piano energetico della Regione Sardegna ci sono sia il rigassificatore che gli stoccaggi. Davvero saranno perseguite entrambe le strade?

Il modello di metanizzazione della Sardegna elaborato nel Piano Energetico Regionale e sancito dal Patto per la Sardegna siglato col Governo nel luglio del 2016 è basato su sistemi di stoccaggio isolati, sistemi di stoccaggio con annesso impianto di rigassificazione di piccola taglia e una dorsale regionale che si approvvigiona dagli stessi rigassificatori. In questo quadro spetta alle imprese fare le proprie scelte di investimento.

La nuova Strategia energetica nazionale ed il ruolo del GPL e del GNL. Il punto di vista di Assogasliquidi

La recente presentazione da parte dei Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente delle linee guida che vengono poste alla base della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta un primo tassello importante per svolgere alcune considerazioni sul ruolo del GPL e del GNL nel panorama energetico ed ambientale del nostro Paese.

In quest’ottica, sicuramente una delle novità più rilevanti – dopo la stesura della SEN del 2013 – è rappresentata dallo sviluppo del mercato della distribuzione del GNL a mezzo serbatoi di stoccaggio per gli impieghi del prodotto nel trasporto (terrestre e marittimo), negli usi industriali e nelle reti isolate.

Quale ruolo per il gas naturale nella SEN? Il punto di vista di Anigas

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta un importante strumento per lo sviluppo del settore: in un contesto di profonda evoluzione dei mercati energetici, è oggi attuale l’esigenza di creare un nuovo quadro di riferimento certo e stabile – soggetto ad aggiornamento/adeguamento periodico – affinché l’industria possa orientare le proprie scelte di investimento basate su criteri di mercato, anche nel lungo periodo.

A tal fine, è essenziale che la SEN parta da una chiara impostazione di governance nell’ambito della quale il Governo definisca le scelte strategiche e queste siano poi attuate concretamente e coerentemente dalle altre Istituzioni coinvolte con una chiara definizione delle rispettive competenze (legislative, governative, regolatorie e amministrative).

La SEN 2017 e il settore del gas

Nel periodo dei PEN (prima “programmi” poi “piani” energetici nazionali) dal 1975 al 1988, le critiche più ricorrenti erano che i PEN si concentravano troppo sul settore elettrico ed erano inutili perché lo scarto tra i piani e i fatti era enorme. Ma la concentrazione sul settore elettrico era spiegabile per due ragioni: 1) il maggiore contributo per ridurre la dipendenza dal petrolio (la preoccupazione centrale di allora) era atteso dalla modifica del combustibile usato nella produzione elettrica; 2) l’ENEL era controllato direttamente dal Governo che gli poteva indicare che cosa fare. A nostro parere poi, malgrado lo scarto tra programmi e realizzazioni, i PEN non erano inutili perché obbligavano il potere politico a dichiarare e a confrontarsi sulla direzione che voleva intraprendere in un’ottica di lungo periodo. 

Hera punta sul biometano partendo dalla raccolta differenziata

Un impianto in grado di trasformare circa 135.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata in 7,5 mil. di mc di biometano, combustibile rinnovabile al 100% che verrà immesso in rete sia per uso domestico sia per autotrasporto. Il tutto in un’ottica che rispecchia i valori dell’economia circolare. È quello che verrà realizzato entro il 2018 dal Gruppo Hera, prima multiutility in Italia ad avviare un progetto simile, grazie a un investimento di 30 di mil. di euro. L’impianto, sviluppato dalla controllata Herambiente, sorgerà a Sant’Agata Bolognese, in provincia di Bologna, nel sito di compostaggio già attivo, e al biometano affiancherà la produzione di 20.000 tonnellate di compost, un fertilizzante naturale di alta qualità.

Le lobby sono ancora quelle petrolifere?

Ha suscitato abbastanza stupore la vicenda del blocco della TAP (Trans Adriatic Pipeline) che dovrebbe portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, viene bloccato perché dovrebbe attraversare degli uliveti secolari. Il progetto prevede che circa 180 ulivi siano momentaneamente spostati in un’area apposita e poi, una volta installato il gasdotto ad una certa profondità, ripiantati esattamente nello stesso posto. Non si tratta di un’operazione nuova. Per la costruzione di un ramo dell’acquedotto pugliese, si è fatta la stessa operazione di spostamento di ben 2.500 ulivi, senza alcun clamore e con il consenso sia della popolazione che delle autorità regionali e locali.

Quello che la SEN non dice

Qualunque documento programmatico che miri ad avere valore strategico, come si sostiene per la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che si va elaborando, dovrebbe rispondere ad alcune condizioni.

Primo: fissare obiettivi di lungo termine che il Governo e Parlamento reputino di interesse generale e gli strumenti per conseguirli. Secondo: reggere al mutare delle dinamiche di mercato per loro natura contingenti e temporanee. Terzo: essere impermeabili al variare delle maggioranze politiche. In assenza di queste condizioni ogni strategia perde di credibilità non potendo certo costituire base di riferimento per decisioni d’impresa che necessariamente si proiettano in un arco di tempo di lungo periodo.

Gas: il Mediterraneo Orientale nel futuro dell'Italia

Negli ultimi anni, il Mediterraneo è tornato alla ribalta nel dibattito internazionale a seguito di una serie di scoperte di gas naturale nella parte orientale che potrebbero giocare un ruolo strategico per il futuro approvvigionamento europeo. Israele, Cipro ed Egitto sono i principali paesi interessati dai ritrovamenti ma nessuno di questi può sviluppare da solo le proprie risorse energetiche. L’Italia e il sistema di imprese nazionali hanno le capacità per esportare il know-how e l’esperienza, potendo fare affidamento sia sulla vicinanza geografica che sulla presenza storica nell’area. Cogliere questa opportunità di investimento dovrebbe essere un obiettivo strategico per il nostro paese, specie in considerazione del ruolo che il gas naturale è atteso svolgere nel processo di transizione energetica.

Ravenna: la capitale italiana dell'Oil&Gas alla prova della transizione energetica

Intervista all’Ing. Renzo Righini, Presidente OMC

La zona portuale e industriale di Ravenna ospita un importante indotto di imprese considerate eccellenze a livello internazionale nell’ambito dei servizi offshore Oil&Gas. Ci può raccontare come nasce e quali sono stati i fattori di successo del suo sviluppo? 

Il settore nasce all’inizi degli anni ‘60 a seguito delle prime esplorazioni minerarie al largo del porto di Ravenna. Da allora, quest’area ha attratto numerosi investimenti Oil&Gas che hanno ampliato la zona interessata dalle attività estrattive in Adriatico – che oggi si estende in un perimetro che va dal Delta del Po fino a Pescara. Ciò ha accresciuto l’interesse verso Ravenna, tanto da portare compagnie come Saipem ed Eni a stanziare in questo territorio le basi logistiche e di controllo delle proprie operazioni nel Mediterraneo.

L'industra Oil&Gas in Italia: know-how, tecnologia e rispetto dell'ambiente

Intervista all’Ing. Sergio Polito, Presidente Settore Beni e Servizi Assomineraria

L’industria Oil&Gas italiana. Un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, che opera in ogni angolo del mondo ma che spesso fatica ad operare in Italia. Quali sono i tratti distintivi del settore B&S nazionale?

Know-how, tecnologia d’avanguardia, innovazione, rispetto dell’ambiente e del territorio. Queste alcune delle caratteristiche che accomunano le società della filiera dell’Oil&Gas, fiore all’occhiello del reparto industriale italiano. Queste aziende, di fama internazionale, operano sia all’estero che in Italia, ma nel nostro Paese a causa di quadro normativo non del tutto stabile e frammentario negli ultimi decenni è diventato sicuramente molto difficile operare.

La rinascita dell'Oil&Gas italiano riparte dall'Adriatico

‘Transizione verso un mix energetico sostenibile: il contributo dell’industria dell’Oil&gas’: il titolo dell’edizione 2017 dell’Offshore Mediterranean Conference (OMC), che è ospitata a Ravenna dal 29 al 31 marzo, può essere già considerata una dichiarazione ‘politica’. Gli stati generali dell’Oil&Gas si riuniscono per ufficializzare che il futuro della produzione energetica avrà due protagonisti: da una parte, inevitabilmente, le rinnovabili e dall’altra il gas naturale.

Il contributo delle compagnie Oil&Gas nel raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici

Nel settembre 2015, i governi di tutto il mondo hanno adottato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDG) e, pochi mesi dopo – a dicembre - hanno firmato l’Accordo di Parigi. Queste azioni sono la riprova del rafforzamento del consenso globale circa la necessità di frenare il cambiamento climatico indotto dalle attività antropiche e di promuovere uno sviluppo sostenibile su scala mondiale. I due concetti sono infatti strettamente legati: l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico va inquadrata nella cornice degli sforzi globali tesi a ridurre la povertà, promuovere la crescita economica, rispettare i diritti umani e di inclusione sociale.

L'industria del carbone negli USA: crisi e prospettive

Per oltre due secoli l’industria del carbone ha avuto un ruolo fondamentale nel tessuto produttivo statunitense. I giacimenti situati lungo la catena degli Appalachi hanno fornito, sin dagli albori dell’industrializzazione del paese, notevoli quantità di litantrace bituminoso e antracite di ottima qualità, alimentando il tessuto produttivo americano durante la prima età dell’oro del carbone (1880-1920). A partire dagli anni ‘70 del secolo scorso, il primo shock petrolifero, i conseguenti contraccolpi psicologici della notevole dipendenza energetica dall’estero nonché l’avvio di una nuova fase dei mercati delle commodities, che vede la progressiva affermazione delle compagnie nazionalizzate, l’aumento del potere dei cartelli produttivi e il ridimensionamento di quello delle IOCs e dei paesi consumatori, hanno innescato una rifioritura del settore carbonifero, che però ha riguardato soprattutto i depositi situati a occidente, nel bacino strutturale del Powder River, tra il Wyoming e il Montana. 

TAP e il gas russo: facciamo passare chi ce lo chiede

Mario Michele Elia è da meno di un anno il country manager di TAP per l’Italia. Per quanto “nuovo” al settore Oil&Gas, ha una grande esperienza nel campo delle infrastrutture: nelle Ferrovie dello Stato, dove ha lavorato per quarant’anni concludendo la sua carriera prima come amministratore delegato di RFI e poi amministratore delegato dell’intero gruppo. Oggi si occupa della realizzazione degli ultimi 8 km e del terminale di ricezione del gasdotto destinato ad aprire la strada del mercato europeo al gas proveniente da un’area estremamente ricca in riserve, prime fra tutte quelle azere del giacimento di Shah Deniz.

Stati Uniti: Trump, i gasdotti, la politica estera

Nell’ultimo decennio, l’industria del gas è stata interessata da cambiamenti di grande portata, che non hanno precedenti nella storia recente. La shale gas revolution negli Stati Uniti, la crescita del commercio mondiale di GNL e la costruzione di gasdotti e infrastrutture di trasporto stanno trasformando questa fonte fossile in una commodity sempre più globale. Grazie ai progressi tecnologici, gli USA sono riusciti a sfruttare appieno le riserve interne di gas non convenzionale e a modificare profondamente la loro performance produttiva. Le riserve provate, infatti, sono raddoppiate, passando dai 5.800 mld mc del 2005 ai 10.400 del 2015, mentre la produzione è progressivamente aumentata, tanto che nel 2011 hanno superato la Russia come principale produttore di gas.

Il TAP è davvero strategico?

Il gasdotto trans-adriatico o TAP (Trans-Adriatic Pipeline) porterà 10 mld mc di gas azero in Europa a partire dal 2020. Mentre la costruzione procede senza grandi ostacoli negli altri paesi attraversati dall’infrastruttura, i toni del dibattito su TAP sono molto accesi in Italia, nonostante il nostro paese sia interessato solo da 8 km di un tracciato che ne misura ben 878.

Questo articolo si propone di mettere in prospettiva il valore strategico di questo progetto, nonché il possibile impatto sui mercati interessati e i contorni dell’ingarbugliato conflitto giuridico tra diverse istituzioni del nostro paese.

Gasdotti: la Russia guarda ad Est, l'Europa a Sud

Le sanzioni varate dall’Europa contro la Russia hanno creato le condizioni per un riassetto globale degli approvvigionamenti energetici. Mosca ha iniziato a guardare a est, ipotizzando di dirottare gran parte delle sue risorse verso la Cina, e gli europei stanno cercando di cogliere la palla al balzo per rendersi indipendenti dal Cremlino.

Il TAP e il TANAP, i due gasdotti che potrebbero collegare direttamente l’Italia con il Caspio, sembrano essere in via di realizzazione. L’idea è quella di portare il gas del giacimento azero di Shah Deniz prima in Turchia (TANAP) 

La geopolitica del gas e gli equilibri europei

Barack Obama lascia al continente europeo un’eredità politica scottante, su cui, almeno per il momento, l’amministrazione Trump non sembra interessata a intervenire. La dottrina Obama ha teorizzato – e praticato – l’uscita degli Stati Uniti da quelle aree dove considerava dannoso l’utilizzo diretto della forza per la preservazione del potere e del prestigio americani e lo spostamento degli interessi strategici del paese verso il quadrante Asia-Pacifico. Contestualmente, l’Europa ha assistito alla crescita dell’idra jihadista, alla trasformazione in emergenza dei flussi migratori e alla messa in discussione del progetto di integrazione europea (Brexit, progressiva affermazione di partiti anti-europeisti). Dall’ambiente internazionale circostante, d’altro canto, non sono arrivati segnali più tranquillizzanti.

Il punto di vista dell'AIE

Gli scenari energetici commentati da Laura Cozzi

Nel WEO-2016 si dice piuttosto apertamente che il gas e le rinnovabili saranno i protagonisti dei prossimi 25 anni, in sostituzione del carbone, che è stato la star del quarto di secolo precedente. E' tramontata l'era del petrolio?

Guardando ai prossimi 25 anni, la crescita della domanda rallenta grazie al ruolo dell`efficienza energetica e le tecnologie low-carbon, in particolare eolico e solare, guideranno la transizione energetica, insieme al gas…

Questa fase di prezzi bassi del greggio durerà ancora a lungo? E' in grado di minacciare l'ulteriore sviluppo di tecnologie per la produzione di energia rinnovabile e dell'industria dello shale oil?

 WEO-2016 indica che, nello scenario di riferimento il prezzo e' destinato a salire per garantire il bilanciamento del mercato al 2020 e la  volatilita' dei prezzi destinata ad aumentare…

Le rinnovabili avranno un ruolo di tutto rilievo in questo periodo di transizione energetica. In quali settori avverrà maggiormente la loro espansione: trasporti, consumi domestici o industria?

 Nei nostri scenari, il contributo delle rinnovabili cresce in tutti i settori, ma i maggiori passi avanti si notano nel settore di produzione di energia elettrica…

Il settore dei trasporti continuerà a essere dominato dal petrolio oppure Gnl, biocarburanti e auto elettrica riusciranno a ritagliarsi uno spazio proprio?

 Il petrolio continuerá ad essere la risorsa maggiormente utilizzata nel settore dei trasporti. Da 92% del consumo attuale (2014) scenderá a 87% nel 2040 nel nostro scenario principale, mentre veicoli elettrici e biocarburanti cresceranno…

Quale è il reale peso della finanza nell'ambito dei meccanismi di formazione del prezzo del petrolio?

 Nel medio-lungo periodo, la formazione del prezzo del petrolio dipende dalle dinamiche di domanda e offerta. L`attuale basso livello del prezzo del petrolio è determinato dalla situazione di oversupply sul mercato…

Il taglio degli investimenti da parte delle compagnie petrolifere degli ultimi due anni è un pericolo per i paesi consumatori o la diversificazione dei mix energetici li ha messi nelle condizioni di reagire a eventuali corti di offerta senza shock? 

Il taglio degli investimenti, seguito al calo dei prezzi delle commodities, rimane un problema per la stabilità e la sicurezza del mercato energetico globale, soprattutto perchè legato alla necessità di bilanciare il declino produttivo…

Riscaldamento domestico e polveri fini: lo studio Innovhub

In passato, fino agli anni ’80, si pensava che l’inquinamento atmosferico fosse esclusivamente legato al traffico ed alle industrie; negli ultimi anni è emerso in maniera sempre più evidente il peso che il riscaldamento ha nell’inquinamento dell’aria. In effetti, quando le grandi città erano circondate dalle grandi fabbriche e dalle loro ciminiere e quando le auto erano alimentate da carburanti ricchi di zolfo e di piombo, le caldaie dei condomini sembravano l’ultimo dei problemi, benché molto più inquinanti di quelle di oggi, mentre le stufe e i camini usati principalmente in campagna non erano neanche presi in considerazione. Col passare degli anni abbiamo assistito alla scomparsa di molte grandi fabbriche e quelle che restano sono state sottoposte a vincoli ambientali sempre più stringenti. Anche il settore automobilistico ha vissuto un periodo di costante miglioramento ambientale con l’introduzione di nuove tecnologie: infatti, nonostante l’incremento dei veicoli circolanti e alcuni aspetti critici, emersi anche dai recenti scandali, le emissioni correlate si sono via via ridotte. Di conseguenza, il contributo delle emissioni inquinanti prodotte dagli apparecchi e dagli impianti di riscaldamento ha assunto un peso relativo sempre maggiore. segue...

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